Mondo al rovescio

Coronavirus, la ribellione degli over 60: «Noi chiusi in casa? Una follia»
Protesta contro l’ipotesi di esonerare dal lavoro in ufficio di 17 milioni e 600.000 cittadini. Il presidente emerito della Corte Consulta: «Idea incostituzionale»
ll’inizio, a dire il vero, era girata voce di una prorogatio, istituto che in Italia è spesso declinato all’infinito biblico, agli ottantenni ed oltre. E già quell’ipotesi, che avrebbe toccato quasi quattro milioni e mezzo di italiani, aveva fatto saltar su i più combattivi veterani tipo l’avvocato Raffaele Della Valle: «Alla prima udienza utile dopo il 3 maggio sarò in tribunale a fare il mio mestiere. Se mi fermeranno chiederò lo stesso provvedimento per tutti i coetanei ai vertici delle istituzioni, della Corte Costituzionale, della politica...». Poi la platea dei possibili isolati in casa, stando alle parole del ministro Francesco Boccia che ipotizzava la proroga fin dentro l’estate col coinvolgimento degli studenti «che prenderanno la Maturità e che potrebbero essere arruolati per i servizi essenziali nelle loro città, ad esempio la consegna della spesa o i servizi agli anziani», è sembrata allargarsi ai settantenni. Cioè a dieci milioni e 300mila persone pari al 17% del totale. Fino a gonfiarsi ancora, nell’ipotesi Colao, fino ai sessantenni. Con l’esonero dal lavoro fuori casa, al momento della ripresa (fatto salvo l’home working già oggi, ovviamente, consentito) di 17 milioni e 600.000 cittadini. Pari al 29% della popolazione. Un terzo. Ma ha un senso? Certo, l’ultimo bilancio ufficiale dell’Istituto superiore di sanità sui morti per fasce d’età, fornito ieri, dice che solo 1.037 defunti su 22.587, cioè uno su ventuno, avevano meno di sessant’anni. Ma, come hanno spiegato mille volte gli esperti in queste settimane, nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di persone più esposte perché già indebolite da altre malattie.

 

La bocciatura di Cassese
L’ipotesi d’una quarantena a oltranza basata sull’età «è una follia», spiega Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale: «L’articolo 16 della Costituzione che riguarda la libertà di circolazione dice che si possono stabilire dei limiti con una legge in via generale. E “in via generale” vuol dire che non si possono fare eccezioni. Non è che puoi dire questa categoria sì quest’altra no. La ratio dell’esclusione di persone sopra una certa età è quella che sono più fragili, più aggredibili, perché ci sono fenomeni di co-morbilità. Se questa è la ratio, però, allora bisognerebbe anche escludere il trentenne iperteso, il quarantenne diabetico e così via. Di più: anche oltre i sessant’anni c’è tanta gente che sta benissimo. Conosco ottantenni che sono in piena forma. Che giocano a tennis... E allora?».

riteri mutevoli
E poi, chiede il demografo Gianpiero Dalla Zuanna, esiste davvero un criterio per definire un anziano? «Diciamo che il vecchio è colui cui probabilmente resta l’aspettativa di una quindicina di anni di vita. Ma anche questo è un criterio che cambia. Era ormai vecchio un uomo di 49 anni ai tempi dei Greci e dei Romani, fino grossomodo al 1300. Poi uno di 58 anni al momento dell’unità d’Italia, di 62 all’inizio del ‘900, di 65 nel 1967, 68 nel 1992, 72 nel 2017. E sarà vecchio nel 2042 chi ne avrà 76». Avviato, salvo pandemie, alla novantina. Di più: «Negli ultimi quarant’anni uno degli elementi più interessanti è l’iper-sopravvivenza delle élites. Ci sono vari studi che lo hanno riscontrato nei cardinali, nei professori universitari, più ancora negli accademici...». Come mai? Per molti motivi. Su tutti, l’ipotesi che chi allena quotidianamente la testa venga in qualche modo favorito.

