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Di giorno stavo nell'androne del reparto, a contare e ricontare le piastrelle di marmo che erano chiare e scure, cercando di comprendere lo schema secondo il quale erano state posizionate a terra. Una noia infinita, il silenzio regnava ed era interrotto solo - e silenziosamente - dal brusio delle persone che venivano a farsi visitare per la routine ospedaliera. Rappresentavano, per me, l'unico vero spettacolo. Mi piaceva la loro posizione, liberi di entrare, farsi visitare e soprattutto uscire, all'aria aperta. La porta della terrazza era ermeticamente chiusa a chiave e neanche li si poteva accedere. La sala mensa mi era interdetta perché io non potevo mangiare assieme agli altri per via che mi sporcavo e generavo disturbo. L'unico accesso lo avevo alla sera "tardi" cioè dopo le 19, quando diventava sala televisione. Anche qui, comunque, c'era chi la faceva da padrone per cui i programmi erano sostanzialmente imposti e non potevo certo io, che non potevo parlare, discutere. Alla sera, poi, mi accompagnavano anche in sala televisione, ma per me era diventata più una enorme fatica che un piacere: ero talmente inebetito dai farmaci, che sbavavo continuamente, non riuscivo a trattenere nulla in bocca e la testa si reclinava inevitabilmente. L'infermiere privato che mi assisteva era anche molto motivato a tenermi un po' in piedi, a farmi camminare, ma l'unico vero desiderio che avevo io era di tornare a letto e dormire. In ogni caso ormai sapevo che se l'effetto dei tranquillanti fosse scemato, avrebbero provveduto a somministrarmene dell'altro ed a questo mi ero sostanzialmente rassegnato. Intanto continuavo ad avere la febbre piuttosto alta ma la cos non sembrava preoccupare nessuno, mi davano antipiretici senza approfondire la causa del permanere iperpiressia.

Nella stanza cominciava a "girare" un odore fetido di carne marcia, ma questo lo rilevavano solo i miei familiari, c'era da domandarsi se il personale medico e paramedico era abituato a quell'odore o se fosse da preoccuparsi realmente. Restai decisamente allibito quando mi resi conto di avere delle secrezioni dense e verdastre ( così descritte anche dagli infermieri ) e lo segnalai senza ricevere particolare attenzione, ovviamente. Solo a sera, e non so per interessamento di chi, mi fu comunicato che l'indomani avrei fatto una radiografia al torace e, prima, una broncoscopia.

