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Il terzo ricovero da Yoghi e la macchina per Milli

Ero anche molto preoccupato per Sara, mia figlia, perché avevo l'impressione che stesse buttando la sua vita a Londra, ma era la sua vita, ed io in queste condizioni  ben poco potevo fare. Sua madre, la mia ex moglie, era pure andata a Londra, ma a me era stato vietato di prendere l'aereo per via della pressurizzazione. Avevo, sinceramente, anche molti altri pensieri che si affollavano nella mente. Sapevo benissimo della sua vita esagerata e non mi davo pace del fatto che c'era da parte mia una grossa responsabilità, con la separazione, per la sua fuga, ma cosa potevo fare in questi momenti ?

Il ricovero venne fissato per il giorno 6 febbraio 2002. Cercai di prepararmi a questo nuovo ricovero con il massimo di attenzione e preparazione. Con Milli ( ero affidato alla sua responsabilità ) andammo a comprare diversi corpetti bianchi, mutande dei pigiami, fazzoletti e tutto quello che poteva darmi la serenità di potermi cambiare e tenere in ordine tutti i giorni. Io, sinceramente, decisi ben poco perché ero sempre in uno stato di semi incoscienza a causa dei farmaci, e certo non fu gradevole uscire a fare compere con me, oltretutto ero sempre molto stanco, affaticato e desideravo sempre andare a letto. Mi era stato detto che sarebbe stato un ricovero di breve durata ma io non mi fidavo: volli tantissimo cambio di biancheria e tantissime scorte di tutto per evitarmi la sensazione di abbandono ( ingiustificata ) che avevo vissuto al primo ricovero. Milli, all'epoca, aveva una Fiat 500 Gran soleil, con un tettuccio apribile in tesuto che spifferava continuamente. Decisi quindi di andare dal RE LEON, direttamente, senza passare per la sua segretaria ne dai colleghi per chiedergli se potevo avere una delega notarile, firmata da lui, per consentire a Milli di usare la Fiat Marea per andare su e giù da Venezia alla clinica dove sarei stato nuovamente operato. Ottenni un si deciso ed immediato, e devo dire fu molto più semplice del previsto perché nel giro di due giorni avevo in mano iol documento da lui firmato, con tanto di firma autenticata dal notaio. Alla gradevole sorpresa di tanta disponibilità, non corrispose quella sgradevole di verificare che il suo amico Gastone lo aveva già messo al corrente di tutte le mie vicissitudini, ma proprio tutte, alla faccia della privacy ! Sapeva del dichiarato abuso alcolico, dei miei problemi psichiatrici, delle mie resistenze e, ovviamente, di tutte le responsabilità che mi erano state addossate. Restai letteralmente basito: ma come era possibile che persone che reputavo di un certo livello culturale ed etico, si trasmettessero informazioni così riservate, parlassero e sparlassero di me e per di più mi mettessero anche al corrente di questi loro dialoghi, come a dire attento perché tutto quello che fai o farai, potrà essere usato contro di te. Uscii irritatissimo da quell'incontro, sapeva cose che non avrebbe dovuto sapere, come uomo ed ancora di più come presidente della società e sostanzialmente mio datore di lavoro. Venne a sapere anche, sempre da Gastone, ovviamente informato da Yoghi, che non ero accompagnato da mia moglie ma da una "donna", oltre a mia sorella. Oggi direi ( veramente lo pensai anche allora) "cose da pazzi". Allora, da lui, seppi che sarebbe venuto ad operarmi personalmente il suo amico Gasone e questo destò in me una grande agitazione perché mi era stato promesso un intervento  tramite laringoscopia al laser mentre la fama del Pprofessor Gastone era quella di abile chirurgo. Cercò di consolarmi spiegandomi che ero nelle migliori mani d'Italia, ed io pensai anche che ero in mani molto anziane ed incapaci di utilizzare strumenti nuovi come il laringoscopio .... Pensai che quello che volevo, la macchina, l'avevo ottenuta e che non era in quella sede da trattare il tipo di intervento al quale sarei stato sottoposto. E poi, alla fine, ritenni che avrei avuto modo, nel tempo, di smentire, di far valere anche il mio punto di vista, di far comprendere .. pia illusione.

