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Dalla  professione  alla  pensione

Fare il maestro di scuola elementare è stato per me un sogno realizzato con entusiasmo ed impegno "esagerati", non si trattava solo di guadagnarsi da vivere, ma anche di compiere una specie di missione.

Quando sono entrato nella famiglia degli educatori con posto e ruolo fisso, mi sono impegnato in modo piuttosto ingenuo: mi sentivo realizzato, riconosciuto come persona stimabile e benemerita, da rispettare!

Dopo una decina d'anni di carriera ho vinto un concorso di direttore didattico, che ho svolto per trenta anni.

Durante gli anni di lavoro nella scuola ho pure aiutato diversi giovani a prepararsi ai vari concorsi Magistrali.

Così la professione mi ha indotto a "fare scuola", ma anche a leggere molti testi classici della pedagogia, a studiare a fondo la legislazione scolastica.

Non ho dubitato che il mio impegno professionale fosse inutile: ho sempre creduto che anch’io, come tanti altri, avevo trovato il mio posto, il mio ruolo, un mio alto valore per il quale valeva la pena di spendersi meglio che si poteva.

La convinzione sul valore della mia attività mi ha aiutato anche a superare le inevitabili e molte difficoltà che ogni attività pubblica comporta, specie in una fase storica di molti cambiamenti e di infiniti vari problemi.

Sono giunto alla conclusione della mia attività professionale un po’ logorato per le diverse e inevitabili fatiche, ma sono rimasto abbastanza vitale per occuparmi , da pensionato di sessantacinque anni, ad attività di volontariato, specie con varie conversazioni presso le università della terza età e con gruppi di giovani organizzati dalle parrocchie di Mestre e dintorni.

Così il mio periodo pensionistico dura da circa venti anni, occupandomi di attività congeniali e stimolanti per me.

Mi rendo conto che presto dovrò finire tali attività per dedicarmi solamente ad impegni culturali, fin che avrò fiato e fin che conserverò una certa autonomia personale e fisica.

Lasciando la professione mi sono sentito un po’ smarrito e un po’ eccitato: perdevo un ruolo importante per me e acquistavo una libertà mai provata prima.

La vita senza impegni di lavoro mi à apparsa diversa: prima avevo continui incontri con le persone interessate alla scuola, poi, un po’ alla volta, mi incontravo con concittadini interessati alla scuola ma non più direttamente.

Anche a distanza di tanti anni diverse persone mi salutano ricordandomi gli anni passati "assieme", ma ricordandomi della nostra amicizia, confidenza, solidarietà , molto più che del nostro rapporto burocratico.

La vita professionale continua, in un certo modo, a vivere in me anche nella vita da pensionato.

Nulla di ciò che sono riuscito a fare di significativo mi è estraneo: il mio passato rivive nei ricordi e mi fa bene.

Ritengo che non contano tanto le attività puramente amministrative svolte, ma piuttosto i rapporti umani che ho avuto la fortuna di realizzare.

Non ritengo di potermi compiacere di me stesso, ma piuttosto di considerare un bene inestimabile il rispetto e la benevolenza di molte persone che ho incontrato nella scuola.

Quanti ricordi intensi riemergono pensando alle tante, tantissime persone, che mi hanno aiutato ad avere fiducia nelle persone, che mi risultano generose ed amabili.

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