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E adesso tocca a me

Questa settimana sento che qualcosa sta cambiando nella mia gola, sono un po’ smarrito, nonostante la mia proclamata esperienza.

Il gonfiore che percepisco potrebbe essere un buon segnale, ma potrebbe anche essere un segnale di infezione, di cattivo assorbimento delle cicatrici, non lo so, ma di fronte all’ipotesi di totalizzare la mia invalidita, qualunque cambiamento è gradito.

Decido, un martedì che sono tutti via di provare a mangiare senza utilizzare la cannula tracheostomica cuffiata, preparato all’evento della migrazione del cibo in trachea.

Mi ero convinto che sarei riuscito a mangiare normalmente  senza troppi problemi ma non potevo chiedere a Milli di essermi testimone e di aiuto: nemmeno i medici si erano finora assunti questa responsabilità.

Certo, se qualcosa andava storto avrei dovuto appellarmi all’esperienza ed accettare una parte del cibo nei polmoni, oppure riuscire a non tossire alla convulsione ma fare dei piccoli colpi di tosse controllati ed alternati a lentissime inspirazioni per non facilitare la discesa nella trachea.

Una serie di pensieri ai quali non trovavo risposte teoriche, solo la pratica avrebbe potuto darmi delle risposte effettive.

Ho preso “la forchetta a due mani” che il coraggio l’avevo trovato, ed ho inghiottito il primo boccone.

Qualche colpetto di tosse, controllato, la respirazione che cambia ritmo e modalità: la finestratura della mia cannula si occlude, da questo momento respiro solo attraverso lo stoma.

Calma, mi dico, ci stai riuscendo, devi prendere queste alterazioni come eventi ai quali non avevi pensato, ma che fanno parte delle logiche conseguenza del gesto che hai fatto.

Controllo che dalla cannula non  sia fuoriuscita  la benché minima parte di cibo. La cosa mi incoraggia e mi emoziona, quindi vado col secondo boccone, e poi il terzo e poi avanti.

Ad un certo punto mi domando se, occlusa la fistola, occlusa la finestratura, o non possa anche tentare di bere.

Sfrontatamente mi verso dell’ acqua e con calma bevo, la cosa mi riesce, non ho tosse, allora mi bevo tutto il bicchiere, che la sete era veramente diventata tanta.

Il mio esofago non era più abituato a ricevere il cibo in modo così diretto per cui non effettuava le dilatazioni corrette,m quello che un “normale” nonsi rende neanche conto che esista.

I bocconi erano andati giù tutti, avevo finito di mangiare senza la cuffiata.

Il mio entusiasmo era alle stelle: questo significava, di fatto ed ammesso che ci fossi riuscito ancora, evitare il cambio di cannula ogni volta che dovevo mangiare ed evitare soprattutto le sgradevoli conseguenze delle abrasioni tracheali e dei conati inevitabili che la cuffia provocava.

E questo sia prima che dopo il pranzo, la cena o la colazione.

Avrebbe potuto anche significare che dopo otto mesi di sofferenza avrei potuto – nel caso ne avessi avuto voglia – fermarmi in un bar, mangiare un croissant e bermi un caffè ?

Dio solo sa quanto avevo desiderato potermi bere un caffè mentre facevo la chemio e la radio, o anche solo un bicchiere d’acqua …

Zitto zitto ho fatto l amia toilette, per la prima volta senza conati e senza dolori, e mi sono accoccolato in divano soddisfatto della mia  incoscienza.

Milli è rientrata alla 17,30, come al solito, ma non le ho detto nulla, convinto  che si sarebbe fortemente risentita del mio esperimento senza assistenza.

All’ora di cena, come al solito, mi ha invitato ad andarmi a cambiare di cannula ed io mi sono presentato a tavola con la mia solita, che usoo durante tutto il giorno.

Sgranando gli occhi mi ha chiesto se intendevo mangiare così, ad altissimo rischio; le ho risposto di si e che avevo già provato a pranzo e che era andato tutto veramente alla grande.

Ed alla grande è andata anche la cena.

L’ho pregata di fissarmi al più presto un appuntamento con Nick per andare a discutere la cosa, ma senza anticipargliela.

Era martedì e l’appuntamento ( a dire il vero la telefonata è stata fatta di mercoledì) mi è stato fissato per venerdì alle 11,00.

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