L'attesa fu straziante, gravida di dubbi, di incertezze, di paura. Ricordo che mi svegliavo spesso la notte con il timore di soffocare, dormii sempre sul fianco destro, che mi parve quello che mi consentiva una migliore respirazione, fino a sfinirmi, non mi giravo mai e tuta la parte destra del corpo mi si indolenziva, ma se mi giravo, mi girava la testa, se mi mettevo supino cominciavo a tossire, a pancia sotto non riuscivo a stare, qualche volta risolsi dormendo in poltrona o in divano. Riuscii anche ad ottenere, dalla direzione informatica dell'azienda, un computer portatile, un vecchio notebook in disuso e con quello cominciai a provare a passare un po' di tempo a "studiare" invece di disperdermi nel vuoto del televisore, nel buio dei pensieri o nell'ansia dell'attesa, si era ancora all'inizio dei "collegamenti facili" a internet, e ovviamente non avevo certo la connessione a casa, ma mi accontentavo.

Il grande giorno, il 6 febbraio, arrivò, inesorabile, da una parte ero preoccupatissimo e disilluso, dall'altra ero speranzoso di porre la parola fine a questa disavventura infinita. Ma Gastone, sarebbe arrivato o no ? Mi confermarono che il giorno seguente sarei stato operato, con il laser, niente di importante, tranquillo, mi dissero. E mi misero a digiuno. L'unica cosa mi tolsero ancora dei punti di sutura dell'intervento precedente, residui bellici ... La mattina seguente mi chiamarono, ero già sveglio da lungo tempo perché mi avevano sospeso la terapia con la benzodiazepina. Poi sedazione, anestesia e più nulla. Mi svegliai ripetutamente nel pomeriggio, ma in uno stato di incoscienza. Verso sera ebbi la terribile, inspiegabile, terrorizzante conferma: ero stato riaperto completamente "a cielo aperto", avevo dei forti dolori, il collo  bendato completamente e molto stretto il tutto. Avevo il catetere urinario, riconoscevo la condizione in cui mi ero ritrovato dopo il primo intervento. Per me un disastro, altro che laser, altro che pochi giorni, si sarebbe ricominciato, ero sotto flebo, sedato ed inebetito. Il sondino naso gastrico mi intrigava maledettamente, mi assalì il desiderio di morire,li, sul posto, accidenti a loro ed alle bugie, basta ! Ma ero muto ed anzi, mi venne pure vietato di parlare e così ai miei parenti di rivolgermi la parola e di farmelo fare., Le ore non passavano mai, io d'accordo, non potevo parlare, ma ascoltare, almeno, musica, parole, notizie. Dissero che riposavo bene e sempre, e cosa avrei dovuto fare .. ero nella più profonda disperazione. Gli infermieri venivano nella mia stanza solamente per questioni strettamente di servizio, mai una parola, un tentativo di conforto, una "parola buona". Mi avessero detto cosa stava succedendo .. Yoghi non mi venne a parlare ne alcun altro medico, compresi che parlavano con mia sorella alla quale era stato vietato di riferire a me. La cannula cuffiata diventava insopportabile, stretta come era sulla trachea mi impediva il minimo movimento. La notte - leggo la scheda infermieristica - venne dichiarate tranquilla, ma temo che fu solo per effetto delle dosi di sedativi e di tranquillanti che mi propinarono. In compenso la febbre era ricomparsa ma il mio malessere era talmente generale che non l'avvertii di certo. Fui lasciato "a riposo" fino al giorno 12, dopo 6 giorni dall'intervento ancora non sapevo che cosa mi avevano fatto, sentti che si era trattato di una laringoplastica, ma questo mi diceva tutto e nulla. Così me ne restai senza nulla, vuoto, sbandato fino al giorno 13 quando mi visitò, bontà sua, direttamente Yoghi. Mi tolse dei punti di sutura e cominciò a sparlottarmi di cose andate male in sede operatoria, che non era stato possibile rimuovere le stenosi con il laser, ma che mi aveva