TASKFORCE

Cosa dice il piano Colao su digitale, 5G, startup In economia con il termine startup si identifica una nuova impresa nelle forme di un'organizzazione temporanea o una società di capitali in cerca di soluzioni organizzative e strategiche che siano ripetibili e possano crescere indefinitamente. e fintech La tecnofinanza, o tecnologia finanziaria è la fornitura di prodotti e servizi finanziari attraverso le più avanzate tecnologie dell'informazione e della comunicazione.  (e chissà cosa farà il governo)

Rispolverare il piano Industria 4.0. Alzare i limiti elettromagnetici del 5G. Aumentare le detrazioni per startup e pagamenti elettronici. Cosa dice il documento che il governo non vuole più

Rispolverare e aggiornare il programma Industria 4.0. Aumentare i limiti elettromagnetici del 5G. Rafforzare cloud pubblico e sicurezza informatica di Stato. Innalzare le detrazioni per startup e pagamenti elettronici. Investire sulle discipline Stem. Abbonda il lessico dell’innovazione tecnologica nella bibbia che l’ex amministratore delegato di Vodafone Vittorio Colao e gli esperti della sua task force lasciano in eredità al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che prima ha voluto avvalersi della consulenza del gruppo di tecnici e ora, riferiscono fonti ben informate a Palazzo Chigi, ha deciso di mandarlo in pensione in tutta fretta.

Nelle 121 schede del programma di iniziative per il rilancio Italia 2020-22, che Wired ha potuto consultare, si insiste sugli investimenti in innovazione per sostenere la ripartenza di imprese, lavoro, infrastrutture, ambiente, turismo, cultura, pubblica amministrazione, scuola, ricerca e famiglie dopo l’emergenza coronavirus. Tra la rispolverata di vecchi progetti, mandati in soffitta dall’alternarsi degli esecutivi, ritornelli usurati, idee di buon senso e l’indicazione di nuove direttrici, sono otto le aree di investimento in digitale del programma. Che ora, però, potrebbe rimanere lettera morta, perché Conte ha deciso di organizzare gli stati generali dell’economia per farsi consigliare su come uscire dalle secche della crisi legata al Covid-19. Ma cosa consiglia il piano Colao?

Vittorio Colao guida la task force per la Fase 2 (foto: Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images)

Rispolverare e aggiornare il programma Industria 4.0. Aumentare i limiti elettromagnetici del 5G. Rafforzare cloud pubblico e sicurezza informatica di Stato. Innalzare le detrazioni per startup e pagamenti elettronici. Investire sulle discipline Stem. Abbonda il lessico dell’innovazione tecnologica nella bibbia che l’ex amministratore delegato di Vodafone Vittorio Colao e gli esperti della sua task force lasciano in eredità al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che prima ha voluto avvalersi della consulenza del gruppo di tecnici e ora, riferiscono fonti ben informate a Palazzo Chigi, ha deciso di mandarlo in pensione in tutta fretta.

Nelle 121 schede del programma di iniziative per il rilancio Italia 2020-22, che Wired ha potuto consultare, si insiste sugli investimenti in innovazione per sostenere la ripartenza di imprese, lavoro, infrastrutture, ambiente, turismo, cultura, pubblica amministrazione, scuola, ricerca e famiglie dopo l’emergenza coronavirus. Tra la rispolverata di vecchi progetti, mandati in soffitta dall’alternarsi degli esecutivi, ritornelli usurati, idee di buon senso e l’indicazione di nuove direttrici, sono otto le aree di investimento in digitale del programma. Che ora, però, potrebbe rimanere lettera morta, perché Conte ha deciso di organizzare gli stati generali dell’economia per farsi consigliare su come uscire dalle secche della crisi legata al Covid-19. Ma cosa consiglia il piano Colao?

Le schede del piano Colao

  1. Smart working e lavoro

Durante le settimane di lockdown Cgil e Fondazione Vittorio hanno calcolato che circa 8 milioni di italiani hanno lavorato da remoto. Più un home working che uno smart working vero e proprio. Tuttavia le aziende hanno preso confidenza con una nuova organizzazione delle proprie risorse umane e, secondo la task force Colao, è il momento di mettere a reddito questo balzo in avanti forzato (erano circa 570mila gli smart worker nel 2019, stando al Politecnico di Milano).

Due le misure, da mettere in atto subito: fissare “una disciplina legislativa dello smart working per tutti i settori, le attività e i ruoli”, con una corsia preferenziale per i genitori con figli fino a 14 anni; adottare nel pubblico e nel privato “un codice etico”. Con quali obiettivi? “Massimizzare la flessibilità del lavoro individuale”, concordare i “momenti di lavoro “collettivo”” e “adottare sistemi trasparenti di valutazione degli obiettivi e della produttività”.

