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Mattinata intensa

Oggi, mattinata intensa: alle nove prelievo del sangue, alle dieci radioterapia, alle dieci e trenta la prima chemioterapia.

Il prelievo, ovviamente non ha comportato alcun problema a me, ma all'infermiera si, perché non riusciva ad effettuarlo.

La radioterapia, alla seconda esperienza, quindi oramai "un veterano" quindi, per il momento, l'unico problema è la puntualità.

Poi sono passato al reparto di terapia oncologica farmacologica, insomma, dove si va a fare la chemioterapia.

Era prevista una visita medica prima dell'infusione, ma in realtà si è trattato di una sequenza di informazioni sulla terapia, degli eventuali  effetti collaterali, dei farmaci da assumere in caso di ... e mi ha fatto tutta una serie di possibilità di effetti collaterali da far paura.

Mi sono spostato davanti all'entrata del servizio chemioterapico, ho consegnato i miei documenti di prenotazione e sono andato a sedermi in attesa di essere chiamato.

Il momento fatale è arrivato, una sala molto ampia, a semicerchio, con tutto intorno poltrone molto accoglienti tutte occupate da persone con flebo, intente a leggere, ascoltare musica, guardarsi intorno, chiacchierare come vecchi amici.

La mia cassettina contenente le soluzioni da iniettare era arrivata e l'infermiera ha iniziato subito a cercare "una buona vena", cosa difficilissima, visto che mi rimproverano spesso di "lasciarle a casa".

Comunque non era certo l'esperienza che le mancava quindi al solo secondo tentativo è iniziata l'operazione chemio.

Impressionano un po' gli strumenti utilizzati per il

"lavaggio", l'infusione del cortisone, insomma, tutte le operazioni preventive.

Poi parte la flebo ed allora è solo questione di pazienza, tanta pazienza.

La brutta notizia me l'ha data l'infermiera quando mi ha comunicato  che il medico mi aveva prescritto anche tre contenitori di soluzione fisiologica d mezzo litro ciascuno.

Poiché una certa esperienza in merito alle flebo me la sono fatta, ci sarebbe voluto un  minimo di un'ora ciascuno, il tempo che avevo "previsto" e cioè circa due ore, si moltiplicava per due volte e mezza.

Ma non c'erano alternative: le infermiere dovevano attenersi alla terapia scritta sulla mia scheda personale.

E' cominciato quindi il rito del farmaco.

Le raccomandazioni,  gradite:

  • tenga il braccio più fermo che può
  • se ha problemi, visto che non può parlare, alzi il braccio non usato per la flebo
  • se ha qualsiasi tipo di disturbo, chiami
  • se le brucia chiami
  • se deve andare alla toilette chiami
  • se ha desiderio di qualcosa da mangiare o bere chiami
  • se le pare che sia troppo veloce chiami

Insomma, in qualunque situazione di disagio, avrei potuto chiamare.

Ma non bastava: ogni tanto passava l'assistente a chiedere se andava tutto bene, se avevo nausea, capogiri, malori, sensazioni di brivido o calore, insomma mi sono sentito coccolato.

C'erano,inotre, le volontarie dell''AVAPO (Associazione Volontari Assistenza Pazienti Oncologici) che passavano con caramelle, acqua, caffè, cracker,  biscottini ed altro.

Per mia grandissima fortuna, e sottolineo fortuna, non ho avuto nessuno di questi sintomi o esigenze.

Devo dire però, che praticamente nessuno ha avuto bisogno di assistenza se non per andare al bagno, un signore anziano, io mi sono alzato, ho abbassato l'asta della flebo (per passare sotto le porte) e quindi, vista la mia autonomia, mi hanno lasciato andare senza assistenza.

Fuori dalla porta della sala, c'era indicato di lasciare fuori i cappotti e che era rigorosamente vietato l'uso dei cellulari.

Io mi sono attenuto alle regole ed ho trasferito in tasca portafogli ed il cellulare spento.

Non mi ero portato nulla da leggere, ma c'era musica di sottofondo, molto ben miscelata ed al volume perfetto per cui il tempo, alla fine non è sembrato così infinito.

Verso la fine mi sono anche appisolato dopo aver studiato e riscontrato che la poltrona con un telecomando poteva reclinarsi, far alzare le gambe eccetera.

Ero quindi molto rilassato: comodo, senza disturbi, senza dolori, garantito e controllato, non dovevo tenere d'occhio le flebo perché ci pensavano loro.

Mi rendevo conto che stavamo andando per le lunghe, ma ero tranquillo che i miei cari sapevano perfettamente dov'ero e cosa facevo e soprattutto che non gestivo io i  tempi.

Tutto ad un tratto ho sentito arrivare Milli,preoccupata che erano già trascorse le quattordici e trenta ed avrei dovuto essere a casa per le tredici, secondo i calcoli.

L'ho salutata, guardata e l'ho invitata ad andare a casa, a mangiare tranquillamente perché ne avrei avuto ancora per oltre mezz'ora.

Sembrava disorientata, poi le ho spiegato dei tre biberon che mi erano stati prescritti per la reidratazione e, siccome lei  era d'accordo che ne avevo bisogno, si è rasserenata e, spegandomi che era preoccupata che non mi fosse successo qualcosa, si è avviata verso casa.

Finito il mio "carico di liquidi" ho notato che il forellino lasciato dall'ago si è coagulato molto rapidamente e questo ha aggiunto una gioia alla gioia di aver finito: significava che non ero più a rischio di trombosi , le mie cure sul sangue erano a buon fine?.

Mi sono alzato cortesemente aiutato dall'infermiera per riassumere la posizione eretta, dopo 5 ore di seduta (erano circa le quindici) ma non ne ho manifestati e quindi mi ha lasciato andare salutandomi cordialmente.

Come al solito, camminavo per i corridoi dell'ospedale controllando le mie reazioni, sono passato al bagno a fare toilette allo stoma e quindi mi sono avviato verso la macchina.

Nell'entrare in macchina e metterla in moto mi chiedevo se ero realmente in condizione di guidare, quasi spaventato di non aver percepito una mutazione del mio corpo talmente lenta da non essermene accorto.

Mi sembrava tutto regolarissimo e quindi sono partito.

Neanche in macchina ho avuto problemi tranne una certa stanchezza, ma la giustificavo come naturale, considerato che ero uscito di casa alle otto e stavo rientrando alle quindici e trenta senza neanche aver potuto prendere una brioche e un caffè (non perché mi mancasse il tempo o il denaro, ma perché mi sarei sporcato fino alla cinta).

A casa ho mangiato un pezzetto di molica di pane per poter bere, finalmente, uno o più bicchieri di the freddo mentre Milli mi comunicava che gli esami del sangue  erano finalmente buoni e che aveva preso appuntamento con il medico di base per chiedere quali degli infiniti farmaci prescrittimi per "ogni evenienza" sarebbero stati utili. 

Ci ha consigliato di acquistarli "al bisogno" perché comprendevano tutte le casistiche di effetti riflessi alla chemio e quindi tutto ed il contrario di tutto.

E così abbiamo fatto.

Per gli esami del sangue mi è sembrato soddisfatto che dopo oltre ottanta iniezioni eravamo arrivati ai valori corretti e quindi adesso si trattava di mettere a punto la terapia di mantenimento.

Una cena leggera, un'occhiata al televisore e poi a nanna.

Ho passato una notte veramente tranquilla !

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