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35 - Gli infermieri

Gli infermieri

I posti letto, infondo, non erano poi molti e non capivo come mai gli infermieri fossero sempre indaffarati come matti.

C'era il caposala, o coordinatore infermieristico, che ra un personaggio a se, sembrava vivere in un suo mondo particolare.

Lui lavorava per conto suo e se un paziente gli rivolgeva una domanda lui lo guardava e continuava col suo lavoro.

Era ovvio aspettare che avesse finito per non essere maleducati, ma lui passava direttamente ad altra attività, come se la presenza di un interlocutore non fosse cosa che lo riguardasse.

Dopo un po' alzava gli occhi e rispondeva: "si accomodi fuori che la chiamiamo noi".

Ovviamente questo non lo poteva dire ai ricoverati ed allora temporeggiava, evitava a priori la risposta.

La tecnica più consolidata era quella di mettersi davanti alla sua scrivania, porre la domanda a prescindere da qualunque cosa stesse facendo, e restare li fermi, ad osservarlo.

Il più delle volte erano risposte evasive, miranti ad evitare qualsiasi assunzione di responsabilità, altre, ma solo quando era assolutamente certo, riusciva a dirti in faccia le cose più sgradevoli come "lo sai che domani hai la gastroscopia alle quattro? " e se rispondevi, "no", lui controbatteva "nessuno te lo ha detto"; ma chi avrebbe dovuto dirmelo se non lui ?Era spesso depresso, anzi era spesso il modo di salutare "ciao, oggi sono depresso".

Gli impegni, appuntamenti di tutti i ricoverati e non erano scritti a matita su un librettino ma non ordinato per data, per nome o per altro ordine egli volesse, erano proprio alla rinfusa. Nessuna spunta di avviso, nessuna cancellazione di svolto, niente.

Mi sono spesso chiesto come diavolo facesse con la scrittura illeggibile, ma proprio geroglifici che utilizzava.

Un giorno telefonarono da un reparto, non ricordo quale, avvisando che avevo mancato un appuntamento.

Io mi scusai, ovviamente ma chiesi quando sarei stato informato, e lo chiesi a lui.

Tergiversò un po', dopo avermi ignorato per circa quattro o cinque minuti poi non rispose mi disse che me ne avrebbe fissato un'altro.

Prese il telefono e confermò che per un "non meglio identificato disguido" non mi ero presentato, e chiese il nuovo appuntamento.

Gli altri infermieri erano più o meno anonimi nel senso che facevano il loro lavoro e basta.

Uno in particolare, però, mi ha suggerito alcune riflessioni: lui era addetto esclusivamente al riassetto dei letti assieme ad un'altra signora.

Non c'era mattina che non raccontasse di cosa avevano mangiato e bevuto la sera precedente.

Doveva essere un po' infermiere ed un po' contadino perché mangiavano sempre pollame del suo, salame del suo, radicchio, insalata, cavoli dei suoi.

E che manicaretti doveva tirare fuori la signora perché erano molto ben variati e succulenti, anche per me che sono vegetariano.

Ma ad un vegetariano a digiuno finisce per fa voglia di mangiare anche il racconto di cibi di carne.

Poi c'era a, sempre gentilissima e con il sorriso sulle labbra; se doveva fare un prelievo (a parte che era bravissima) si scusava a priori per  eventuali errori, entrava nella stanza sempre con una mezza giravolta e uno squillante "come va ? " che imponeva allegria.

Salutava con cortesia ed affetto anche Milli e con lei riusciva a scambiare anche due chiacchiere tanto che la vigilia di Natale uscì dalla sua postazione di segreteria per abbracciare e salutarla con affetto, come due amiche.

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