CONFINE TRA TURCHIA E GRECIA: LE VIOLENZE CONTRO MIGRANTI E RICHIEDENTI ASILO
Migranti e richiedenti asilo hanno raccontato ai nostri ricercatori come le forze schierate dalla Grecia alla frontiera li abbiano respinti senza prendere in considerazione le loro richieste di asilo, persino nei casi in cui erano già entrati in territorio greco, in evidente violazione del diritto internazionale dei diritti umani.

Le testimonianze che abbiamo raccolto parlano di persone picchiate coi manganelli, fermate nei pressi dei posti di confine per ore se non per diversi giorni e poi caricate su barche e rimandate sulla sponda turca del fiume.

Migranti e richiedenti asilo hanno denunciato di essere stati derubati dalla polizia di frontiera, a volte anche di migliaia di dollari: ciò che avevano messo da parte sperando in una nuova vita in Europa.

Gli episodi di violenza non si sono limitati alle zone di confine. Questo è il racconto di un siriano proveniente da Deir ez-Zor: “Il 4 marzo ho guadato il fiume. Ho camminato in territorio greco per quattro giorni e quattro notti, poi mi hanno fermato. Mi fatto salire su un’automobile, siamo arrivati in un posto dove mi hanno picchiato e rubato telefono e soldi, circa 2000 lire [equivalenti a 275 euro], tutto quello che avevo. Mi hanno riportato indietro via fiume e mi hanno scaricato in Turchia senza scarpe né un cappotto“.

CONFINE TRA TURCHIA E GRECIA: ARRESTI ARBITRARI E SOSPENSIONE DEL DIRITTO D’ASILO
Reagendo all’iniziativa della Turchia, la Grecia ha anche rafforzato il pattugliamento in mare, con 52 imbarcazioni in più adibite a impedire l’approdo di migranti e richiedenti asilo sulle isole dell’Egeo, oltre a guardacoste e a personale di Frontex (l’agenzia europea per il controllo delle frontiere).

Parallelamente, il governo greco ha decretato la sospensione per un mese di tutte le nuove richieste di asilo, in flagrante violazione del diritto internazionale e delle norme dell’Unione europea. Sebbene il provvedimento sia stato annullato il 2 aprile, chi cerca salvezza si vede ancora impedito l’accesso alla procedura d’asilo in quanto le attività del servizio greco che riceve le domande d’asilo sono state sospese il 13 marzo a causa del Covid-19.

Nelle isole dell’Egeo, chiunque sia approdato dopo il 1° marzo 2020 viene trattenuto arbitrariamente nelle strutture portuali o in altre aree, senza poter chiedere asilo e sempre a rischio di essere rimandato in Turchia o nello stato “di origine o di transito”. Solo sull’isola di Lesbo circa 500 persone, tra cui più di 200 minori, sono state tenute per 10 giorni a bordo di una nave della Marina greca di solito adibita al trasporto di carri armati e di altri veicoli militari. Altre centinaia di migranti e di richiedenti asilo sono stati trattenuti in altri porti dell’Egeo.

Il 20 marzo, le persone fino ad allora trattenute sulle isole sono state infine trasferite in più grandi centri di detenzione sulla terraferma, dove si trovano tuttora in attesa di una decisione sul rimpatrio e sempre senza poter presentare domanda d’asilo.

“La Grecia deve rapidamente cambiare atteggiamento e consentire ai nuovi arrivati di accedere alle procedure d’asilo e ai servizi essenziali. Devono trasferire queste persone dai centri di detenzione e dai campi insalubri verso strutture di accoglienza adeguate e sicure. La veloce diffusione del Covid-19 rende tutto questo ancora più urgente. Gli stati europei devono, in modo efficace e numericamente significativo, ricollocare i richiedenti asilo dalla Grecia e reinsediare i rifugiati che si trovano in Turchia. Nonostante tutti i necessari controlli sulla salute e le quarantene, il Covid-19 non può diventare una barriera per impedire alle persone costrette a fuggire dalle loro case di cercare salvezza“, ha concluso Moratti.

Commenti offerti da CComment

 

Blue Flower