Per il comitato di esperti occorre anche allentare i vincoli di durata e rinnovi dei contratti a termine, specie per quelli che si chiuderanno entro l’anno o all’inizio del 2021. Il timore degli esperti è che a causa degli steccati del Decreto dignità, varato dal precedente esecutivo Conte e ispirato dal Movimento 5 Stelle, e dell’incertezza legata al coronavirus, molti lavoratori a termine restino a piedi. La proposta è di consentire un aumento delle proroghe per valicare il 31 dicembre 2020 e neutralizzare il computo dei 24 mesi di contratto nel periodo che va dall’inizio del lockdown a fine anno.

 

  1. Industria 4.0 e startup

Il comitato rispolvera il piano Industria 4.0, varato dal ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi, Carlo Calenda, che nel 2017 ha mosso investimenti per 22 miliardi di euro. In parole povere: ripristino e potenziamento di iper e super ammortamento (con un incremento del primo al 150%-200% del costo di acquisto e del secondo del 40%-60%) da spalmare su un arco di tempo che sceglie l’imprenditore. Per Colao e colleghi gli incentivi devono rimanere in piedi almeno 4-5 anni per produrre effetti (un monito ai futuri governi) e vanno estesi a software e intelligenza artificiale. Vanno aumentati anche il credito per ricerca e sviluppo, fino al 20%, e il patent box (dal 50% al 70%, aumentando la rosa di beni).

 

Il piano interviene anche sul fronte startup. Il governo ha già predisposto per il settore un miliardo di euro attraverso il Fondo nazionale dell’innovazione e finanziamenti di emergenza nel decreto Rilancio. Il piano Colao aggiunge altri tasselli: aumentare dal 30% al 50% la detrazione Irpef e la deduzione Ires per chi investe in startup , incrementando il valore delle fiche a 3 milioni di euro per le persone fisiche e 6 milioni per le aziende; detassare gli investimenti per chi finanzia startup tra il 2020 e il 2021, mantenendo la posizione per almeno cinque anni; detassare ai fini Irap e contributivi i movimenti nel biennio 2020-21; trasformare le perdite in credito di imposta cedibile.

 

  1. Pagamenti elettronici

La smaterializzazione dei pagamenti è uno dei temi ricorrenti nel dibattito pubblico di un Paese ancora affezionato alla carta moneta, tanto che l’Italia è 23esima in Europa per operazioni elettroniche. Nel 2019 il Politecnico di Milano stimava una crescita dell’11% delle transazioni con carta di credito, pari a 270 miliardi di euro. Le proposte della task force Colao non aggiungono grandi novità: ridurre le commissioni agli esercenti e avvantaggiarli con un credito di imposta e maggiori deduzioni o detrazioni dall’Irpef. Rendere obbligatorio il Pos, a fronte di “gravi sanzioni” per chi nicchia. E penalizzare chi usa il contante, battendosi in Europa per mettere fuori corso le banconote da 500 e 200 euro e applicando una ritenuta del 5% sull’Irpef “sui prelievi che eccedono un limite fisiologico”, che, però, il gruppo non specifica.

 

  1. Fibra e 5G

Per completare il piano banda ultralarga, Colao e i suoi ripetono (tema già noto) di affidarsi a “un fornitore unico”, che cabli con fibra spenta le aree grigie e affitti le infrastrutture alle compagnie telefoniche. Musica per le orecchie di Open Fiber, la società voluta dal governo Renzi per completare le connessioni in banda ultralarga e di recente multata da Infratel per i ritardi.

 

Il dossier insiste su connessioni veloci e wireless per scuole e ospedali. Propone voucher per le famiglie con redditi bassi per attivare abbonamenti in fibra, favorendo con aiuti più sostanziosi chi si allaccia con tecnologia ftth (fibra fino a casa) rispetto alla fttc (fino all’armadio).

 

Infine sul 5G, la nuova generazione di telecomunicazioni mobili, il comitato si spinge a rompere uno dei tabù che finora ha guidato la sperimentazione in Italia (nel gruppo di testa dei paesi che hanno già lanciato commercialmente il servizio): alzare il limite massimo di emissione elettromagnetica. L’Italia ha un valore conservativo, 20 volt/metro (V/m), contro i 31 V/m del Belgio, i 47 V/m della Grecia e i 61 V/m delle linee guida della Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti (Icnirp), adottati in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

 

  1. Big data

Per il comitato l’Italia soffre un “allarmante ritardo” nell’uso dei dati per ricerche e statistiche. Per questo suggerisce di “introdurre il concetto di utilità sociale del trattamento dati a fini statistici e di ricerca scientifica” e di semplificare i controlli sulla protezione delle informazioni. Un uso immediato dei big data potrebbe essere applicato al rilancio del turismo in Italia, che vale il 6% del prodotto interno lordo nazionale.

