Sei qui

Write a comment

Il viaggio della speranza

Finalmente l'appuntamento venne organizzato.

Nik si era incontrato con il guru ed avevano concordato ilo mio viaggio della speranza.

Da casa mia allo studio del guru, c'erano circa 100 chilometri di distanza e l'appuntamento era alle 10 del mattino.

Sono quindi partito con debito anticipo per evitare di arrivare, per un qualsiasi motivo, in ritardo a quello che era l'appuntamento che sanciva quello che avrebbe dovuto essere il mio futuro di laringectomizzato.

Alle otto in punto ero in macchina.

Mi sono accorto che non avevo alcun documento di presentazione da parte di Nick e neanche una impegnativa del mio medico di base. Mi ha preso l'ansia. Oramai ero per strada e non potevo fare più nulla. Con me ovviamente c'era Milli.

Abbiamo fatto la strada quasi in silenzio: ciascuno di noi si domandava quale avrebbe potuto essere la sentenza.

Arrivati all'ospedale, cercammo di avvisare qualcuno del nostro arrivo in modo che il guru fosse avvisato della nostra presenza.

Ci ha ricevuto una gentilissima infermiera che ci ha invitati a sederci in sala di attesa perché le risultava il mio nominativo come "consulto" fuori dalle visite ordinarie del quale il guru era stato informato e che ci avrebbe chiamato lei.

Con Milli ci siamo guardati intorno: c'era veramente moltissima gente e tutti evidentemente con problemi alla gola.Ci siamo domandati se la parola "consulto" ci dava una priorità o se significava "per ultimi ".

Voleva dire per ultimi !

Alle tredici e trenta finalmente siamo stati ricevuti. Pochissime le parole di convenevoli si è passati immediatamente alla visita laringoscopica. Ricordo bene che il guru mi ha anestetizzato la narice destra e poi, evidentemente distratto dalle domande di Milli, mi ha inserito il sondino nella narice sinistra.

Poco male, ero ormai un abitué della laringoscopia: non poteva certamente esser uno sbaglio di narice a sconfortarmi.

La visità durò un po' tanto che il guru mi ha fatto i complimenti per il riuscire a sopportarla con finta indifferenza, tra un "deglutisca" ,un "respiri" ed un "dica eeeeee... ".

Alla fine della sua indagine nella mia gola, si è riseduto nella sua poltrona, si è sistemato con calma,ovviamente senza dire una sola parola.

Pendevamo dalle sue labbra ed ha me ha dato la sensazione che lo sapesse perfettamente e che si trattasse di una "posa". 

Finalmente dopo un po' si decise a parlare.

L'esordio no è stato promettente: mi ha detto che purtroppo,e già l'uso del "purtroppo" lascia presagire una problematica, la radioterapia non aveva prodotto il rigonfiamento dei tessuti della laringe e che quindi la fistola aperta tra trachea ed esofago era tuttora aperta.

Ma io questo lo sapevo perfettamente visto che non riuscivo ancora a bere senza irrorarmi collo e petto di liquido.

Mi ha detto poi che le soluzioni possibili erano due:la laringectomia totale,con conseguente perdita di voce ed olfatto oppure l'iniezione di un filler nei tessuti adiacenti alla fistola,nella speranza che potessero gonfiarsi fino alpunto di chiudere il passaggio e ridarmi la naturale deglutizione e, ovviamente, respirazione.

Mi sono azzardato a chiedere quante probabilità potevano esserci a fare quest'ultimi intervento, cioè usare il filler, per un bon risultato.

Mi ha detto che comunque si sarebbe dovuto attendere settembre o ottobre prima di "tentare" e poi il tutto era affidato alla fortuna o alla buona sorte, o a come reagivo io, messa in un modo o nell'altro, era sempre un semplice risultato casuale.

Ho chiesto se lui consiglierebbe l'una o l'altra soluzione, sottolineando che l'uso del filer avrebbe rischiato di riportarmi in sala operatoria a breve, e che attendere fino a ottobre (eravamo in maggio, per una soluzione non certa era un grosso dilemma.

Mi ha risposto con un sorrisetto, un annuire ad una sua personale riflessione,lasciandomi non poco interdetto.

Alla fine lui non aveva consigliato né l'una né l'altra soluzione, come altre volte mi ero sentito rispondere " al paziente la decisione ".

Mi ha detto che avrebbe telefonato lui al Nick e che forse tramite lui il suo pensiero sarebbe stato più chiaro.

Siamo usciti, più sconcertati, indecisi, sconfortati che mai: non ero riuscito a ricavare una sua personale indicazione sul da farsi, un chiarimento sul mio reale stato.

Continuavamo a ricordare, ciascuno, un'espressione, una parola, che avesse un significato che ci permettesse di interpretare il suo pensiero.

Alla fine, erano ormai le 14,30 passate, Milli si è bevuta un cappuccino ed io son o rimasto ad aspettarla perché non potevo ancora bere niente e non sapevo fino a quando questa situazione avrebbe dovuto durare.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta