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Internet

Ovviamente, da appassionato di informatica, mi eroportato in ospedale una di quelle "chiavette" che ti dnno la connessione mobile.

Ho provato a configurare il mio PC, ma niente da fare, sembrava di essere in un bunker. 

Allora mi sono informato se fosse sato pssibile avere un collegamento cablato: nella stanza arrivava la presa di rete e mi venne risposto di no perché nella rete dell'ospedale "girano" troppi dati sensibili.

Compresi e, unpo' rammaricato, cercai di consolarmi con del lavoro da farsi in locale.

Tra i miei figli ed i miei amici, ci sono diversi con attitudini spiccate all'informatica e quindi, a turno,provò la "sua chiavetta" mia figlia,io figlio, il compagno di mia sorella, e tutti, alla fine rinunciavano.

uello che era diventato comico (un po' patetico) era che nessuno voleva ammettere che la sua connessione non funzionasse e quindi passava l'ora di visita a smanettare sul computer ed alla fine si riprendeva le sue cose ed alzava le braccia in segno di sconforto.

Questa attività attorno allo schermo, attirava più o o meno l'attenzione di tutti il che, ad un certo punto, mi irritava.

Dato per assunto che evidentemente li, in quella stanza, il cemento armato dei muri oscurava ogni tipo di segnale, ritenevo inutile insistere trovando che c'erano cose più importanti di sui occuparsi.

Finché non è finito - in varie giornate - il giro delle chiavette personali, la vicenda non ha trovato pace.

Ma io la tranquillità di non essere connesso,l'avevo già recuperata ai primi due tentativi: con la mia e via cavo!

Non è una critica ai cari amici, e figli, che intendevano portarmi un motivo di distrazione, ma al fatto che ciascuno affermava cha "la sua" era migliore ....

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