 

 

  1. Formazione 4.0

Per il progetto bisogna creare percorsi didattici per insegnare competenze digitali, soft skills, problem solving e investire sulle materie Stem (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica), per colmare il divario dell’Italia con altri Paesi. Come in alfabetizzazione informatica (26esimi nell’indice europeo), capacità di lettura critica (5% dei 15enni contro il 9% della media Ocse), conoscenze scientifiche (468 punti vs 491 di media) e finanziarie (20% è analfabeta rispetto alla media del 14%).

 

Inoltre si spinge per il potenziamento degli istituti tecnici-scientifici, che oggi sono frequentati da circa 10mila studenti, e delle lauree professionalizzanti, due riforme rimaste in mezzo al guado. Il piano suggerisce anche di integrare tecnologie e spazi di lavoro condivisi per valorizzare l’artigianato 4.0 e di istituire dottorati applicati (almeno 20 in ambito produttivo e altrettanti per politiche pubbliche, con borse di studio sostenute da finanziatori esterni).

 

mHACKeroni, l'elite universitaria di hacker che cerca fondi per partecipare ai campionati mondiali di hacking al Def Con di Las Vegas. (fonte: Twitter)

mHACKeroni, l’elite universitaria di hacker che cerca fondi per partecipare ai campionati mondiali di hacking al Def Con di Las Vegas. (fonte: Twitter)

  1. Pubblica amministrazione

Per il comitato servono almeno 500 tecnici al ministero dell’Innovazione per accelerare la digitalizzazione degli uffici pubblici. Per spingere l’adozione del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e della Carta di identità elettronica (Cie), al momento adottati rispettivamente da 6,7 milioni e 14,7 milioni di cittadini, la task force consiglia di aumentare i servizi disponibili, renderli obbligatori per alcune attività, come prestazioni dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate, o riconoscendoli come validi per dichiarazioni di certificazioni o di notorietà.

 

Come già nel piano dell’ex commissario straordinario per la trasformazione digitale, il piano spinge per ottimizzare i data center pubblici e rendere interoperabili le banche dati. E consiglia di investire in risorse umane e infrastrutture per la sicurezza informatica (già in corso in alcuni ministeri) e la salute digitale (superando il fascicolo sanitario elettronico verso il digital twin).

 

Si sollecita infine il governo a completare le previsioni di un decreto del 2016, digitalizzando i contratti pubblici, e creando una base dati degli appalti per analizzare le spese e usare meglio le risorse. Al ministero dell’Innovazione o in Consip, la centrale pubblica degli acquisti, si dovrebbe insediare un’unità specializzata in appalti informatici e tecnologici, che ricomprenda anche startup negli albi fornitori e sappia valutare la qualità degli acquisti di prodotti e servizi innovativi.

Il termine Industria 4.0 (o Industry 4.0) indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti.

 

In Italia il “Piano Nazionale Industria 4.0” che è partito nel 2017 e successivamente riconfermato, con qualche variazione ed aggiornamento, nel 2018, nel 2019 e nel 2020 è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale: il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività.

 

Dal punto di vista pratico la Legge di Bilancio 2018 (n. 205/2017), la Legge di Bilancio 2019 (n. 145/2018),  la Legge di Bilancio 2020 (n. 160/2019), hanno esteso alcuni incentivi fiscali già inseriti nella Legge di Bilancio 2017 (Legge 232/2016, c.d. “Legge Calenda”) ampliandoli con altre misure, per quelle aziende che investono in innovazione.

Una delle misure più attraenti per gli investimenti da parte delle aziende era costituita fino al 2019 dal cosiddetto IPERAMMORTAMENTO ossia dalla possibilità di ottenere la maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto per l’investimento in un bene strumentale al processo produttivo.

 Un’ulteriore misura, di minor entità, era il SUPERAMMORTAMENTO.

 Ora queste agevolazioni sono state sostituite dal CREDITO DI IMPOSTA, che ricalca in linea di massima e quantitativamente i benefici delle precedenti misure.

I beni che rientrano nell’Allegato A (Macchinari) e nell’Allegato B (Software e piattaforme) possono venire incentivati secondo queste nuove

Aliquote della Legge 160/19 per Credito di Imposta per investimenti I4.0

Allegato A:

40% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro.

20% per gli investimenti fra 2,5 e 10 milioni di euro.

0% sopra i 10 milioni di euro.

