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RAPPORTO  CON  LA  LAGUNA

Nei canali lagunari e nelle zone scoperte dall'acqua, molti di noi pescavano per motivi abbastanza diversi: o per guadagnarsi da vivere (pescatori veri e propri), o per ridurre le spese alimentari (semipescatori, non professionisti), o per semplice diletto, come facevano i "cittadini" di Venezia.

Fra i non professionisti c'ero anch’io assieme a mio fratello gemello, Otello.

Noi usavamo strumenti rozzi, ma che avevamo imparato a gestire efficacemente

fiocina, paravanti, (rete da gestire a mano) o semplicemente usando le mani e talvolta persino i piedi.

   

Personalmente mi consideravo un discreto pescatore, ma Otello, col quale ci dividevamo i compiti, era di sicuro più abile di me: lui sapeva usare la fiocina in modo molto efficace, mentre io ero “specializzato" ad usare la rete a mano e a trovare fra il fango i vari tipi di crostacei.

Infatti, parallelamente alla pesca vera e propria, ci impegnavamo anche alla ricerca di molti crostacei, di cui non conoscevo il nome scientifico, ma di cui conoscevo bene - molto bene -  il nome nel dialetto veneziano.

A volte mi sentivo felice di portare a casa un bel cesto di pesce misto e di vari crostacei, perché mi sentivo "bravo" assieme al mio gemello.

Mi incoraggiava a sostenere la fatica l'apprezzamento dei famigliari, che ogni tanto si "sbilanciavano" con qualche complimento insolito.

Mi ricordo pure che tornavamo a casa con una grande fame, con una stanchezza ai limiti della sopportazione, ma anche con la certezza che specialmente mia madre ci voleva bene anche per tutto ciò!

Quando da adulto passo per le zone della mia pesca, provo una grande nostalgia e una antica voglia di ritornare a mettere i piedi e le mani in quell'acqua e in quel fango.

Anche durante le attuali notti insonni, mi rivedo in quelle acque lagunari, in quelle "cavanelle” (canali) vicine a casa, a spingere la mia rete a mano (paravanti), a catturare con le mani pesci e crostacei dal fango.

 A dormire mi aiuta il ricordo delle acque sempre o "in calo" o "in crescita", mai ferme e che condizionavano le ore della pesca nostra.

Le forme di pesca oggi non sono certamente quelle di una volta. Non ho più visto nella laguna persone con gli arnesi dei miei tempi giovanili e tanto meno con le mani nel fango alla ricerca dei crostacei, salvo qualche rara eccezione.

Quando oggi passo davanti alle pescherie di Mestre, vedo anche qualche pesce di "una volta", ma in sostanza vedo il pesce raccolto negli allevamenti o nel mare aperto.

Allora mi fermo un poco davanti alla "merce", poca, dei miei tempi giovanili.

La laguna, la pesca, sono rimaste dentro di me, come ricordo di vita intensa anche se povera e faticosissima.

Laguna e pesca mi ricordano come ero (eravamo) e come sono (siamo) oggi: che differenza abissale!

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