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La visita del medico dell'ufficio legale

Che sia  la prima visita o la verifica delle condizioni di assegnazione dell'invalidità civile, si viene sempre e comunque convocati dall' Ufficio Legale dell' INPS. Non si tratta di un appuntamento "concordato" bensì di un invito perentorio da parte dell'Ufficio territoriale a presentarsi a visita in data ed ora stabiliti, pena la decadenza della domanda o del rinnovo  stesso. Viene raccomandato di portare, a visita, tutta la documentazione medica relativa allo stato di patologia ed anche copia fotostatica del tutto. Così feci la prima volta, ritrovandomi con un carrello di documenti da trascinare assieme alle copie.  A Venezia, l'Ufficio legale dell' INPS è molto facilmente raggiungibile da chi abita in terraferma. sono sufficienti una ventina di minuti di autobus per arrivare all'inizio del ponte della Libertà e poi da Piazzale Roma fare quattro passi districandosi tra ponti caratteristici ma per nulla attrezzati al passaggio degli invalidi (alla faccia della barriere architettoniche) 

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In ogni modo, già solo arrivare alla sede è un enorme problema.

Ovviamente una persona si affretta, si briga per non arrivare nemmeno con un solo minuto di ritardo. Quella mattina avevo pensato di muovermi con l'autobus, avrei potuto prenderlo vicino a casa, arrivare fino alla stazione di Mestre e da li prendere il primo bus in partenza per Venezia. Dalla discesa, a Venezia, non c'erano alternative, era da andare a piedi. Fare lo stesso tragitto in auto, sarebbe stato anche meno pesante, ma di poco, e soprattutto sarebbe stato molto più costoso. In ogni modo, trafelato, affaticato ed un po' ansimante, ero arrivato in orario. Smarrito mi sono messo a cercare una persona alla quale riferirmi e solo dopo circa cinque minuti è comparsa una impiegata quindi, una volta spiegato cosa ero andato a fare, mi ha chiesto un documento di identità e poi mi ha fatto una specie di intervista per sapere da quanto tempo non lavoravo più, come mai, cosa mi era successo ma sembrava farlo, più che altro, a titolo statistico: non mi sembrava la visita vera e propria tanto meno di un Medico legale. Non avevo affatto torto, finita questa breve chiacchierata mi invitò ad accomodarmi in sala di attesa che sarei stato chiamato.

Un'oretta, forse anche una e mezza dopo, è uscito un medico, penso perché era in camice bianco, che molto cortesemente mi ha invitato ad accomodarmi alla sua scrivania. Mi ha chiesto se avevo portato con me i documenti ed alla mia risposta affermativa, mi ha detto di produrgliela. Ora, io avevo predisposto tutto ed in assoluto, per ordine di data, prima l'anno, poi il mese quindi il giorno. Lui non ha fatto una piega, ha preso l'intero pacco composto da circa duecento pagine e lo ha scomposto cercando affannosamente solo le parti che interessavano  lui e che io non potevo certo prevedere. Ad un certo punto l'intera scrivania era ricoperta di fogli in un disordine tale da essere irrecuperabile. allibito e pure innervosito da questo atteggiamento, lo stavo a guardare mente continuava a girare e rigirare queste pagine finché, non potendo più trovare un bandolo, ha deciso di chiedere diretta,mente a me quali erano le patologie per le quali presentavo istanza di invalidità civile.

Non mi ci voleva molto a spiegare che ero malato di cancro alla gola, considerato che ero portatore di una evidente cannula tracheostomica e che per parlare dovevo chiuderla mentre che ero portatore di Siringomielia, lo spiegai mostrando la radiografia con la quale mi era stata comunicata questa tremenda patologia. Ho parlato per poco più di tre minuti e lui si è ributtato nella "carte". Io restavo sempre li, a disposizione, ma che ci fossi o meno non sembrava molto importante.

Dopo una mezzoretta durante la quale aveva analizzato tutto il mio incartamento, i ha spiegato che la patologia del tumore alla gola, lo svuotamento laterale, la necessità di portare la cannula tracheostomica, gli erano tutti elementi molto chiari, quello che non gli risultava affatto era la patologia neurologica di Siringomielia perché lui non riusciva proprio a vederla la cavità nel midollo spinale. Mi ha chiesto che tipo di disturbi avessi mentre io cercavo di spiegargli quanto a me aveva spiegato il Neurologo, primario all'ospedale di Mirano. Alla fine mi ha detto che non poteva che accattare la diagnosi, espressa in modo piuttosto chiaro, considerata la fonte, ma mi ha invitato a ricontattare il medico diagnosticante per una verifica della patologia a suo avviso inesistente. Io sono rimasto turbato perché per arrivare a questo riscontro, avevo superato diversi esami, un ricovero e pure due volte la rachicentesi. Un dialogo abbastanza sereno tanto che mi era sorto il dubbio che lui cominciasse a ritenere che io simulavo. Mi ha fatto i complimento per come, nonostante il pesante intervento alla gola, riuscivo a parlare e poi mi ha chiesto se lavoravo ancora presso la Ditta di tessuti per arredamento che era riportata nel mio curriculum vitae. Alla mia risposta affermativa, mi ha chiesto se potevo procurargli dei pannelli di tenda da arredare la parete alle sue spalle. A me è immediatamente scattata una molla per cui ho pensato che, forse, procurandogli il tessuto avrei passato con maggiore facilità la visita. La cosa, onestamente, mi è risultata decisamente scorretta per cui ho risposto che con il mio ruolo aziendale, al massimo avrei potuto procurargliele al prezzo riservato a noi dipendenti ma certamente non  titolo gratuito perché non era nelle mie possibilità. Non è successo nulla, mi ha salutato molto cordialmente avvisandomi che sarei stato chiamato dalla Commissione di valutazione Medica dell' ULSS alla quel avrebbe trasmesso la pratica. Alla fine di tutto, vedendomi rifare il mio bagaglio, mi ha chiesto se fossi arrivato da solo, con tutto quel peso ed alla mia risposta favorevole, mi chiarì che questo dimostrava una mia ancora validissima capacità di gestire la mia autonomia. Una cordiale stretta di mano e sono uscito.

Il rientro a casa è stato a dir poco drammatico: l'autobus, al capolinea di Venezia, non era ancora arrivato e quando ha aperto le porta, una marea di persone sono salite lasciando indietro me ed il mio carrello. A fatica ho conquistato il mio posto, stretto tra cinque sei persone per la prima fase del viaggio, quando da Venezia a Mestre l'autobus non fa fermate in quanto esiste solo il ponte. Quando ho visto la possibilità di scendere, credevo di soffocare:mi mancava l'aria e credo di essere stato sul punto di svenire. Sceso, una boccata d'aria fresa mi ha permesso di sedermi sul mio carrello ed attendere un nuovo autobus, possibilmente meno pieno. Quando sono arrivato a metà strada, però, ho chiamato  casa mia moglie che mi venisse, per piacere, a prendere perché stentavo a reggermi in piedi.  

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