Per il calcolo dell’aliquota applicabile si prende a riferimento al sommatoria degli investimenti effettuati dall’azienda in beni riferiti a I4.0 nel periodo d’imposta considerato.

 

Esempio di Credito di Imposta per investimenti I4.0

Se, ad esempio, un’azienda nel 2020 dovesse aver acquistato e periziato beni per un valore complessivo di 3 milioni di euro, allora applicherebbe l’aliquota del 40% fino a 2,5 milioni (ossia avrebbe diritto ad un credito di imposta pari a 1 milione di euro) e un’aliquota del 20% sul rimanente 0,5 milione di euro (3 – 2,5 milioni = 0,5 milioni, pari a un credito di imposta di 100mila euro); quindi per un totale di 1,1 milioni di euro di credito di imposta per I4.0.

Allegato B

 15% di credito di imposta sul valore del cespite per chi compra “strumenti 4.0” previsti dalla legge 232/2016 ossia determinati software assimilando i canoni di servizi in cloud-computing all’acquisto di software.

NOTA BENE: Il credito di imposta sui beni immateriali è fruibile solo se è attivo un credito di imposta per investimenti in beni strumentali (ossia macchinari).

Aliquote dell’iperammortamento fino al 2019 (e ancora valido per acquisti effettuati nel 2019 di beni installati nel 2020):

Allegato A:

270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro; semplificando, in pratica si “risparmia” il 40,8% del valore dell’investimento.

200% per gli investimenti fra 2,5 e 10 milioni di euro; semplificando, in pratica si “risparmia” il 24% del valore dell’investimento.

150% fra i 10 e i 20 milioni di euro; semplificando, in pratica si “risparmia” il 12% del valore dell’investimento.

oltre i 20 milioni di euro, non è previsto incentivo;

Allegato B

140% per chi compra “strumenti 4.0” previsti dalla legge 232/2016 ossia determinati software assimilando i canoni di servizi in cloud-computing all’acquisto di software; in pratica si “risparmia” il 9,6% del valore dell’investimento.

NOTA BENE: L’iperammoramento sui beni immateriali è fruibile solo se è attivo un iperammortamento su investimenti in beni strumentali (ossia macchinari).

L’aliquota si applica sul totale degli investimenti, non sul valore del singolo bene acquistato e si tratta  di scaglioni incrementali.

 

Ad esempio se un’azienda acquista beni per un valore totale di 3 milioni di euro, l’iperammortamento sarà del 270% fino a 2.5 milioni di euro e del 200 %  per l’eccedenza di 0,5 milioni di euro, fino a 3 milioni di euro totali.

 

Bisogna inoltre tenere presente che l’Allegato B è stato modificato rispetto alla versione contenuta nella Legge di Bilancio 2017 esono state aggiunte le seguenti voci:

  • sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce
  • software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata
  • software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).

Vediamo quali sono i meccanismi:

Iperammortamento

Si tratta di un’agevolazione per le imprese che operano nel settore industriale e che mira ad incentivare gli investimenti nei comparti industriali 4.0, con l’aggiunta di tecnologie per l’agricoltura di precisione e per l’abbattimento dei consumi energetici.

 

Come funziona l’iperammortamento?

Con l’iperammortamento gli imprenditori hanno la possibilità di beneficiare di un bonus ammortamento maggiorato rispetto alla spesa effettuata considerando non più il 100% del valore a cespite come costo da ammortizzare, bensì il 270%, 200%, 150%, 140% del costo a seconda degli scaglioni di applicazione.

 

Ciò significa che le spese inerenti il settore dell’industria 4.0, ovvero, i settori altamente innovativi, saranno ammortizzabili negli anni per un importo pari al 270%, 200%, 150%, 140% del loro valore a cespista a seconda degli scaglioni di applicazione..

 

In questo modo, sul bene strumentale agevolabile, appartenente ad una delle categorie dell’Allegato A, acquistato ad esempio a € 10.000, potrà essere ammortizzato per un importo di € 27.000.

 

Per accedere all’Iperammortamento non è necessario presentare domande: si accede al beneficio automaticamente  in fase di redazione di bilancio e tramite dichiarazione sostitutiva del legale rappresentante o tramite perizia giurata. In pratica l’impresa verserà meno tasse!

Cosa è necessario per attivare l’Iperammortamento

Il requisito fondamentale da soddisfare è quello dell’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica.

 

La Circolare 4E del 30/03/2017 ha chiarito che la caratteristica dell’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program è soddisfatta se:

 

il bene scambia informazioni con sistemi interni (es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto, monitoraggio, anche in remoto, e controllo, altre macchine dello stabilimento, ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute (esempi: TCP-IP, HTTP, MQTT, ecc.).

inoltre, il bene deve essere identificato univocamente, al fine di riconoscere l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (es.: indirizzo IP).

