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INTERNET IN AZIENDA

Pensare di poter “lanciare una stampa” dalla sede di Venezia  che la stessa venisse di fatto eseguita a Parigi era, all’epoca, una rivoluzione: non era nemmeno necessario un corriere, la posta, una missiva …. Più tardi, da Parigi potevano leggere le disponibilità di ogni singolo articolo direttamente dal loro schermo senza telefonate a Venezia. Potevano trasmettere direttamente loro gli ordini, verificare se erano spediti. Ci volle un po’ di digestivo per riuscire ad assimilare tutte queste novità in brevissimo tempo. Di fatto il Presidente, chiuse la collaborazione con la Nixdorf, e questo nel giro di pochi giorni, e dopo aver ascoltato anche i suggerimenti di Leber, fece un acquisto “folle” ( considerato tale all’epoca) ed investì sul server più aggiornato del momento un IBM-AS400 che poi, alla distanza, si rivelò una scelta ottima. Per lavorare sull’ AS400 necessitava di programmatori che lo conoscessero a fondo e che lo potessero far rendere quello che poteva esprimere al massimo delle sue possibilità. Certamente questo personaggio non pteva essere Rigoni. Entrarono in azienda due personaggi molto giovani, io almeno li repu9tavo tali perché erano più o meno miei coetanei ed affrontarono la programmazione partendo esattamente all’altro punto di vista di Rigoni e cioè prima si fa l’ analisi con i lavoratori, si approfondiscono tutte le casistiche, le priorità, le eccezioni, gli imprevisti e tutto quel che si poteva mettere dentro, poi loro facevano un riassunto generale che ci sottoponevano per approvazione o per leggere modifiche, fino ad arrivare ad una analisi completa per partire; analisi che ci avevano detto avrebbe dovuto proseguire per tutto il percorso e sul quale dovevamo avere la priorità assoluta, cosa che il Presidente ci ordinò più che accettarla. Devo dire che era un uomo molto lungimirante, in grado di programmare non il solo futuro prossimo ma anche quello a lunga distanza.

Si andava così formando un vero gruppo di lavoro di analisi aziendale composto da diverse persone: Annalisa, alter ego di Gino, che era sempre presente, appuntava tutto quello che si diceva per perché poi,alla fine, era lei che avrebbe dovuto presentare il riepilogo sula base del quale fare la prima valutazione, Vittorina, da sempre, come dire da quando si lavorava a schede magnetiche, la “donna informatica”e comunque esperta di tutte le problematiche di movimentazione del magazzino, Walter, l’astro nascente dell’informatico che gioca in casa, ed io che avrei dovuto curare tutta l’operazione di impianto dei dati e quindi inserirli nella nupova struttura chiamata “database”. Si lavorò per almeno quattro  mesi, tutte le mattine per poi poter recuperare nel pomeriggio, e talvolta anche a tarda sera, il lavoro di routine che veniva lasciato indietro ma ne uscimmo convinti tutti fino infondo. A questo punto si trattava di consegnare tutto il materiale del nostro studio ai programmatori ed attendere di fare qualche test di avvio. Le tempistiche non andavano bene al Presidente che, evidentemente mordeva il freno per poter partire ma si rendeva anche conto che l’errore di partire con una  software house incapace era stata tutta sua ed adesso non poteva che controllare che i tempi che davamo noi venissero rispettati. Noi vedevamo spessissimo Gino entrare nell’ufficio del Presidente per discutere, specificare, puntualizzare e contrattare perché oltre all’aspetto organizzativo lato approvvigionamenti, contemporaneamente andava avanti il progetto contabile che per l’Italia aveva un cerro tipo di esigenza ma per la Francia ne aveva della altre; basti pensare al metodo di distribuzione ch ein Italia poteva essere anche a corrispettivo con i privati mentre in Francia dovevano essere emesse due fatturazioni: una alla nostra sede ed una al cliente professionnel che poi si rivaleva sul cliente finale. In questo contesto tanto più evoluto di quello di partenza e buttato nel cestino, si inserivano anche delle “mire espansionistiche” del Presidente e cioè si ventilava l’imminente apertura dei altri tre punti vendita in Europa e cioè Germania, Inghilterra e Spagna, per poi volar oltre oceano ad aprire nella Grande mela, almeno un ufficio. Ciascuno stato, però, aveva delle normative differenti. Io sto parlando degli anni ’80 mante la prima configurazione di una “zona euro” veniva definita il 1° Gennaio del 2001 per concretizzarsi nella zona Shenghen il 26 Marzo del 1995 e quindi noi stavamo lavorando sul futuro abbattimento delle frontiere, dei dazi senza assolutamente poter prevedere l’ingresso di una valuta unica per gli Stati membri.

