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I bambini

Mi capita di trovarmi viso a viso con un bambino; i bambini di oggi sono molto educati e non fanno domande, non indicano con il dito.

I bambini però sono molto attenti alle persone che li circondano ed immediatamente si accorgono di quel “buco” coperto da una cannuccia che c’è sul mio collo.

Sono stato anche criticao per la disinvoltura con la quale me ne vado ingiro senza protezioni davanti allo stoma, ma più per una questione di igiene che di estetica.

I bambini sono tremendi, ti puntano gli occhi sulla cannula e non li distolgono mai, al massimo chiedono alla mamma o al papà che cos’è quella cosa che ha quel signore, e normalmente il genitore aggira la risposta e distoglie il piccolo da quel centro di attenzione.

Io normalmente mi lascio guardare e se mi viene posta una domanda ceco di rispondere con la massima sincerità e serenità: “è un tubicino che mi aiuta a respirare perché senza faccio fatica, ma lo ha messo un dottore, mica me la sono messa io da solo, e non fa male”, questa in sintesi la spiegazione che do.

Alcuni genitori sono felici che la risposta venga direttamente da me ed allora si “sciolgono” in approfondimenti “utili ai figli” come “vedi che male che fa il fumo” dogmatici sul fatto che un tumore alle corde vocali non possa dipendere che dal fumo di sigaretta.

Ma se il bimbo neanche ci ha mai pensato a mettersi a fumare, cosa tiri fuori questi discorsi …

Altri invece sorridono compiaciuti della risposta serana e rassicurante data al bambino anche se in cuor loro avrebbero preferito evitare l’incontro e l’argomento.

Solo in pochi, bimbi e genitori, affrontano l’argomento veramente senza imbarazzo.

Ma io mi chiedo, chi porta una protesi, sia essa un arto o una cannula, o una dentiera, deve starsene sempre a casa?

Io ho un ricordo di bambino quando un signore è arrivato in spiaggia, con calma si è tolto una gamba “ di legno” e si è tuffato in mare; è arrivato alla boa, traguardo non solo vitatissimo  a me,, ma valutato irraggiungibile, li si è girato ed è tornato a riva. Si è riposizionato la sua gamba al posto giusto, con l’aiuto di una stampella si è rimesso in piedi e quindi se n’è andato per i fatti suoi.

Ricordo l’ammirazione che ho provato: lui, con una sola gamba nuotava molto ma molto meglio non solo di me, ma anche del mio papà … e poi si era comportato con una tale atteggiamento normale che non mi ha destato alcuna impressione: sapevo che esistevano gli arti artificiali, ma non ne avevo semplicemente mai visto mettere e togliere uno. Adesso mi era successo.

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