E' andato tutto bene, anche a voi ?

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le "mie" amate Donne

A Voi come è andata ?

A voi come è andata ?

CON I MIEI FRATELLI

Manca Chiara che non era ancora nata

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01-09LA BARBA

La mia barba, benché non sia mai stata una barba ispida e folta, cominciò veramente a darmi fastidio: sotto i cerotti, messi, sovrapposti, rimessi, aggiunti, riposizionati, il prurito era veramente un qualcosa in più di cui non avevo bisogno ed il pensare che sarebbe bastata una veloce rasatura per risolvere almeno questo problema, mi irritava veramente molto. Un bel giorno, un infermiere speciale, che normalmente era impegnato nel turno di notte, si presentò durante il giorno. Era giovane, con una barba di due giorni, a me sembrava l'unico reattivo di tutto il gruppo. Così aspettai che venisse in camera e lo arpionai chiedendogli di aiutarmi a fare la barba. Credo di averlo turbato e non poco perché subito mi disse che era impossibile rimuovere la medicazione e sostituirla. Come potevo gli feci intendere che era veramente una sofferenza la mia, non un capriccio, ai bordi della medicazione c'era un evidente arrossamento ed io lo imputavo alla barba ... ma ero senza lamette, sequestrate, schiuma da barba e quindi avrei avuto sicuramente bisogno di un complice. Mi confermò l'impossibilità e mi chiusa l'argomento, Venne lui, più tardi, evidentemente si era nel frattempo studiato la situazione dei turni, e mi portò il necessario per rasarmi però ad una condizione e cioè che io non rivelassi mai come lo avevo recuperato. Lo rassicurai che avrei detto che avevo comprato tutto giù dal giornalaio, dove vendono tutto, e che come mi ero procurato il denaro ( sequestrato anche quello ) avrei detto che avevo fatto l'acquisto racimolando tutte le monetine dalle tasche... su quelle i medici non avevano effettuato controlli. Mi lasciò in camera e mi disse di richiamarlo andandolo a cercare e non suonando il campanello, appena avessi finito. Molto furtivamente mi accomodai in bagno e realizzai che non avevo la possibilità di chiudermici dentro a chiave, ma non avevo capito - sinceramente - da chi dovevo nascondermi perché medici, nel pomeriggio certamente non se ne erano visti mai, quindi doveva essere da altri infermieri, forse c'erano i cosiddetti spioni ? Ma spioni di cosa, di uno che si rade la barba ? Non riuscii a darmi risposte plausibili, comunque in modo autonomo ed empirico, ma coscienzioso, mi tolsi l'intera medicazione e cominciai a bagnarmi il collo e a stenderci su un po' di crema d barba, curando con attenzione di non farne finire sopra alla ferita o la cannula. Quando scoprii la ferita, presi paura, non mi aspettavo un taglio così lungo, diramato, una cucitura raffazzonata e che formasse un cordolo legato da punti neri come fosse il fondo di un sacco di juta. Mi prese, sinceramente, il desiderio di lavarmi un po', di ammorbidire delicatamente quei grumi di sangue ma vinse la ragione e considerai che almeno ci sarebbe voluta dell'acqua ossigenata o comunque del disinfettante, delle garze. No, non era proprio il caso di cercare grane. Mi limitai quindi alla rasatura, ma sempre un po' in ansia che non entrasse nessuno, che nessuno se ne accorgesse, anche se proprio non capivo da chi e da cosa e perché dovevo fuggire, scappare, non farmi trovare. Ero sempre a letto quindi la mia assenza poteva insospettire anche al solo passaggio in corridoio e l'ispezione in bagno non mi avrebbe certo stupito. Finii ed andai a chiamare, dopo aver nascosto bene rasoio e sapone, il mio "complice". Venne in camera e mi fece sedere sul letto con le spalle alla porta in modo che,mi spiegò, se passa qualcuno non vede cosa sto facendo, ovviamente parlò un po' da solo perché io proprio non ero in condizione di rispondergli, agitato com'ero dalla situazione assurda in cui mi trovavo. Cercai di dirgli che la medicazione, come me l'aveva fatta lui era molto migliore di come era stata fatta dal medico, più stabile e ben fasciante senza essere fastidiosa e lui mi commentò "speriamo che nessuno se ne accorga".

Non fu però che il fatto di riuscire a rasarmi o a cominciare ad amministrare la mia vita, mi esentasse dalla mia terapia farmacologica di benzodiazepina. Molto spesso, difatti, restavo a letto a dormire o a vegetare. Un pomeriggio, mentre ero a letto, passò l'infermiere che io ritenevo il più odioso, viscido fra tutti: camminava spesso lungo i muri con percorsi che seguivano i perimetri delle stanze ed ogni tanto sembrava dover trovare conferma della presenza del muro strisciando il dorso della mano sullo smalto ruvido verdino dei corridoi e delle stanze. Si fermò davanti al mio letto, cosa fosse venuto a fare non lo so perché restai fermo immobile. Lui appoggiò le mani al tubo di alluminio a capo del letto, stette un po' a guardarmi, io ne percepii la presenza ma non compresi perché mi stesse osservando. Ad un certo puto uscì con una frase che mi ferì profondamente: " ti sta bene, così impari a fumare, magari peggio ". Decisi che dal quel momento lo dovevo odiare e che non mi sarei mai fatto aiutare in nulle e per nulla da lui neanche se avessi avuto una situazione estrema. A mio avviso dimostrò una inciviltà umana da disperezzo, ed il mio disprezzo ottenne, dimostrato con una assoluta indifferenza alla sua esistenza.

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