La parola fabbrica deve essere intesa come un ambiente fisico dove avviene creazione di valore attraverso la trasformazione di materie prime o semilavorati e/o realizzazione di prodotti;  per istruzioni si può intendere anche indicazioni, che dal sistema informativo di fabbrica vengano inviate alla macchina, legate alla pianificazione, alla schedulazione o al controllo avanzamento della produzione, senza necessariamente avere caratteristiche di attuazione o avvio della macchina.

 

Inoltre i beni appartenenti alla prima sezione dell’Allegato A devono rispettare i cosiddetti “5 + 2” requisiti.

 

Attività e documenti richiesti per l’Iperammortamento

Perizia?

Dal punto di vista dell’acquirente del bene, per ottenere gli sgravi fiscali offerti dal Piano Industria 4.0, se il costo del bene da ammortizzare è inferiore ai € 500.000 (cinquecentomila euro) è teoricamente sufficiente un’autocertificazione, firmata dal legale rappresentante dell’azienda, da allegare alla dichiarazione dei redditi.

 

Diverso il caso in cui il bene iperammortizzato abbia un valore superiore a € 500.000. In questo caso, infatti, viene richiesta una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, attestanti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla presente legge ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura”.

 

Pertanto, come dettagliato nella circolare N. 4/E del 30/03/2017, che detta le linee guida per ottenere gli sgravi fiscali connessi all’iperammortamento (e al “vecchio” superammortamento) per poter fruire di questo beneficio fiscale e della maggiorazione relativa ai beni immateriali, “è necessario attestare il soddisfacimento dei requisiti di legge; inoltre, è opportuno che la perizia/attestazione di conformità sia corredata di un’analisi tecnica”.

 L’Agenzia delle entrate aggiunge infine che è opportuno affiancare un’analisi tecnica del bene alla perizia/attestazione di conformità. A tutela della proprietà intellettuale e della riservatezza di tutte le parti coinvolte nell’operazione (utilizzatore e produttore del bene strumentale, integratori di sistema, clienti dei prodotti realizzati dalla macchina iper-ammortizzata, etc.), l’analisi tecnica deve essere realizzata in maniera confidenziale dal professionista o dall’ente di certificazione e deve essere custodita presso la sede del beneficiario dell’agevolazione; la documentazione dovrà essere fornita solo su richiesta degli organi di controllo.

Questo è il motivo per cui questo tipo di attività usualmente viene svolta da un ingegnere che si fa carico di redigere la perizia in ogni caso, considerando anche il fatto che con l’autocertificazione (caso della sommatoria dei beni inferiore a € 500.000) è il legale rappresentante che si prende l’onere (anche penale) di dichiarare tecnicamente che fiscalmente il bene è ammortizzabile.

Tempistiche

L’impresa deve acquistare i beni, materiali o immateriali, dal 1 gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2019 oppure deve emettere l’ ordine e pagare un acconto maggiore del 20% entro il 31 dicembre 2019 e mettere in funzione il bene entro il 31 dicembre 2020.

L’attestazione, o la perizia, deve essere fatta entro il periodo di imposta in cui il bene entra in funzione e viene interconnesso con la fabbrica.

Solo dal momento dell’interconnessione vale l’iperammortamento del 270%, 200%, 150% o 140%.

Cosa succede per i beni acquistati nel 2017 e 2018?

Per gli investimenti per i quali sia già stato dato acconto del 20% entro il 31 dicembre 2018, o siano stati acquisiti nel 2017 o 2018 ma non ancora interconnessi si applica la legge di bilancio 2018 con iperammortamento al 250%.

Riammodernamento di vecchi macchinario o costruzione di macchinari in autonomia (“economia”)

Beneficiano dell’iperammortamento anche gli interventi di revamping/ammodernamento di beni esistenti, limitatamente ai costi di acquisto della componentistica e degli altri oneri di diretta imputazione (p.es. manodopera) necessari all’ammodernamento.

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task force locali

Piemonte
In Piemonte una task force per la Fase 2 della sanità
Vi fanno parte l'ex ministro Fazio, Di Perri dell'Amedeo e Giustetto

Una task force di esperti che possa analizzare e certificare le carenze strutturali che l’emergenza coronavirus ha messo in luce sul sistema sanitario piemontese, al fine di ripartire da lì per la futura programmazione.

È una Fase 2 anche per la sanità quella su cui il Piemonte si prepara a lavorare: domani la Giunta regionale, su proposta dell’assessore Icardi, approverà una delibera che istituisce un gruppo di esperti a supporto dell’Assessorato alla Sanità e della Giunta.

