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Incontro con il Professor Gastone

Mi presentai in clinica un po' imbarazzato dall'ambiente, una antica villa in pieno centro a Padova, vicinissima a Prato della Valle, una reception impeccabile che quasi metteva soggezione. La segretaria mi vide entrare ed io spiegai che avevo appuntamento con il Professor Gastone alle 16, senza specificare chi come e perché. Verificò il mio cognome e nome quindi mi accompagnò su per la scalinata in un corridoio lungo e ricco di porte, su una delle quali era scritto "Prof. Gastone" e li mi disse di attendere di essere chiamato che lo avrebbe avvisato del mio arrivo.

Intanto io mi guardavo intorno, incredulo che quegli spazi potessero essere dedicati ad una clinica.

L'orario fu sostanzialmente rispettato e fui non poco sorpreso nel trovarmi di fronte ad un uomo piuttosto maturo, con aspetto arcigno ed in una posizione un po' da gerarca, con i pugni chiusi sui fianchi ed i gomiti allargati,  il camice bianco ed il tono burbero. Lui non mi fece sedere sulla poltrona per l'anamnesi ma direttamente sul seggiolino per la visita, di alluminio, scomodissimo, con la sagoma delle natiche ed il poggiatesta sempre in alluminio. Evidentemente sapeva già che sarei andato con una lettera di presentazione del Primario De Paperis perché mi chiese subito di vederla. Mi domandavo chi poteva averglielo detto, o meglio, come De Paperoni poteva sapere che ero stato da De Paperis ... Mistero, ma non era il caso di chiedere, visto il tono severo della non conversazione. Lesse con attenzione in un silenzio che incuteva rispetto. Non fui ne diplomatico ne cortese, mi  "ordinò" di aprire la bocca quindi scaldò su una fiammella ad alcool, antico sistema antiappannamento, degli specchietti. Mi prese con forza la lingua che mi aveva chiesto di sporgere, quindi infilò specchietti abbassalingua e tutto quello che riteneva utile al suo scopo, ignorando ii miei conati e serrando sempre più fortemente la lingua., Poi disse "bene" e mi infilò in gola un dito, giù, profondo, fino a dove era riuscito ad arrivare. Quando finì la sua visita ero letteralmente sconvolto. Lui no, e cominciò a parlarmi, anche se non capivo proprio nulla... mi ci sarebbe voluto almeno il tempo di riprendermi così, praticamente, appresi l'esito della sua visita solo in seguito, rileggendo quanto aveva scritto a De Paperis ... Non mi diede la mano e mi disse, mentre stavo per uscire

" Se vuole la opero io, lei prende appuntamento con il Dott. Yoghi ( qui devo abbandonare i personaggi Disney solo perché Yoghi era il soprannome che ho deciso praticamente da subito) e si fa ricoverare nell'ospedale dove io ero primario prima di lavorare qui, poi vengo io, la opero e la seguo nel post intervento non si deve preoccupare di nulla, lo chiamo io e mi metto d'accordo, basta che mi faccia sapere ". Pensare che un chirurgo si muovesse per oltrre cento chilometri per operarmi, un Professore universitario, un luminare, non avevo dubbi nel dirgli di si, se non quello economico che avrei dovuto chiarire con Re leon. Già di mio ero preoccupato per chi avrebbe pagato per la mia tortura di quel giorno, e con lo stomaco ribaltato trovai la correttezza di chiedere dove avrei dovuto pagare la consultazione. Si sedete nuovamente alla scrivania e staccò un bigliettino che mi consegnò invitandomi a consegnarlo in segreteria, non c'era scritto nulla se non la sua firma. Ero talmente esagitato che salutai e passai prima in segreteria, dove cortesemente mi comunicarono che "era tutto a posto e che potevo andare" e poi, fuori, lessi quanto era scritto nella lettera che avrei dovuto riportare a De Paperis.