L’insegnamento di Rita Levi Montalcini di Papa Francesco
«Dissento in base alla mia esperienza personale dall’affermazione che “chi loda la vecchiaia non l’ha vista in faccia”», scriveva Rita Levi Montalcini nel libro L’asso nella manica a brandelli, «questa fase della vita può essere vissuta in modo positivo e cioè nell’acquisizione di una visione più ampia e prospettica di quanto sia possibile negli anni della piena attività lavorativa». La chiamavano saggezza, un tempo. Forse nessuno è stato netto come sei anni fa Papa Francesco: «Quante volte si scartano gli anziani con atteggiamenti di abbandono che sono una vera e propria eutanasia nascosta! È l’effetto di quella cultura dello scarto che fa molto male al nostro mondo...». Ma attenzione a non perdere le radici. Gli anziani sono «alberi vivi, che anche nella vecchiaia non smettono di portare frutto».

L’appello a Mattarella
Una tesi non lontana da quella espressa, laicamente, si capisce, da oltre un centinaio di scrittori, filosofi storici, poeti, da Giorgio Agamben a Carlo Ginzburg, da Ginevra Bompiani a padre Enzo Bianchi, che si sono raccolti intorno a un appello da inviare al capo dello Stato, al premier, a vari ministri per manifestare il loro dissenso «nei confronti dell’eventualità di una disposizione limitativa della libertà personale, che volesse mantenere una fascia di persone ancora attive, in buona salute e in grado di dare ulteriori preziosi apporti alla nostra società, in una segregazione sine die solo in base al dato anagrafico, dell’appartenenza cioè a una fascia di età dai settanta anni in su...». Una «imposizione del tutto ingiustificata». Non solo perché «spesso l’età effettiva non corrisponde a quella riportata sui documenti». Peggio: «Una «reclusione sine die, anche in vista di un possibile eccessivo calore dell’estate in una città come Milano, già provata, metterebbe invece ad effettivo rischio la nostra salute con il protrarsi di una condizione di vita innaturale e anti igienica, quando proprio nella cosiddetta terza età l’aria aperta, il contatto con la natura, la socialità sia pure controllata e il movimento fisico, sono essenziali. Chiuderci in casa vorrebbe dire, perciò, minacciare e non proteggere la nostra salute».

Lo sfogo di Guido Gozzano
Come andrà a finire, dopo il 3 maggio, non si sa. Certo fa sorridere come l’idea degli anni che scorrono possa essere vissuta, di tempi in tempi, in maniera diversa. Basti rileggere lo sfogo lontano:

: «Venticinqu’anni!... Sono vecchio, sono vecchio!»
E ancora: «Venticinqu’anni!...
Ed ecco la trentina
/ inquietante, torbida d’istinti /
moribondi.... ecco poi la quarantina /
spaventosa, l’età cupa dei vinti /
poi la vecchiezza, l’orrida vecchiezza /
dai denti finti e dai capelli tinti...».

«Andare in pensione a 65 anni è ridicolo. A 65 anni avevo ancora i brufoli», sbottò George Burns, protagonista con Walter Matthau de I ragazzi irresistibili . Figuratevi se gli avessero chiesto a sessanta di restare recluso in casa in una proroga senza scadenza. Va da sé che la proposta buttata lì da Vittorio Colao, per quanto stoppata da Giuseppe Conte, sta sollevando ansie e proteste a non finire.

 

All' inizio, a dire il vero, era girata voce di una prorogatio, istituto che in Italia è spesso declinato all' infinito biblico, agli ottantenni ed oltre. E già quell' ipotesi, che avrebbe toccato quasi quattro milioni e mezzo di italiani, aveva fatto saltar su i più combattivi veterani tipo l' avvocato Raffaele Della Valle: «Alla prima udienza utile dopo il 3 maggio sarò in tribunale a fare il mio mestiere. Se mi fermeranno chiederò lo stesso provvedimento per tutti i coetanei ai vertici delle istituzioni, della Corte Costituzionale, della politica...».


TASK FORCE COLAO
TASK FORCE COLAO

 

raffaele della valle
Poi la platea dei possibili isolati in casa, stando alle parole del ministro Francesco Boccia che ipotizzava la proroga fin dentro l' estate col coinvolgimento degli studenti «che prenderanno la Maturità e che potrebbero essere arruolati per i servizi essenziali nelle loro città, ad esempio la consegna della spesa o i servizi agli anziani», è sembrata allargarsi ai settantenni. Cioè a dieci milioni e 300mila persone pari al 17% del totale. Fino a gonfiarsi ancora, nell' ipotesi Colao, fino ai sessantenni. Con l' esonero dal lavoro fuori casa, al momento della ripresa (fatto salvo l' home working già oggi, ovviamente, consentito) di 17 milioni e 600.000 cittadini. Pari al 29% della popolazione. Un terzo. Ma ha un senso?

