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La medicazione del 1° novembre

fu una vera e propria tortura. Pensavo di andare in ambulatorio medicazioni e, come al solito farmi fare medicazione, pulizia intera ed esterna, rimozione e riposizionamento della cannula tracheostomica. Quando entrai, il medico, non ricordo neanche il nome, con un accento francese ( forse solo perché aveva la erre un po' moscia) mi disse che aveva avuto ordine, non ho capito se da Yoghi o dal Maestro, di posizionarmi un nuovo tipo di cannula. Mi tolse quindi la vecchia e mi fece la sterilizzazione, cosa che mi stupìnon poco perché solitamente si trattava di un lavaggio con acqua sterile e garze. Ni avvisò che sarebbe stato un po' doloroso, ma che avrei dovuto portare pazienza, che avrebbe fatto tutto con la massima cura, di stare tranquillo. Iniziò il suo intervento usando una pinza fatta a forma di imbuto, ma, stringendola, questa si apriva invece che serrare. Mi spiegò che si trattava di una pinza divaricatrice, che era usata per allargare il foro dello stoma e renderlo più facilmente lavorabile. Mi spruzzò anche un po' di anestetico, ma ben poco servì perché il dolore era fortissimo ed iniziai a sanguinare abbondantemente tanto che fu chiamata l'infermiera in assistenza per aspirarmi sia il sangue sia la saliva che gli espettorati che provenivano dalla tosse incontrollabile che l'operazione mi provocava. Dopo aver trafficato a lungo sullo stoma, si fece portare una cannula che assomigliava veramente molto alla tettarella di un biberon, molle e marrone e, a quanto potei vedere, estremamente grossa. Era molle, mentre quelle che avevano usato finora erano molto rigide, bianche. Cominciò quindi a spingere per tentare di inserire questa cannula che invece che penetrare nel mio collo continuava a piegarsi e proprio non ne voleva sapere di posizionarsi, Allora la estrasse, per quello che poteva essere inserita, e ricominciò con la pinza a dilatare il foro dello stoma. Credo di avere silenziosamente pianto dal dolore che il piangere era vietato come era vietato lamentarsi. Cominciò ad inveire contro il medico che gli aveva dato questo onere perché sostenne che si trattava di impresa impossibile se non in sede chirurgica. Evidentemente chi gli aveva dato quest'ordine doveva avere una grossa influenza in reparto perché insistette fino all'impossibile. Ad un certo punto esclamò testualmente " che venga lui a metterla se ne è capace " dopodiché estrasse tutto, riprese la mia cannula bianca che, considerata la violenza con la quale lo stoma era stato allargato, entrò senza nessunissimo problema. Si ricompose da uno stato di nervosismo e tensione che lo aveva assalito e mi disse quasi abbandonando il suo ruolo di medico ed assumendo quello di uomo " certo che lei ha una capacità di sopportazione del dolore .... ! " A me sarebbe venuta voglia di controbattere ma tra dolore e sfinimento, non trovai l'energia necessaria per mandarlo al diavolo. Mi liquidò dicendomi che mi avrebbero " fatto sapere ", ma cosa, mi chiedevo io ? Uscii dall'ambulatorio barcollando, stavo a malapena in piedi ma non fui accompagnato in camera, la strada la conoscevo. Mi misi a letto e mi consolai nel mio dolore, ferito come se avessi subito una violenza. Più tardi venne l'infermiere per l'assistenza della notte che mi chiese cosa era successo considerato che avevo il corpetto tutto sporco di sangue e di sputo .. cercai di farmi capire e cercai anche di spiegargli che la mia preoccupazione più grossa era di non avere sufficiente cambio di biancheria con me, che avrei dovuto scegliere se cambiarmi ora o l'indomani per presentarmi "decente" alla medicazione. Mi invitò alla tranquillità, e mi disse che avrebbe provveduto lui. Aveva lavorato come infermiere in quel reparto, ed io non  lo sapevo, ma molto serenamente andò nel ripostiglio della biancheria pulita e prese un camice bianco, pulito da sala operatoria. Venne da me e mi disse di togliermi la maglia e di tenere le mutande, benché sporche di sangue quindi mi infilò da dietro il camice e lo annodò. Mi disse che così, pulito, sarei stato meglio e che non avrei dovuto assolutamente preoccuparmi per la biancheria pulita che ci avrebbe sempre pensato lui. Mi stese nuovamente sul letto e mi calmò dolcemente. Fu allora che scoppiai in lacrime, convulse, irrefrenabili ma il pianto mi provocava una eccessiva congestione nasale e quindi non riuscivo a respirare. Dolcemente mi fece rilassare e riuscii a smettere di intasarmi e ripresi a respirare. Di li a poco ero partito con il sonno ristoratore. Avevo trovato una persona alla quale potevo dare la mia fiducia.  

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