ascherine la classifica della sicurezza

classifica di sicurezza

https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_aprile_16/coronavirus-mascherine-tutti-fase-2-classifica-sicurezza-564c1b60-7fda-11ea-8804-717fbf79e066.shtml

Quali mascherine scegliere per l’uso quotidiano come sarà quello della fase di ripartenza: meglio di stoffa o chirurgiche «classiche»? E i visori in plexiglas? Mini guida ai materiali, alle tipologia e anche al corretto utilizzo

Per la fase 2 probabilmente dovremmo abituarci a indossare mascherine a ogni uscita di casa. In alcune regioni è già obbligatorio e, considerando che non sempre la loro reperibilità è facile (per usare un eufemismo e non toccare l’argomento costi), dobbiamo adattarci a fare come possiamo perché la filosofia, in caso di mascherine e COVID-19, è “meglio che niente”: meglio coprirsi naso e bocca che non coprirseli affatto e adesso cerchiamo di stilare una “classifica” di cosa sarebbe più indicato usare. La guida è puramente pratica e vuole essere di facile utilizzo. C’è una questione materiali fondamentale e un’altra che riguarda il corretto utilizzo altrettanto fondamentale. Il fattore più importante per scegliere una mascherina (potendo scegliere) è il materiale.

Chirurgiche

Tra le mascherine chirurgiche e quelle di stoffa, sono meglio le «classiche» chirurgiche: limitano la diffusione nell’ambiente di particelle potenzialmente infettanti bloccando almeno il 95% dei virus in uscita. Non hanno una funzione filtrante in fase inspiratoria, pertanto non proteggono chi le porta dall’inalazione di particelle aeree di piccole dimensioni (aerosol), ma forniscono comunque una minima protezione anche a chi la indossa da droplets (goccioline) pesanti nell’ordine circa del 20-30%. Ovviamente meglio quelle prodotte rispettando le norme CE e dei Dispositivi Medici. Le mascherine chirurgiche, per essere sicure, devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNI EN 14683:2019 che prevede caratteristiche e metodi di prova, indicando i requisiti di: resistenza a schizzi liquidi, traspirabilità, efficienza di filtrazione batterica, pulizia da microbi.

PER APPROFONDIRE

Di stoffa

Le maschere di stoffa proteggono meno, soprattutto quando gli strati sono sottili e le trame del tessuto lasciano traspirare, ci sono studi sulla loro efficacia che comunque mostrano come siano “meglio che niente”: in qualche modo trattengono le particelle virali emesse da una persona malata, anche se proteggono poco in entrata. Ovviamente lo stesso discorso vale per le sciarpe, ma siccome una buona parte della sicurezza delle mascherine viene dall’aderenza al viso, va da sé che la sciarpa è la scelta meno indicata tra tutte. «Sciarpe e foulard servono soprattutto a limitare la diffusione dei droplets da persone potenzialmente asintomatiche e quindi inconsapevolmente contagiose, ma hanno un potere filtrante minimo per chi li indossa soprattutto perché non aderiscono bene al volto come può fare una mascherina», spiega il virologo Fabrizio Pregliasco.

FFP1

Salendo nel livello di protezione, un’alternativa alla chirurgica (e un buon compromesso) sono le FFP1, che hanno un’efficacia filtrante del 80%. Proteggono gli altri, ma in buona parte anche se stessi. «Rendono però la respirazione più difficoltosa e non si adattano al viso se si ha la barba. Se dotata di valvola non ha una funzione filtrante in fase espiratoria: significa che chi la indossa protegge se stesso ma non gli altri perché dalla valvola può uscire materiale infetto se chi la indossa è positivo (anche inconsapevole) a Covid-19», spiega l’esperto. No alle valvole quindi, che non proteggono le altre persone, e questo vale per qualunque tipologia di mascherina per la popolazione.


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