 

Al suo fianco nel gruppo di lavoro ci saranno anche il prof. Giovanni Di Perri, responsabile delle Malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Guido Giustetto, Pietro Presti, coordinatore straordinario per il coronavirus dell'Asl di Vercelli ed esperto in management strategico, innovazione nel settore sanitario e scienze della vita, e Massimiliano Sciretti, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Torino.

"Innanzitutto desidero ringraziare tutti gli esperti del gruppo di lavoro, a cominciare da Ferruccio Fazio, per la grande disponibilità a mettere le proprie competenze a servizio della Regione e del territorio - sottolinea il presidente Alberto Cirio -. Accanto a una Fase 2 per l’economia, al Piemonte serve anche una Fase 2 per la sanità. Dobbiamo fare una analisi accurata delle carenze strutturali: oggi che le ferite sono ancora aperte siamo in grado di capire dove il sistema sanitario necessita di maggiori interventi e da lì ripartiremo per costruire una reale medicina di territorio. Parlo di costruire e non di “ricostruire”, perché la grande carenza in questa pandemia è stata la rete organizzativa di medicina territoriale. Dobbiamo progettare il ritorno alla regolare attività delle nostre strutture ospedaliere, ma ancor di più elaborare un programma per costruire un reale rapporto ospedale-territorio".

"Ringrazio tutti coloro che hanno accolto il nostro invito a farne parte - commenta l’assessore alla Sanità Luigi Icardi -. Insieme predisporremo un programma non solo di medio e lungo periodo, ma anche immediato, per essere pronti ad affrontare l’evolversi di questa pandemia e una nuova emergenza se dovesse ricapitare a breve. Le criticità strutturali che il sistema ha mostrato nella sua organizzazione territoriale e l’esperienza maturata, in questo momento di enorme emergenza, saranno la base su cui costruire il futuro della sanità piemontese".

Liguria
Fase 2, al lavoro la task force per la Liguria: il traffico sarà il primo nodo da sciogliere

Il modello del nuovo ponte sul Polcevera per la riapertura e gestione dei cantieri


19 APRILE 2020

Genova - I gestori del trasporto tenteranno di incoraggiare la mobilità cosiddetta dolce, compresi i micromezzi elettrici, per evitare che il presumibile incremento del traffico privato paralizzi le città. Allo stesso tempo si cercherà di sburocratizzare e velocizzare i correttivi sulla viabilità. I cantieri guarderanno alla ricostruzione del ponte sul Polcevera e ai lavori per la copertura del Bisagno, opere che non si sono mai fermate. Nelle altre realtà, la ripartenza potrebbe essere più lenta e graduale: tra gli altri, sarà valutato con attenzione il settore della ristorazione, che pure ha tentato di galleggiare con le consegne a domicilio ma che rischia di dover fare i conti con la riduzione secca di un terzo dei coperti, che si pensa in parte di compensare autorizzando un diffuso take away. Inoltre, in ciascuna attività potrebbe essere presente una figura ad hoc, che sia responsabile e “guardiano” delle misure preventive.
Mentre la grande manifattura inizia a riaccendersi e intensificare l’attività - Fincantieri oggi ripartirà e anche Ansaldo rafforzerà le presenze - è iniziato l’approfondimento della task force costituita dalla Regione Liguria per affrontare la fase 2 del contagio da coronavirus. Quella che tenterà di conciliare una ripresa parziale delle attività e le necessità di contenimento dell’epidemia, che non verranno meno nel breve.
Il modello ligure, nella visione della Regione, dovrà muoversi nel solco delle decisioni nazionali e integrarlo tenendo conto delle tipicità locali. «Ieri è partito il confronto con Roma - spiega il governatore, Giovanni Toti - ma nulla di nuovo accadrà prima del 25 aprile. Poi avremo le valutazioni della task force governativa. Noi, dopo aver raccolto i primi spunti del nostro team, inizieremo il dialogo, a cui non ci siamo mai sottratti e sempre proficuo, con le parti sociali e associazioni di categoria di ogni settore». Entro un paio di giorni la squadra ligure, che conta 27 componenti, sarà ampliata. Saranno inserite, in particolare, alcune figure di altre province. Da domani si darà vita ai tavoli ristretti, tutti sotto la supervisione di Alisa - l’Agenzia sanitaria - che lavoreranno ai temi, quali commercio, trasporto, tecnologia ed edilizia.
Ne faranno parte figure autorevoli del mondo istituzionale, medico e scientifico a cominciare da Ferruccio Fazio: all’ex ministro della Salute, oggi sindaco di Garessio, sarà affidato il compito di presiedere la task force. Medico nucleare e pioniere in Italia nell’utilizzo della PET, fu proprio Ferruccio Fazio nel 2009, allora vice ministro della Salute, a gestire l’emergenza in Italia da virus A/H1N1 - la cosiddetta influenza suina - coordinando una specifica Unità di crisi nazionale per affrontare la pandemia.