Certo, l' ultimo bilancio ufficiale dell' Istituto superiore di sanità sui morti per fasce d' età, fornito ieri, dice che solo 1.037 defunti su 22.587, cioè uno su ventuno, avevano meno di sessant' anni.

Ma, come hanno spiegato mille volte gli esperti in queste settimane, nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di persone più esposte perché già indebolite da altre malattie. L' ipotesi d' una quarantena a oltranza basata sull' età «è una follia», spiega Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale: «L' articolo 16 della Costituzione che riguarda la libertà di circolazione dice che si possono stabilire dei limiti con una legge in via generale. E "in via generale" vuol dire che non si possono fare eccezioni.


FIORELLO

Non è che puoi dire questa categoria sì quest' altra no. La ratio dell' esclusione di persone sopra una certa età è quella che sono più fragili, più aggredibili, perché ci sono fenomeni di co-morbilità. Se questa è la ratio, però, allora bisognerebbe anche escludere il trentenne iperteso, il quarantenne diabetico e così via. Di più: anche oltre i sessant' anni c' è tanta gente che sta benissimo. Conosco ottantenni che sono in piena forma. Che giocano a tennis... E allora?».

 

 

 

 

 

Colao
COLAO

E poi, chiede il demografo Gianpiero Dalla Zuanna, esiste davvero un criterio per definire un anziano? «Diciamo che il vecchio è colui cui probabilmente resta l' aspettativa di una quindicina di anni di vita. Ma anche questo è un criterio che cambia. Era ormai vecchio un uomo di 49 anni ai tempi dei Greci e dei Romani, fino grossomodo al 1300. Poi uno di 58 anni al momento dell' unità d' Italia, di 62 all' inizio del '900, di 65 nel 1967, 68 nel 1992, 72 nel 2017.

Visite: 58

 

Trump suggerisce candeggina e ultravioletti come cura Ilarità sui social media; medici avvertono: pericoloso e ridicolo
Roma, 24 apr. (askanews) – Ilarità sui social media, ma dura presa di posizione degli esperti dopo che il presidente americano Donald Trump ha suggerito di valutare la somministrazione di ultravioletti e di iniezioni di disinfettante per curare i pazienti del Covid-19.Nel consueto briefing con la stampa, Trump ha preso la parola dopo che lo scienziato William N. Bryan, del Dipartimento per la sicurezza nazionale, aveva appena riferito dei test condotti dal governo su come luce solare e disinfettanti, tra cui candeggina e alcool, riescano a uccidere il coronavirus sulle superfici in soli 30 secondi. Il presidente ha quindi suggerito: “Supponiamo di colpire il corpo con una luce potente, anche con ultravioletti. Penso che tu abbia detto che non è stato testato, ma lo testeremo? E poi, supponiamo di portare la luce dentro il corpo, attraverso la pelle o in qualche altro modo. E poi vedo che il disinfettante lo uccide in un minuto. Non c’è un modo in cui si possa fare qualcosa del genere, iniettandolo all’interno o una sorta di pulizia?”.Secondo la ricostruzione fatta dai media americani, il presidente si è poi rivolto a Deborah Birx, la coordinatrice della risposta al coronavirus alla Casa Bianca, per chiederle se aveva mai sentito di un ricorso a “calore e luce” per curare il coronavirus. “Non come cura”, è stata la risposta, a cui il presidente ha replicato: “Credo sia una cosa da valutare”.Se su Twitter sono subito apparsi commenti ilari, molti esperti hanno subito lanciato moniti a non ricorrere a tali metodi, perchè pericolosi. Interpellato dalla Nbc, lo pneumologo Vin Gupta ha detto: “Questa idea di iniettare o ingerire qualsiasi tipo di prodotto detergente nel corpo è irresponsabile e pericolosa. E’ un metodo che le persone usano quando vogliono uccidersi”. Un altro pneumologo, John Balmes, ha detto a Bloomberg: “Anche solo inalare candeggina è la cosa peggiore da fare per i polmoni. Neanche una bassa diluizione di candeggina o alcol è sicura. È un concetto totalmente ridicolo”.

Visite: 59

Search