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Sveglie ripetute

“Valentino fidati siamo qui noi a controllare che tu non possa soffocare”.

Così, sottovoce, mi diceva la Dottoressa del reparto di rianimazione.

I miei pensieri  erano molto meno sussurrati dentro erano un urlo taciuto:

Ma tu che dici questo, hai mai vissuto l’esperienza che ti manchi gradualmente l’ossigeno nei polmoni, che ti sembri di soffocare poco a poco ?”

Senza scendere troppo nei dettagli, ero aiutato a respirare da una macchina che mi “passava” una quota di aria e ossigeno prestabilite, tutto chiarissimo, nella teoria, tutto un circuito chiuso ne un alito di aria in più ne uno in meno, nessuna possibilità di un respiro profondo ne di una pausa.

E' esattamente come chiedere ad una persona che soffre di claustrofobia di andare su e giù in un piccolo ascensore tutta la notte .. tanto è tutto programmato, due minuti sale due minuti scende, la luce non ti serve e neanche la pulsantiera.

Ore 21, si parte per affrontare la notte, mi viene dato un tranquillante, credo una benzodiazepina ad emivita breve  dal tipo inizio effetto immediato, cessazione effetto 4 ore.

Verso mezzanotte una voce sussurrata:

Dormi pure Valentino sto solo facendo i 4 prelievi ematici “, come se uno non si sentisse prelevare il sangue e di conseguenza non si svegliasse.

La pretesa mi era sembrata a quel punto assurda: avrei dovuto secondo loro dormire “a comando ? ” accendi e spegni ? e sempre con la pompa di ossigeno a circuito chiuso innestata ?

Ma vi rendete conto”  veniva da urlare “ che mi chiedete di mettere la testa dentro un sacchetto di nylon e di dormire tranquillo tanto io respiro dal vostro tubo?

Oltretutto ogni tanto mi svegliate e pretendete che riprenda il mio sono e la mia serenità

Cercai di far leva sulla mi autostima: sapevo che se avessi voluto avrei mantenuto la calma. Ripensai a quando ebbi un’esperienza simile e, poiché non riuscivo a calmarmi, fui legato polsi e caviglie al letto, un esperienza traumatica, da film dell'orrore.

Decisi che non avrei rifatto quella ancor più tremenda esperienza, ma forse i tempi erano cambiati in dieci anni, o forse i metodi di un ospedale non coincidono con quelli di un'altro.

Eravamo senza campanello di chiamata: tutto era affidato alle macchine, anche gli allarmi.

Iniziai allora, uno alla volta, a disinserire i monitoraggi          per verificare quale ci metteva meno ad inviare l’allarme.

Cercai di fare il tutto senza farmi "beccare" aspettando tra un controllo e l'altro.

Verificai che il più veloce era l'arresto cardiaco, staccata quella sonda l’allarme partiva immediato.

Con quella sonda in mano, decisi che non avrei preso sonno fino al  mattino.

Credo però che proprio quell'allarme mi abbia concesso di "chiudere un occhio" ogni tanto.

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