 

La task force avrà il compito di formulare delle proposte per il miglioramento dell’assistenza territoriale, analizzandone il contesto attuale alla luce delle crescenti criticità cumulatesi negli ultimi anni, ma anche mettendo a confronto l’esperienza piemontese con quella di altre Regioni italiane. Obiettivo costruire una strategia per la futura programmazione sanitaria con particolare attenzione alla medicina di territorio e al corretto rapporto assistenza ospedaliera e territoriale.

Parteciperà ai lavori del gruppo anche il prof. Alessandro Stecco, neuroradiologo e presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale.

 

 

Veneto
Coronavirus, ecco come lavora la task force regionale
Traducono in linguaggio operativo le disposizione che arrivano dall'alto. Validando codici di comportamento che devono valere per tutti i cittadini. Sono i componenti della task force regionale che stanno lavorando per noi.
uca Zaia si è intrattenuto con i giornalisti a margine della task force allestita alla sede della Protezione civile di Marghera (Venezia). Nel primo bollettino della mattina di venerdì 6 dicembre risultano 488 positivi in Veneto, 144 ospedalizzati dei quali 27 in terapia intensiva. "La crescita - ha sottolineato il presidente della Regione Veneto - non è esponenziale come previsto dagli algoritmi e probabilmente in questa fase la tenuta sul contagio è positiva. Se continua così abbiamo anche la speranza di chiuderla velocemente questa partita, certo è che ci vorranno ancora settimane per capire quale evoluzione ci sarà". Inoltre Zaia ha palesato il rischio di svuotare il mondo della sanità dagli operatori: "Abbiamo 450 tra medici e operatori della sanità che sono in isolamento fiduciario, stanno a casa, non possono lavorare e non sono positivi. Per questi ho chiesto più volte al ministro, al Governo e al presidente del Consiglio la possibilità di riconoscere e dare a loro la possibilità di lavorare".

La task force, inoltre, si interfaccerà nei suoi vari obiettivi con i rappresentanti di tutte le categorie di riferimento sia in ambito accademico che sanitario.

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Sono 504 le idee per la telemedicina e 319 quelle per fare monitoraggio e contact tracing giunte al ministero dell'Innovazione
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Sono 823 i progetti di app per la telemedicina e il tracciamento dei contagi da coronavirus approdati al ministero dell’Innovazione. Oltre cinquecento quelli per l’assistenza sanitaria a distanza, circa 300 quelli per il monitoraggio attivo. Alle 13 si è chiuso l’appello, durato appena tre giorni, per raccogliere tecnologie da utilizzare nella gestione dell’emergenza Covid-19. E il risultato è una valanga di proposte sulla scrivania del ministro Paola Pisano. Ora si passa alla lente di ingrandimento e alla forbici. Bisogna sfoltire la massa di prototipi e scegliere una soluzione da applicare su scala nazionale. E farlo in tempi stretti.

Sono due i settori in cui il governo vuole applicare tecnologie innovative nel contrato alla diffusione di Sars-Cov-2. La prima è quella della teleassistenza per i pazienti ricoverati a casa, affetti da Covid-19 o da altre patologie. Quindi app per fare un controllo delle proprie condizioni di salute, anche in autonomia, o chatbot.

Il secondo campo è quello più delicato del monitoraggio e del tracciamento dei contagi da coronavirus, sulla scia di quello che è stato fatto in Paesi come la Corea del Sud, Singapore, Taiwan, ma che è ormai anche allo studio in Europa, dalla Spagna alla Gran Bretagna, tanto che lo European data protection board (Edpb), l’organismo che vigila sulla tutela delle informazioni nel vecchio continente, lo ha ribadito di recente: il regolamento generale europeo per la protezione dei dati (Gdpr) ammette un allentamento delle briglie in casi di gravi emergenze sanitarie, com’è la pandemia da coronavirus, per esempio omettendo la classica informativa sull’uso, ma con una serie di caveat.

È l’aspetto più delicato, perché il contact tracing (la mappatura dei contatti di una persona malata) è sì ritenuto un aspetto indispensabile dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per combattere la pandemia (secondo la regola delle tre T: trace, test, treat) ma è anche quello che invade il delicato recinto della privacy. Il ministero cerca “strumenti di analisi di big data, tecnologie hardware e software utili per la gestione dell’emergenza sanitaria”. Per controllare i contatti, avvertire i potenziali contagiati e monitorare l’epidemia sul territorio.

