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E nel 1988 avevamo messo su una band amatoriale. Basso, tastiera,chitarre, batteria e voce ... la mia !

Adesso era finita. Ma Yoghi ed il Maestro erano soddisfatti, veramente felici del risultato. Ma dove era finita la promessa "15 giorni e poi tutto come prima".

Poi Yoghi non lo rividi per molto tempo.

Mi resi conto che io non potevo interagire con gli altri, loro parlavano tra di loro e non mi guardavano il labiale per interpellarmi, decidevano tutto senza darmi il minimo "ascolto". Non avevano tempo per lasciarmi scrivere: avevano già deciso .. sta male ? Si, ( ed io pensavo no, non più di tanto) allora gli diamo un sedativo ( no, per carità ) ed il sedativo arrivava, e così per la fame, la sete, i bisogni fisiologici. Sapevano già tutto loro, anche quando avrei dovuto andare al bagno.

Il sondino naso gastrico è un tubicino trasparente del diametro esterno di circa 5 millimetri e interno di 4, entra da una delle narici e va direttamente, attraverso l'esofago, allo stomaco. Viene normalmente ancorato, dopo averlo deterso con benzina, al naso con un cerotto. Ci tengo a descrivere questo sussidio perché il giorno seguente, e non ho la più pallida idea come sia accaduto, questo sondino mi si sfilò dal naso, restando assolutamente inutilizzabile per nutrirmi. Ricordo bene di essere stato rimproverato molto bruscamente per "essermi rimosso il sondino da solo " e per quanto cercassi di chiarire che non era certo una operazione voluta, sembrava approfittassero della mia impossibilità di parlare per rincarare la dose. Poco dopo arrivò un infermiere, che avevo già cominciato ad odiare per gli atteggiamenti che assumeva, le movenze, i sentimenti, sempre rabbioso, sempre che camminava lungo i muri molto spesso sfiorandoli con il dorso della mano. Mi affrontò e, quasi con un ghigno sadico, mi disse che adesso che mi ero tolto il sondino, avrebbero dovuto nutrirmi per TPN (nutrizione parenterale totale e quindi via flebo) perché fino a lunedì non ci sarebbe stato un solo otorino in grado di riposizionarmi il sondino e se ne andò con un sorrisetto come dirmi "chi è causa del suo mal ...".

Compresi tutto poco dopo: arrivò con una enorme sacca trasparente, piena di un liquido bianco e denso, molto simile alla colla vinilica, mi riposizionò un ago per infusione molto grosso e mi collegò a questa sacca, fino a lunedì sarei rimasto con l'alimentazione direttamente in vena giorno e notte... a me sembrò che mi  venisse inferta una punizione per il mio misfatto. Mi chiedevo come era possibile che non ci fosse un otorinolaringoiatra "di turno" benché fosse sabato. Ci provò una dottoressa ma disse subito che non era il suo lavoro e quindi rinunciò praticamente subito. Furono due giorni, il sabato, l'intera domenica e l'intera mattinata di domenica, di tortura: l'ago mi faceva male, non sopportavo di essere stato punti per un evento per il quale mi era stata attribuita la responsabilità quando proprio non ci avevo messo nulla di mio. Io il sondino lo portavo a mo' di sigaretta spenta sopra l'orecchio, come mi avevano insegnato loro.

Il 5 Novembre. lunedì, grande svolta: considerato che il sondino naso gastrico era stato da me rimosso, fu deciso, dopo aver consultato telefonicamente il Maestro, di passarmi al training di deglutizione. Ero con il morale alle stelle, finalmente dopo 13 giorni avrei cominciato a mangiare davvero invece che farmi siringare gli alimenti attraverso un tubo. Purea di patate e stracchino, fantastico, appetitoso, saporito e buonissimo. Durante il pasto, però, gli alimenti non andavano esattamente giù nello stomaco ma fuoriuscivano dalla cannula tracheostomica, rischiando di finire direttamente nei polmoni e molto probabilmente nei polmoni diverso purè e stracchino finirono. Alla sera nulla, provai con un po' di the perché la nutrizionista non era in reparto e nessuno se la sentiva di darmi da mangiare. Il giorno seguente feci una fibroscopia di controllo dopodiché riprovarono con l'alimentazione normale coprendomi di lenzuola dal capo ai piedi. Il tutto funzionò abbastanza bene nonostante un po' di cibo andasse di traverso provocandomi dei potenti colpi di tosse. A sera, tecnicamente notte fonda per un ospedale, mi iniettarono un farmaco perché "agitato" e quindi venne riportato nella scheda infermieristica "Il paziente non reagisce ad alcuno stimolo". E vorrei vedere chi riusciva a reagire, mi avevano completamente inebetito.

In compenso, la mattina seguente mi fecero un'alta iniezione di tranquillante perché ero irrequieto. Non riuscivo o meglio non avevo voglia di provare a mangiare, troppa fatica. Mi "minacciarono" di farmi delle trasfusioni di sangue, a me non poteva interessare di meno, non mi avevano interpellato per niente ed adesso passavano alle minacce ? Io pensai " fate quello che volete come avete sempre fatto ". Ma per fare la trasfusione ci voleva l'approvazione del Maestro che non si fece vedere per diversi giorni. Nel frattempo fecero vari tentativi per farmi deglutire qualcosa da mangiare ma con risultati decisamente scadenti e sempre ipotizzando che io bevessi e fumassi. Mi sentivo realmente insultato da queste illazioni che poi venivano trasferite a medici e familiari come eventi certificati. Con un vero "lampo di genio" Yoghi si fece vedere ed arguì che era necessario assistermi durante i miei tentativi di alimentarmi e che non potevo essere abbandonato da solo. Venne riferito che tendevo a distrarmi durante i pasti e ad essere poco collaborativo, ma io non c'ero, avevo tanto di quel tranquillante in corpo che dovevano sorreggermi la testa che altrimenti andava a ciondoloni. Mangiai molto poco, continuamente disturbato dalla tosse causata, a loro dire dal fumo, a mio dal cibo che mi andava di traverso. Certo che a rivedere il calendario, fui lasciato in corsia, senza il cambio cannula, senza medicazione e senza assistenza medica dal giovedì al lunedì successivo. Ed il lunedì seguente avevo - sempre secondo loro - imparato a magiare regolarmente, questo alle 12, ma alle 22 viene avvisato Yoghi che non mi alimento affatto e che quindi da domani si dovrà tornare al sondino naso gastrico anche perché deglutendo il budino questo usciva dalla cannula invece che andare in esofago. Cominciai a dubitare fortemente che fino a che non fosse arrivato il Maestro, nulla si sarebbe mosso, ed intanto i giorni passavano.

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