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Il mio incontro con Yoghi

Io lo pongo come presupposto, ma in realtà si tratta di una cosa che ho compreso solo in seguito: Yoghi aveva ereditato dal professor Gastone il primariato del reparto prima di lui, con l'accordo che gli avrebbe "prestato" l'intera struttura ospedaliera in occasioni come la mia. Comunque alla data ed all'ora fissata, sono andato,  questa volta accompagnato da mia madre che volle assolutamente venire con me benché già settantottenne. Yoghi fu estremamente esplicito, quasi brutale, mi spiegò che il Maestro ( così chiamava il Professor Gastone) mi avrebbe operato e che per me questo doveva essere un grande onore e che avrei dovuto essergli grato. Io sarei stato un suo paziente ( di Gastone ) ospite nel suo reparto. L'intervento si sarebbe svolto " a cielo aperto ", e mentre lo diceva mi sembrava un pappagallo più che yoghi, e poi partì con la descrizione "è necessario aprire la gola dal mento fino a sotto il pomo di Adamo, liberare completamente la trachea e quindi, dall'interno della gola rimuovere il tumore " questo si intendeva per cielo aperto. A questo punto svenni, giù, sulla poltroncina, mi risveglio a schiaffi yoghi, dopo avermi portato a braccia ( così mi riferì mia madre ) a stendermi su di una barella. Di li andammo poi in ambulatorio perché avremmo dovuto preparare tutti i documenti in ordine per il Maestro che non tollerava l'impreparazione e tantomeno l'improvvisazione. Ci trasferimmo e mi chiese le fotografie. " Le fotografie ? " chiesi io, ma da quando per un ricovero è necessario avere le fotografie ? Allora mi spiegò che si trattava delle fotografie scattate durante la laringoscopia, mi disse che erano delle polaroid a sfondo nero, con un cerchio in cui si sarebbe dovuto vedere in modo chiaro la presenza del tumore. Gli spiegai che io non le avevo mai viste, sempre ammesso che mi fossero state scattate e che non avevo idea di cosa parlasse. Allora mi disse che era necessario farle e quindi si avvicinò al laringoscopio ordinando all'infermiera di prepararglielo. E via nuovamente su per il naso e quindi giù in gola con il sondino, a scattare foto di quello che per me era una "cosa" incognita. Cominciai a pensare che a quel tipo di esame avrei dovuto abituarmi considerata la frequenza con la quale ciascuno si sentiva autorizzato a praticarmelo. Mi azzardai a chiedere quanto tempo sarebbe durato il ricovero ed egli  mi rispose che nel giro di una quindicina di giorni sarei tornato esattamente come prima. Questo mi rassicurò molto, non tanto la durata dl ricovero che a questo punto diventava abbastanza indifferente, quanto per il rientro ad una attività normale. Al lavoro, Paperone mi aveva assicurato che mi avrebbe aspettato per riprendere la mia attività di responsabile del reparto stilismo e progettazione, gli amici mi avevano raccomandato di "far presto" e sembrava che questa conferma di una assenza per una quindicina di giorni, coronasse tutti questi pensieri positivi ed allontanasse tutti i cattivi pensieri. Alla fine, pensai, si tratta di una quindicina di giorni, a farla lunga un mese, e poi si ricomincia  a vivere. Coraggio e avanti. Yoghi, poi, mi spiegò che il Maestro doveva avere da me l'autorizzazione a procedere, durante l'intervento, a procedere come meglio riteneva perché non avrebbe dovuto ne potuto operarmi, svegliarmi, chiedermi una autorizzazione e poi rimettermi in anestesia e continuare l'intervento. La cosa mi parve estremamente logica quindi firmai tutti i "permessi informati" (solo dopo ho esattamente capito cosa sono) man mano che me li sottoponeva. Mi aveva dedicato molto tempo e non mancò di sottolineare che avevo avuto questo trattamento di favore grazie alla mia conoscenza del Maestro perché normalmente i ricoveri non li seguiva lui personalmente ma che per l'occasione si era prestato. Ed io - non cosciente di cosa mi aspettava - lo ringraziai, pure dal profondo del mio cuore. Avevamo concluso quindi ci salutammo e ci demmo appuntamento alla settimana seguente. A casa continuavo a ripetermi che mi sembrava impossibile che fosse toccata proprio a me una cosa simile: erano cose che avevo sempre considerato dover succedere agli altri, e poi, solo neanche un paio di mesi prima stavo rientrando dalle ferie .. che sfortuna !

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