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Il ricovero

Il 22 Ottobre 2001 sono entrato in ospedale, accompagnato da mio fratello. Avevo nel cuore la rassegnazione, la paura e una sensazione di non essere nel posto giusto. Ho  riposto le mie cose nell'armadietto, sul comodino, mi sono svestito ed ho messo il pigiama, in un silenzio quasi assoluto nonostante gli sforzi di mio fratello di rassicurarmi. La mia stanza era l'ultima infondo al corridoio e mi pare di essere stato da solo anche se la stanza aveva due letti. Non mi ricordo il percorso dalla camera alla sala operatoria, credo che mi abbiano sedato profondamente già prima di muovermi. Da quella mattina del 22 sono rientrato in reparto il pomeriggio del 24 alle 14,00 ( leggo la scheda infermieristica ), alle 20 avevo la febbre a 38° ed hanno iniziato a somministrarmi dei tranquillanti, gocce di Serpax. Mi riferiscono che ho riposato poco ma che ho trascorso una notte tranquilla. Io di queste fasi non ho ricordi, riscontro, sempre dalla scheda infermieristica di essere stato medicato, visitato. Ricordo invece molto bene il sollievo seguito al dolore di quando mi hanno estratto il catetere urinario, il giorno 25. Avevo la testa ovattata e non capivo niente, tutto accadeva intorno a me senza lacuna consultazione, senza spiegazioni di sorta: passava un infermiere e mi dava una cosa, ne passava un'altro e mi cambiava la flebo, un'altro per "darmi da bere" nel senso che mi iniettava con una grossa siringa del liquido attraverso il sondino naso gastrico che collegava direttamente - attraverso il naso - con lo stomaco. Il 26 furono avvisati i miei familiari che avevo bisogno di assistenza notte e giorno: avevo la febbre molto alta e faticavo a riposare, questo lo ricordo molto bene perché le notti in particolare mi sembravano eterne.

La febbre continuava a persistere sopra ai 38° sia di giorno che di notte. A questo punto insorsero, nel personale infermieristico che io assumessi liquidi e farmaci personali e che mi fossi rimesso a fumare. Da tenere presente che i miei familiari certamente non mi avrebbero portato alcolici e tantomeno sigarette e che in ospedale non esisteva una tabaccheria e tantomeno un bar; l'unico posto dove poter prendere un caffè era alle famigerate macchinette che, tra l'altro, erano in fase di trasformazione per passare dalla lira all'euro per cui funzionavano a scatti. Fui denunciato ai medici. La febbre continuava a restare sopra ai 38° e scendeva solo con abbondanti dosi di novalgina. Eseguii una nuova fibroscopia, e sempre attraverso il naso andarono a verificare cosa succedeva in trachea. Erano le 14 e subito dopo mi si sfilò il sondino naso gastrico, ovviamente fu riportato che ero molto irrequieto, e questo poteva pur essere vero, ma che mi ero sfilato volutamente il sondino era proprio una diffamazione, ma tanto io non ero in grado di controbattere, potevano affermare quello che volevano, nessuno mi ascoltava, quindi la mia tensione aumentava ogni giorno. Alla fine della giostra chiamarono l'anestesista che mi fece propinare del sereprile, un farmaco destinato alla prevenzione di movimenti involontari degli arti, che comunque andava ad aggiungersi e non a sostituire i tranquillanti. In compenso mi prescrisse una visita psichiatrica urgente. Certo che nelle condizioni in cui ero mi sarebbe stato difficile anche reagire, tra tranquillanti, inibitori, febbre alta dolori, bende, cannula, sondino, flebo ...

Il giorno seguente un passaggio importantissimo: dopo avermi riposizionato il sondino naso gastrico, fui ricevuto dallo psichiatra. Mi aumentò ancora le dosi dei tranquillanti fino a farmi diventare uno zombi: non riuscivo a trattenere la saliva in bocca, sbavavo come un cane sotto il sole dopo una corsa. La pressione era bassissima, il morale più sotto ma in compenso ero "tranquillo". L'infermiere che mi seguiva durante la sera tardi e la notte, insisteva perché andassi almeno a guardare un po' di televisione, nella sala comune, ma mi addormentavo in poltrona, facevo fatica a camminare, doveva sorreggermi.  Quando la febbre salì oltre i 39° mi disposero una emocultura, e giù con novalgina per via endovena. La caposala chiese ai medici di farmi fare anche una radiografie al torace per timore di una possibile broncopolmonite ab ingestis, ma non fu disposta, dissero che non era necessaria.

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