operato il Maestro e che dovevo stare tranquillo che adesso andava tutto bene, che sarei stato ricoverato ancora pochi giorni poi mi avrebbe dimesso, che adesso non ci sarebbero più state complicazioni che, che, che ... che stufo che ero di sentirmi preso in giro. In compenso mi diede la buona notizia che avrei potuto ricominciare a deglutire e quindi mi tolse il sondino naso gastrico, e già questo fu un sollievo infinito perché ero riuscito a non farmelo sfilare dal caso, questa volta. Il giorno 18 fu un grande giorno, per me ... Venne il Maestro e prima del suo arrivo vissi un momento di agitazione in tutto il reparto, prima però venne Yoghi da me a sottolineare che il Maestro era venuto appositamente per me e che avrei dovuto fargli fare bella figura, ma bella figura di cosa ? Cosa avrei dovuto fare per farlo contento ? il Maestro mi fece cambiare la cannula da cuffiata a scuffiata, e mi autorizzò a farla cambiare con un'altra che mi posero sul comodino, ma io personalmente non avevo capito quale utilità ci fosse nel mettere l'una al posto dell'altra, ma lui parlava ed io facevo finta di comprendere tutto, tanto ero certo che chi doveva capire era qualcun'altro, non io che non contavo proprio nulla. Alla fine della visita mi rimandò in camera con la cannula completamente otturare con dei cerotti sostenendo che avrei dovuto respirare autonomamente. Ero terrorizzato, avrei dovuto fidarmi ? Ma la vita era la mia e morire soffocati, ne avevo provato l'emozione, non era tra le mie massime aspirazioni. Passarono verso sera, a medicarmi, a cambiarmi cioè tutta la sequenza infinita di cerotti che reggevano l'impalcatura del post intervento. In compenso cominciai a mangiare, ben s'intenda, budini, banane, succhi di frutta, yogurt, mica panini a formaggio ... Fortunatamente la febbre scese e mi trovarono apiretico per diversi giorni, ma, mi chiesi io, perché non mi mandano a casa ? Fu pazzesco, una attesa sfibrante, ore ed ore senza far nulla, stavo per arrivare ai miei 47 anni in uno stato pietoso. L'attesa avrebbe fatto impazzire anche un santo. Rivedo oggi la scheda infermieristica, e dal 23 febbraio al 4 marzo non mi fecero assolutamente nulla. Mi si illuminò la mente e compresi che ero li ad attendere che venisse nuovamente il Maestro, solo su suo ordine, unico a poterla autorizzare, sarei stato dimesso. Così aveva disposto e così era stato fatto. Il 4 marzo 2002 il Maestro arrivò. Che le cose andassero bene o che andassero male, volevo andarmene di li, sarei fuggito se solo avessi potuto, mi disse di deglutire un bicchiere d'acqua, davanti a lui, sempre con quel tono perentorio da capo' fascista quale deve essere stato. Mi scrutava dall'alto in basso cercando in me qualcosa che non andasse, ma era tutto a posto, anche perché ero stato pulito e preparato per questo incontro direttamente dalle infermiere, avevano riordinato la camera, rifatto il letto con lenzuola pulite, persino cambiato la coperta, oltre al copriletto, ovviamente. Insomma, ero tirato a festa, ma per un pigiama party, ma se avessero potuto mi avrebbero messo in giacca e cravatta. Mi rivolse la parola solo per chiedermi come stavo e che voleva sentire la mia voce, forte e chiara. Se fosse stato di mio, pur di uscire da quel manicomio  gli avrei cantato anche il Barbiere di Siviglia, ma riuscii appena a sussurrare che andava tutto bene e che mi sentivo in grado di andarmene. Ero con il fiato sospeso, mi sentivo sulla lama di un rasoio finché non disse che il giorno seguente avrei potuto andarmene a casa. Di fronte a lui ebbi la resistenza di non reagire emotivamente, ma dentro di me ero una pentola a pressione. Finalmente la frase fatidica uscì da quelle labbra "domani si può mandarlo a casa". Riuscii a