Io avevo raccolto un anno e mezzo prima, su delle “schedine di cartoncino” tutti i dati dei tessuti a magazzino ed a me risultavano molto più chiari e comprensibili quelle schede che i tabulati che ci poteva fornire la Nixdorf per cui proposi, emi fu data delega a decidere, di ripartire  con questa raccolta dati perché si poteva saltare il nuovo controllo della prima trasposizione da cartaceo a informatizzato e ripeterla con il nuovo AS400.  Dall’analisi di come poter passare dalla vecchia codifica, che era irrazionale, misi a punto un progetto sui singoli articoli nel rispetto totale, fatta qualche rara eccezione, delle nuove esigenze. Inutile scendere nel dettaglio in questa sede però l’esperienza fatta in precedenza, mi veva messo in condizione di lavorare con una prospettiva diversa. L’impostazione che poi intendeva dare Gino, sulla base di interfaccia  confronto di database, mi era entrata subito come schema di lavoro, la condividevo appieno, la capivo, perfino e quindi sono riuscito  svolgere la parte di lavoro che mi competeva, in un tempo da record e relativamente, con poca fatica. Sempre ammesso che soggettivamente sentissi io di meno la fatica perché così impostato il lavoro sembrava anche entusiasmante. Tutto il progetto, comunque, teneva conto delle esigenza di uscire poi anche su mercati alternativi per cui venivano già impostati, per esempio, i listini di acquisto per le non ancora esistenti filiali estere e di vendita, le composizioni dei tessuti, che per l’ America dovevano rispettare alcuni parametri in base ai quali, poi cambiavano anche di tariffa doganale, la previsione di  fatturazione in metri ed in iarde, in Franchi Francesi ed in £.st piuttosto che il $ U.S.A. e via dicendo, sperando di riuscire a prevedere tutto del futuro, che si rivelò una gran bella cosa, ma incompleta, ovviamente e quindi da aggiornare, poi, man mano che l’azienda si ingrandiva.

Mi domandavo spesso, in quel periodo, perché adesso, il mio approccio all’informatica fosse divenuto così gradevole e lo compresi bene dopo un chiarimento che mi diede Gino in seguito ad un mio dubbio: lui stava mettendo una macchina a disposizione dell’uomo, non pretendeva che l’uomo si adattasse alla macchina: un punto di partenza totalmente diverso dal precedente.

Noi avevamo realmente avviato una codifica degli articoli della collezione con moltissima cura e dovizia di dettagli, avevamo identificato una tipologie merceologica, una compositiva, una cromatica, ci avevano detto che per ogni caratteristica specifica dei tessuti noi potevamo inserire dei  “flag” delle speciali bandierine colorate  per poi ottenere dei dati statistici in base alla bandierina che inserivamo, e noi ne avevamo inserite veramente molte.

I programmatori, che nel frattempo avevano eseguito l’analisi aziendale anche negli altri ambienti dell’azienda, dal commerciale al contabile, al magazzino, ai negozi esterni nel giro di pochi mesi avevano iniziato anche a far “girare” i programmi con dei risultati decisamente incoraggianti se non fosse stato che la memoria centrale del computer, primo si surriscaldava in modo eccessivo e, secondo, era praticamente saturata. Che ogni operatore, in futuro, dovesse essere dotato di un personal computer, era già  stato messo in conto, ma l’espansione della memoria e la climatizzazione del locale del server, proprio no. Fu ovviamente fatto un preventivo di spesa e questa prevedeva un investimento tale da dover richiedere la convocazione del Consiglio di Amministrazione. Per me una nuova interessante occasione per imparare. La convocazione era stata fissata ma io, come altri, non potevamo presenziare per legge. Era quindi necessario che ci venissero fornite delle deleghe come consulenti e ciascuno per la consulenza che doveva dare al CDA. Io entravo come consulente per l’espansione del disco di memoria centrale; in sostanza io dovevo confermare che non c’erano dati dell’anagrafica inseriti in eccesso di zelo ma che erano tutti necessari ed utili ed eventualmente giustificarne la presenza. Il tutto mirava, eventualmente, a recuperare spazio nell’hard disk. Su questo  Gino mi aveva ampiamente rasserenato  perché mi spiegò che l’intera anagrafica articoli occupava una minima parte dello spazio disponibile e che in realtà la memoria, l’avevano consumata loro con i programmi. Ed io, visto l’ottimo rapporto di fiducia che avevo con lui, ero tranquillo ma molto incuriosito dalla la cosa. Oggi, trascorsi 35 anni, mi viene da sorridere all’idea che l’ampliamento in discussione era l’acquisto di un hard disk a campana da ben 500Mb. Oggi, un disco da 500Mb nemmeno lo fanno più: troppo piccolo, minimo si parte da 10.000Mb ( un terabyte) per qualsiasi piccolo portatile grande come una cartellina.

(1000Mb = 1Gb; 1000Gb = 1 Tb = 10.000 Mb); Ma allora erano veramente tanti e costava, la memoria, oltre 100 volte quello che costa oggi. L’assemblea fu fatta e risolta, almeno per quel che ne seppi io, in pochi minuti perché in buona sostanza, era solo il Presidente che prendeva decisioni, tutti gli altri si adattavano, chi più e chi meno, ovviamente; ma queste erano solo voci di corridoio.

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