La lettera suonava così : " Caro De Paperis, la lesione laringea ( forma transglottica interessante c. vera, ventricoli e falsa ) mi sembra ancora, seppur estesa, relativamente circoscritta. Mi sembra quindi tale da giustificare un intervento di laringectomia parziale (Emilaringectomia destra). Ad ogni modo la decisione ultima non può che essere presa intraoperatoria a cielo aperto. Non essendoci linfonodi clinicamente apprezzabili, non farei (almeno per il momento) aggressioni sulle stazioni linfonodali del collo. Quello che lascia un po' perplesso è la lesione del palato molle. Dato l'es. della biopsia va evidentemente fatta una resezione del palato molle di dx però mi sembrerebbe giustificata anche una revisione del vetrino. L'esame del post operatorio risolverà ogni dilemma. Le ho espresso il mio punto di vista. Al paziente la decisione. Cordiali saluti "

Bene, eravamo a giovedì ed il giorno seguente avrei dovuto presentarmi da De Paperis per l'intervento, ma quando sono rientrato in azienda, era rientrato anche Re leon che giovedì mattina, subito, mio convocò nel suo ufficio per "chiedermi" come era andata ieri con il Professor Gastone. Io iniziai anche a riferire ma mi resi presto conto che il Professore aveva già parlato col presidente e che - sostanzialmente - avevano già deciso per me. Mi sono trovato a non avere scelta, l'idea di rifiutare un aiuto così importante mi sembrava a dir poco offensivo e d'altronde, mi aveva assicurato che non avrei speso una sola lira (eravamo ancora con le lire) perché si sarebbe occupato lui di tutto. Adesso il problema - per me - era tornare da De Paperis e spiegargli che il giorno seguente non sarei andato in sala operatoria nonostante fosse tutto pronto per me. Chiesi allora un appuntamento per il pomeriggio stesso spiegando alla sua assistente il motivo della mia richiesta e mi disse che mi avrebbe richiamato. Mentre attendevo, chiamai mio fratello maggiore a chiedergli se avesse potuto accompagnarmi per darmi coraggio e man forte perché anche rinunciare all'intervento così, all'ultimo istante mi sembrava problematico: temevo obiezioni e ostruzioni. Fissammo l'appuntamento ed all'ora stabilita ero da De Paperis con la lettera del Professor Gastone. Lucio, mio fratello, mi raggiunse direttamente in ospedale. Ero infinitamente teso. Entrammo dal Dott. De Paperis e cominciai a spiegare cosa era accaduto. Mi disse che nelle mani del Professor Gastone ero veramente in mani sicure, che la mia decisione era legittima ed anche logica e, al contrario di quanto mi aspettassi, lo trovai molto cordiale e per niente scocciato per la mia decisione. Ci salutammo quasi con cortesia e non mancò neanche di farmi gli auguri e di chiedermi di tenerlo comunque informato. Oramai la "notizia" era uscita e, ovviamente, nel giro di poche ore era diventata di dominio pubblico, a livello familiare, ovviamente così a sera iniziai a ricevere le prime telefonate di sostegno e di domande. Ero turbato e scosso. Venerdì, quindi, invece che presentarmi in ospedale per l'anestesia e l'intervento, mi ripresentai in ufficio,pensavo "al lavoro" ma la mia mente era talmente occupata dai pensieri ch emi rendevo conto di non essere redditizio. Mi chiamò subito Paperone e mi disse che avremmo telefonato subito ed assieme al Professor Gastone in moda da non perdere tempo. Fu un "giro di telefonate" tra persone importanti perché nel giro di poche decine di minuti mi venne confermato che avrei dovuto presentarmi in ospedale, da Yoghi il 15 Ottobre alle 7, a digiuno, per accertamenti di routine  e l'incontro preliminare con il chirurgo e l'anestesista per predisporre l'intervento il giorno 22 Ottobre 2001.

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