E' andato tutto bene, anche a voi ?

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A Voi come è andata ?

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Io in terapia intensiva

Nuovo Corona Virus

 

Io in terapia intensiva ( ex rianimazione) ci sono stato,  e non voglio tornarci,ed anche  in semi-intensiva ci sono stato, proprio pochi giorni fa per un Ictus cerebrale. Ero svenuto dopo un pesante intervento al gola, mi hanno detto che ho stimolato io il nero vago pulendomi il tracheostoma  con l’aspiratore, m io non ci ho mai creduto fatto sta che mi sono svegliato in un letto strano, circondato da apparecchiature, tutte collegate a me. Era monitorata la pressione sanguinea, il battito cardiaco, avevo poi dei drenaggi che uscivano dalle gambee dai polmoni,  e una serie di elettrodi in testa ed infine il saturi metro ad un dito. Il controllore di tutto, però, aveva lo schermo alle mie spalle per cui, per vederlo, dovevo fare un po’ di contorsionismo .per diversi giorni, quello schermo divenne il mio passatempo. Come  ero arrivato in quel  letto proprio non lo ricordo ma la dottoressa mi disse che ero arrivato in coma dal reparto ma che non sapeva cosa fosse successo su in stanza. (altra bugia perché ‘è un verbale di trasferimento ben chiaro in cartella clinica). Le Unità di Terapia Intensiva (ICU – Intensive Care Unit) vengono gestite soltanto da personale sanitario altamente specializzato, e oltre a un letto “high tech” sono circondate da sofisticate apparecchiature che servono a monitorare il paziente ricoverato 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Lo scopo della terapia intensiva è quello di “stabilizzare” il malato grave, ripristinare un equilibrio nelle funzioni vitali e permettere il trasferimento in un reparto meno intensivo ma più specializzato per il trattamento del problema. In terapia intensiva infatti si può finire dopo un infarto, un ictus, un grave evento traumatico (ad esempio a seguito di una caduta o di un incidente stradale), e anche dopo un intervento chirurgico molto invasivo. Ero completamente nudo, con un lenzuolo che mi copriva  miseramente. Solo dopo compresi perché ero senza mutande e senza corpetto:  gli infermieri andavano e venivano senza curarsi toppo di me e delle mia privacy, se era ora di Fare toilette, mi scoprivano e procedevano senza quasi parlare. Il dolore era ovunque, muoversi senza staccare qualche cavo o tubo di controllo era praticamente impossibile  e quindi fermo, più fermo possibile. Ma la gamba sinistra era gonfia per una trombosi  venosa profonda, poer rianimarmi mi avevano rotto tre costole, i lividi dell’intervento e le ferite erano tutte fresche  e doloranti ma la dura w la medicazione erano affidate ad un otorinolaringoiatra che scendeva appositamente dal reparto.  Era un piacere vederlo arrivare: sono abituati a leggere il labiale dei pazienti e col medico riuscivo anche a comunicare  mentre  con gli infermieri potevo intendermi solo a gesti- Io in terapia intensiva sono rimasto dal 19 Dicembre 2011 al 5 Gennaio 2012, quasi venti giorni, un tempo eterno che non passava mai, l’unico sollievo erano le vidite fei miei familiari, allora potevo aggiornare il mio orologio biologico perhzè ls luce del giorno non si vedeva e quindi dal letto non si poteva stabilire se giorno o notte, solo i cambi turno degli infermieri  lasciavano  intendere un orario che, però avevo inventato io sulla base di esperienza.   per il  resto dl tempo ero da solo. Con i miei ansie, i miei dolori, le mie angosce e on la prospettiva, il sogno, di rientrar al più presto almeno in reparto. E che non ero infettivo, altrimenti nemmeno i miei cari avrei potuto vedere. Ore, ore ed ancor ore che non trascorrevano mai, giorni, notte, sempre uguale. La mattina, ma lo deducevo dal fato che un infermiere o infermiera appena entrato in turno veniva da me, mi scopriva e cominciava a lavarmi, sopra sotto, davanti e dietro, quasi senza parlare. Avevano tutti, sempre la mascherina ma spesso laa spostavano per parlarmi o accennare un leggero sorriso. Poi c’era anche chi poprio non mi guardava minimamente. Era uno di pochi momenti di socializzazione. Specie s oltre agli occhi riuscivo a  vedere l’intero volto. Oggi, col COVID19, in isolamento si finisce appena entrati in ospedale. E non si vede a volto pieno nemmeno un infermiere o medico. E i resta per 3 settimane, soli e con problemi respiratori se non intubati, ma anche per restare intubati ci vuole coraggio: non esiste più la respirazione autonoma, “decide” tutto la macchina quando Farti inspirare e quanto, ed espirare. Devi Fare un “atto di fede” sulla macchina e sull’infermiere che, magari in differita, ti segue sul suo schermo. Più volte ho scollegato il sensore del battito cardiaco per verificare s l’infermiere se ne accorgeva e in quanto tempo: la fiducia deve essere veramente infinita. <devo ammettere ch sono sempre arrivati subito, ma anche che mi hanno sgridato per questo.

Io in terapia intensiva (o rianimazione) non ci voglio più tornare. Piuttosto mi prendo una botta di sonniferi e saluto tutti, ma prima che abbiano il tempo di farmi una lavanda gastrica e magari farmi morire dopo sofferenza, di polmonite d corona virus, tanto la mia sorte, se mi infetto, è segnat , con tutte le co-morbosità che mi ritrovo, passerà come “un vechio con divrse patolofie prgresse”. È ,morto col corona virus, non certo per  il corona virus BUONA VITA

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