La lastra radiografica arrivò in reparto, e come arrivò, sparì. Rivedendo a distanza l'esito della radiografia al torace, direi che aro stato colpito da una broncopolmonite ab ingestis, molto, troppo cibo, saliva, sangue, erano scesi nei polmoni e questo sosteneva evidentemente la febbre e lo stato di malessere. Ero sceso a 53 chili di peso conto i 65 che avevo prima dell'ingresso in ospedale. I miei studi seguenti mi portarono alla conclusione che ero affetto dalla polmonite ab ingestis, conosciuta anche con l’espressione comune di polmonite da aspirazione; è una forma di polmonite, caratterizzata dall’infiammazione dei polmoni e delle vie respiratorie, a causa di materiale estraneo che viene a contatto con questi organi. La respirazione di materiale estraneo avviene accidentalmente ed, in genere, ciò dipende da uno stato di incoscienza o di semi coscienza; l’aspirazione che porta alla polmonite ab ingestis, infatti, può avvenire se si è sotto gli effetti dell’anestesia, se sono stati assunti alcuni farmaci che riducono la prontezza di riflessi, se sono stati somministrati dei sedativi o in altre condizioni che comportano, comunque, uno stato di semi coscienza La diagnosi della polmonite ab ingestis, molto spesso, viene effettuata sulla base dei sintomi riportati dal paziente, in quanto questi sintomi sono piuttosto chiari; i principali sintomi della polmonite da aspirazione, infatti, sono: dolori del torace, tosse, secrezione di muco, sensazione di affaticamento, mancanza di respiro e febbre. In alcuni casi, la polmonite ab ingestis può presentare anche altri sintomi; sebbene questi sintomi siano meno frequenti, si ricorda che la polmonite da aspirazione può portare a una sudorazione eccessiva e ad una difficoltà nel deglutire. Per la diagnosi della polmonite ab ingestis può essere utile sottoporre il paziente ad alcuni esami. Una visita medica semplice, innanzitutto, permette di valutare le sue ed, in particolar modo, dei polmoni e del cuore: il medico, in genere, ascolta i polmoni, per rilevare eventuali suoni anomali, e misura la frequenza cardiaca. Alcuni test diagnostici che contribuiscono a confermare la diagnosi effettuata sono le analisi del sangue, attraverso le quali il medico può valutare le condizioni generali del paziente ed eventuali condizioni anomale riconducibili alla polmonite ab ingestis, la radiografia del torace, che permette di osservare la presenza di materiale estraneo all’interno dei polmoni, la coltura delle secrezioni nasali, attraverso la quale si riesce ad individuare l’origine dell’infiammazione nei polmoni, ed altri esami, come, ad esempio, la misura dei livelli di ossigeno in circolo nel sangue, che permette di valutare la funzionalità dei polmoni. La polmonite ab ingestis dipende dal contatto di materiale estraneo con i polmoni e non, come accade per le altre forme di polmonite, dall’azione di un agente patogeno, di conseguenza i farmaci utilizzati nel trattamento della polmonite comune potrebbero essere inefficaci contro la polmonite ab ingestis. In alcuni casi, comunque, vengono prescritti degli antibiotici, in modo da eliminare i batteri presenti nelle vie respiratorie, in quanto in questa condizione i polmoni sono più soggetti ad essere colpiti da patologie di qualsiasi genere, anche patologie di origine batterica, di conseguenza l’assunzione di antibiotici permette di tenere sotto controllo le condizioni degli organi del sistema respiratorio, prevenendo un eventuale peggioramento della polmonite. Il vero trattamento della polmonite ab ingestis, però, consiste nell’individuare le cause della polmonite e nel cercare di eliminarle: una delle cause più frequenti di polmonite da aspirazione è la respirazione involontaria di materiale estraneo dovuta ad una scorretta deglutizione; i disturbi che comportano una scorretta deglutizione devono essere trattati, in modo da prevenire che possa accadere nuovamente la respirazione involontaria di materiale estraneo. E' possibile prevenire la polmonite ab ingestis, evitando tutte quelle condizioni che potrebbero portare ad uno stato di semi coscienza o che potrebbero favorire una respirazione involontaria di materiale estraneo. A questo proposito, si ricorda, quindi, di evitare, se non viene prescritta da un medico perché necessaria, l’assunzione di sedativi o, comunque, di farmaci che portano ad uno stato di semi coscienza e di incoscienza; inoltre, è assolutamente necessario evitare un uso eccessivo di alcol, in quanto i danni causati dall’abuso di alcol non si limitano solamente ad una possibile aspirazione di materiale estraneo. Ovviamente a me non dissero nulla di tutto ciò, ma riferirono a mia sorella Mariapaola che durante la degenza avevo genericamente "bevuto" ( e nella fattispecie si alludeva esclusivamente ad alcolici ) e che avevo fumato. Questo, ovviamente rigirava l'intera frittata perché anziché semplicemente ammettere o considerare una sottovalutazione dell'assistenza e della riabilitazione, si era voluto responsabilizzare me dell'intero dramma che stavo vivendo. Anche l'atteggiamento che assunsero i miei parenti cambiò proprio per l'informazione falsa che avevano ricevuto. A mia madre ed a mio padre fu negato l'accesso alla mia camera e così, giustificandolo con la necessità di tenermi riguardato, mi isolarono ancora di più.

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