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Ma dove era finito Yoghi ?

Dal ricovero non lo avevo più visto e mi rendevo conto che io non ero più Valentino, ma il paziente del Prof. Gastone o del Maestro per cui nulla veniva fatto senza sue precise disposizioni. Non ero più nella stanza infondo al corridoio ma in una stanza immediatamente adiacente alla stanza di servizio degli infermieri, praticamente la prima stanza, ed ero assolutamente da solo. Mi misuravano la febbre, mi davano farmaci ma non mi medicavano, non mi cambiavano neanche le garze e mi chiedevo perché. Tra l'altro la barba cominciava a crescere ed a darmi fastidio, ma mio fu detto di sopportare ed avere pazienza. Alle mie proteste per la sensazione di essere abbandonato mi risposero che ero seguito regolarmente e con attenzione, ma se leggo la scheda infermieristica vedo che il 27/10 è riportato un laconico "stazionario", il 28 non c'è scritto proprio nulla, neanche più la temperatura, il 29 "prosegue terapia", il 30 qualcosa in più tipo "si medica - stazionario", il 31 "si medica", il primo Novembre "stazionario". Finalmente il 2 Novembre, Venerdì, arrivò il Professor Gastone, ed allora rividi anche Yoghi, servizievole e disponibile, mi medicarono congiuntamente ed a mio ricordo, in modo molo doloroso, ma l'aria era talmente densa, il clima teso tra il Maestro e Yoghi che non sono riuscito a protestare, il dolore me lo tenni tutto, e senza protestare. Sentivo che tra loro protestavano perché la ferita chirurgica era trascurata e che era necessario "pulirla molto bene", che c'erano troppi edemi dell'intera struttura operatoria finché le parole "necrosi delle strutture sottostanti" mi apparvero chiare: c'era veramente qualcosa che non andava nel complesso, qualcosa di strutturale: nessuno prendeva iniziative - ed era negativo - se non c'era il Maestro.

Per rabbonire il Maestro, Yoghi gli disse che mi aveva sentito parlare e che era fantastico il risultato che, da grande professore quale era, aveva ottenuto con me, così mi  invitò  a dire qualcosa. Io mi sentivo impossibilitato a parlare, considerati dolore, il sondino naso gastrico, la cannula tracheale, i bendaggi e cercai di evitarmi questa enorme fatica, ma Yoghi insistette ed io riuscii a malapena ad emettere una specie di rutto o qualcosa di simile, prodotto accidentalmente e con grande fatica. Yoghi sembrava impazzito dalla gioia nel sentirmi parlare ed il Maestro gli disse che, forse, col tempo avrebbe anche potuto migliorare. Credo che se si può descrivere la sensazione del sangue che si raggela nelle vene, quello è stato il momento più crudele della mia vita fino a quel momento.

Avrei preferito mi avessero tagliato le gambe .. la mia voce, la mia storia, la mia vita,  a me che nel

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