siamo europei

SIAMO EUROPEI

EUROPA

siamo in Europa

Insieme più forti nel mondo.

Insieme più forti nel mondo.

Meno deficit più bilancio europeo.

Meno deficit più bilancio europeo.

Meno deficit più bilancio europeo.

COOKIE

COOKIE

GDPR

General Data Protection Regulation

Lo scopo del GDPR è quello di tutelare il diritto delle persone ad avere il controllo totale delle informazioni che le riguardano.

Write a comment

La cultura fotografica degli anni Sessanta, anni in cui cambia la fotografia e il suo rapporto con la società, lo spazio urbano, l’ambiente, la cultura, l’arte, il lavoro.

Dal convegno nazionale di fotografia del 1959, a Sesto San Giovanni, che conclude la grande Rassegna della fotografia italiana cui partecipano tutti i protagonisti della  italiana, al convegno di Verbania del 1969 – promosso dal CIFe (Centro Informazioni Ferraniascena  )e dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – i fotografi italiani operano un progressivo distacco dall’ambiente amatoriale, pur molto radicato, per cercare nuovi e più consapevoli ruoli, nel confronto con la cultura internazionale, la politica, la società, l’arte.

In particolare, l’incontro di Verbania risente dell’acceso clima politico e vede confrontarsi opposte concezioni della fotografia ove prevale quella d’impegno sociale e politico, documentaria e di reportage.

La fotografia ha guardato questo periodo interrogandosi sulle proprie specificità e dialogando con il mondo culturale e artistico, dell’architettura e del design.

La figura del fotografo ha cominciato ad allontanarsi dal mondo amatoriale, cui apparteneva, per configurarsi in modo nuovo e secondo direzioni spesso inaspettate.

Nuovi percorsi, anche di tipo sperimentale, sono stati aperti per l’immagine, in tutti i campi, dall’arte, alla moda, al cinema, allo spettacolo, all’architettura e al design mentre si affermava il foto-giornalismo impegnato che rifletteva gli aspetti, anche contraddittori, dei mutamenti sociali. La fotografia narrava mondi diversi, come quelli operaio e contadino, e catturava, in senso profondo, la cultura e le tradizioni di un territorio, spesso dando vita a immagini poi divenute “iconiche” e rappresentative del miracolo economico, dello sviluppo delle infrastrutture, dell’emigrazione e delle condizioni del Sud Italia, delle contestazioni e degli eventi anche tragici.

Questo straordinario decennio – gli anni ’60 – sarà quindi rivisitato anche attraverso le ricche e variegate collezioni fotografiche degli archivi, musei e fondazioni che fanno parte di Rete Fotografia, insieme ai numerosi studi di fotografi professionisti che aderiscono all’ iniziativa.

Questa importante premessa è necessaria per spiegare che farsi fare non era affatto una cosa quotidiana, frequente, normale. Per farsi fare una fotografia ci si doveva fare la doccia, indossare abiti puliti, pettinarsi, avere le scarpe pulite, il colletto del grembiule stirato e se le ginocchia erano ferite nel gioco, si dovevano coprire. Era un rito, una cosa assolutamente eccezionale. Nessuno aveva la forza economica per potersi comprare una "macchina fotografica" e poi c'era il costo della pellicola e della stampa che raggiungevano costi da "ricchi". C'era poi l'interesse che era decisamente scarso perché le priorità erano totalmente diverse come la casa in primis, il lavoro, il cibo, le bollette come acqua e luce perché gas, telefono e quelle normali oggi erano ancora nei programmi di una rinascita in atto. Poi, bisognava chiamare il fotografo o avere la fortuna di avere uno "zio", dotato di "macchina fotografica" che si mettesse a disposizione con la sua per fare uno o al massimo due scatti ed avere fiducia che sapesse usare quella macchina sulla quale era necessario regolare la messa a fuoco, la luminosità, gli "asa" della pellicola, mai in controluce, sempre fermi, fotografo e soggetti. Poi la stampa, massimo, se veniva proprio bene, era una copia ed il negativo, perché allora si usava la pellicola che determinava prima un riscontro contrario a quello desiderato, lo teneva sempre il fotografo e quindi sarebbe stato a lui da richiedere una improbabile copia.

 E prima, com'era ?

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta