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6 Dicembre 2011

La seconda falla

La giornata scorre, so che devo solo avere pazienza perché dopo questa ce ne sarà un’altra e poi  un’altra ancora quindi nessuna fretta, l'importante è che il decorso sia normale, che non ci siano anomalie, sorprese.

Verso sera  una brutta reazione del mio organismo, improvvisa.

Possibile un altro mio eccesso di sicurezza ? Qualcuno accenna al nervo vago, io ipotizzo un momento di panico profondo  !

Io non lo so ma anche questa volta è stato aspirando con la cannulina.

Ero con Milli e, a raccontarcelo, abbiamo visto due film diversi.

Io ricordo di essere mancato a letto,e poi di essere stato visto dal medico di guardia del quale ricordo la frase, in laringoscopia “non vedo ostruzioni”.

Poi una lunga laringoscopia.

Io ricordo perfettamente l’ostruzione che si vedeva a fine cannula, come se il tessuto della trachea fosse stato trascinato tutto a fondo.

Per fortuna – valutatomi – la vide anche il Medico  che decise di impiegare una cannula più lunga in modo da superare questo problema definito "stenosi laringea".

Durante la visita, avevo lo schermo esattamente in fronte a me, direi che potevo vederlo bene quanto il Medico e siccome ormai è un habitat che conosco, quello della mia gola, seguivo il tutto con la massima attenzione

Il Medico decise quindi, come detto, per una cannula molto più lunga, la procurò e me la inserì.

Mi sentivo tranquillo perché, al contrario di altri posti, non ero stato colpevolizzato per le mie azioni.

Ero abituato così: prima mi medicavano e mi rimettevano in ordine, poi partiva la sequenza di improperi e di sgridate, perché avevo fato questo invece di quello, perché questo non ero autorizzato a farlo.

Ricordo che in un precedente ricovero, un sabato mattino per errore mi sfilai il sondino naso gastrico, quello che in queste situazioni permette di mangiare; sembrava impossibile, ma in tutto l'ospedale non c'era un solo otorino in grado di riposizionarlo; mi dissero che era colpa mia, che dovevo prestare maggiore attenzione e adesso fino a lunedì mattina - e bisogna vedere a che ora - il problema non era risolvibile.

Mi caricarono su un treppiede una sacca enorme di un latte denso bianco e mi nutrirono via flebo per l'intero sabato, domenica e la prima parte della mattinata del lunedì.

Lo vissi come la più sconcertante delle pene, anche perché dovevo stare attento a non far sfilare il farfallino della flebo !

Mi sono reso conto che qui era tutta un'altra cosa, nessun dramma anzi, qualche sorriso e addirittura una scusa per il dolore o fastidio provocato nel reinserire il nuovo...

Sembrava veramente tutto risolto, trovata la causa, nessuna polemica, nessuna sofferenza ne fisica ne psicologica solo calma simpatia e volontà di risolvere.

Il mattino seguente è stato messo al corrente anche il “mio medico”, cioè il primario che ha approvato ed anzi si è informato sulla difficoltà dell'operazione.

Anche questo io lo considerai un "incidente di percorso", si trattava pur sempre di adattare il mio organismo ad una protesi esterna, ed una azione di rigetto era il minimo che potesse capitare.

Ne avevo già vissute altre difficoltà analoghe in passato e quindi non diedi più di tanto peso neanche a questo secondo episodio, anche se i medici, stavolta, avevano chiamato il personale di rianimazione ed erano venuti su di corsa trovandomi, però e per fortuna, già stabilizzato. Mili, al contrario, dice che hanno usato il defibrillatore, ma io non lo ricordo. Certo che questo secondo episodio non avrei dovuto sottovalutarlo, ma non avrei neanche saputo a cosa imputarlo e come evitarne altri.

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