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Task force e comitati: chi consiglia la politica sulle norme anticontagio
Almeno sei le commissioni di consulenti attualmente operative, chiamate a supportare le scelte del Governo e del Parlamento in tempi molto difficili
di Vittorio Nuti


Coronavirus: la babele delle task force
Agili, per numero di componenti, oppure affollatissimi, i comitati di esperti e consulenti - o task force, espressione un po’ abusata che nel gergo militare individua le unità di pronto intervento - sono tornati di moda al tempo del coronavirus. Nelle ultime settimane, sono lo snodo di molte discussioni sui social e in famiglia. Da quello per la didattica a distanza (Istruzione) a quello per il “Nuovo Rinascimento” (Pari opporutinità) passando da quello “Tecnico scientifico” della Protezione civile, da cui dipendono in gran parte le misure di distanziamento sociale.

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Ne hocontati almeno sei, tra cui la task force del manager di fama internazionale Vittorio Colao. In tutto, decine e decine di esperti chiamati a supportare le scelte del “decisore politico” (Governo e Parlamento) in tempi molto difficili. Con il rischio anche di creare un po’ di confusione tra i cittadini. Vediamo i loro compiti e chi le ha istituite.

 

Task force “Fase 2”
(Presidente del Consiglio Giuseppe Conte)
17 membri

Quella guidata dal manager Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone, è l'ultima arrivata, essendo stata istituita dal premier Giuseppe Conte il 10 aprile. Si tratta di una task force con 17 componenti di altissimo livello, con giuristi, economisti ed esperti con competenze di tipo prevalentemente socio-economiche (ma nessun imprenditore). Molti i nomi di spicco, noti anche all'estero, tra cui l'economista Enrico Giovannini, Raffaella Sadun, docente di business administration alla Harvard Business School, e l'economista Mariana Mazucato, cresciuta negli Usa. La sua mission è dialogare con il comitato tecnico scientifico e studiare le misure necessarie per la fase della ripartenza dell'Italia dopo il “lockdown” causato dall'emergenza coronavirus. Tra le priorità, l'elaborazione di modelli organizzativi che consentano la riapertura di fabbriche e aziende nelle condizioni di massima sicurezza per i lavoratori.

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Comitato operativo della Protezione Civile
(Capo della Protezione civile Angelo Borrelli)
21 componenti

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Il Comitato operativo Prociv -

 

esistente in quanto tale anche prima del Covid-19 - assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività della Protezione civile nelle situazioni di emergenza. È presieduto dal Capo del Dipartimento ed è composto da rappresentanti di Componenti e Strutture operative del sistema di Protezione civile. Il suo scopo è quello di valutare le notizie, i dati e le richieste provenienti dalle zone interessate all'emergenza, definire le strategie di intervento e coordinare in un quadro unitario gli interventi di tutte le amministrazioni ed enti interessati al soccorso. Comprende quindi rappresentanti di Vigili del fuoco, Forze armate, Forze di polizia, Croce rossa, Servizio sanitario nazionale, organizzazioni nazionali di volontariato, Soccorso alpino e Cnr.

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Task force “Data drive”
(Ministro all'Innovazione Paola Pisano)
74 membri

Operativa dal 31 marzo, la task force voluta dal ministro all'Innovazione tecnologica e l'Innovazione Pisano è la più corposa tra quelle messe in campo dall'esecutivo: ben 74 componenti esperti in diverse discipline. Il loro compito, spiega una nota ministeriale, “è individuare e valutare soluzioni tecnologiche data driven per supportare il Governo e gli altri pubblici decisori nella definizione di politiche di contenimento del contagio da Covid-19”. Tra i primi impegni, supportare il governo nello sviluppo di una app per poter “mappare” il contagio, sulla falsariga della Corea del Sud. Ciascuno dei componenti, ha spiegato lo stesso ministro in audizione alla Camera, è stato selezionato - in collaborazione con il ministero della Salute, l'Istituto superiore di sanità e l'Organizzazione mondiale della sanità - in considerazione del possesso delle specifiche competenze e qualificazioni professionali richieste per l'espletamento delle attività assegnate nell'ambito del gruppo di lavoro”. Al lavoro della task force daranno il loro contributo anche l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, il Garante per la protezione dei dati personali e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La task force lavorerà per sottogruppi, come ad esempio infrastrutture e data collection; teleassistenza; big data e intelligenza artificiale, e tecnologie per il governo dell'emergenza. A rischio sovrapposizioni con la task force “Colao” gli approfondimenti affidati al sottogruppo che si occuperà dell'analisi dell'impatto economico del virus.

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