dominare la mia domanda "perché non subito?". E mi accontentai del risultato ottenuto. Questa volta - avevo imparato - non era stato chiamato in causa lo psichiatra, non avevo avuto denunce assurde, mi avevano lasciato solamente abbandonato nel mio letto per una quindicina di giorni di ricovero per nulla, ma forse l'idea era quella di testare quanto ci avrei messo ad impazzire. La mattina seguente ero pronto alle 5, speravo di uscire più presto possibile nel timore che qualcuno o qualcosa gli facesse cambiare idea, ma avrei dovuto attendere una macchina da Mestre per poter rientrare. Mi dissero che non c'era nessuno disponibile per quel giorno salvo .... la mia ex moglie o meglio la moglie dalla quale ero ancora separato legalmente ma non divorziato, ma che avrei dovuto dare io la conferma che mi andava bene. A me andò benissimo, mi bastava scappare da quella gabbia di matti, anche se mi avevano avvisato che avrei dovuto ritornare per i controlli post operatori, ma si parlo "fra un mese" e poi ancora un'altro e poi un terzo, insomma, avevo delle lunghe pause. Lei, la mia ex compagna di 24 anni di vita, venne all'ospedale con una Ford Focus verde smeraldo nuova da concessionario, aveva anche un odore di nuovo insopportabile, secondo me. Fu un trauma non da poco perché mi chiedevo come e dove avesse potuto trovare la forza economica, dopo la separazione, di acquistare una macchina nuova e di quella bellezza. Lei che continuava a chiedermi di inviare il mio assegno di mantenimento per i figli anche se sapeva che stentavo ad arrivare a fine mese, lei che, evidentemente, aveva trovato una nuova energia vitale mentre io stavo sprofondando nel profondo della mia galleria buia. Mi sentii in diritto di non parlare per tutto il viaggio anche se lei mi chiese come stavo, come era andata, come me la passavo, a parte il tumore.... A parte il cancro, tutto bene ... Anche se mi rendevo perfettamente conto che tutto bene aveva già finito di andare col solo sopravvento della malattia. Ma non ci furono approfondimenti di sorta, non chiesi e non ricevetti domande. Un viaggio molto imbarazzante, ma era il mio viaggio di rientro a casa. Quando arrivammo le chiesi - per correttezza - se desiderasse salire, ma nella speranza che mi dicesse di no e così fu, per cui se ne andò praticamente subito. La ringraziai, come si conviene, e salii le scale. In quel momento salire le scale con la borsa o scalare una montagna mi appariva la stessa fatica. Per fortuna, da solito testa dura, mi ero fatto lasciare le chiavi di casa e così potei entrare. Era tardi, la mattinata era passata in un turbine di emozioni e di pensieri e la sorpresa più grande fu che nell'appartamento sopra il mio avevano cominciato dei lavori di ristrutturazione. La famiglie che c'era prima aveva lasciato l'appartamento ed io ringraziavo il Cielo perché era un turbamento frequente sentire che il padre picchiava la piccola Jennifer molto, troppo spesso, fino al punto che più di una notte fui incerto se chiamare la polizia per abuso su miniore; poi la mattina magari incontravo Jennifer con un occhio tumefatto, o un livido sul collo e, mannaggia, sempre contro radiatori, angoli della cucina, bordi del letto andava a sbattere quella ragazzina pur di proteggere il padre. Nonostante il mio malessere profondo pensai a quanto insensibile fossi stato ad avere questi pensieri, adesso non avrei neanche potuto chiamare più il 118, io me la cavavo ma lei, la piccola, continuava la sua brutta esperienza altrove, non sarebbe stato certamente il cambio di casa che le avrebbe fatto cambiare padre. Preso da questo ed altri mille pensieri, mi stesi a letto ad aspettare che arrivasse Milli, come mi aveva promesso, ed il rumore dei martelli, scalpelli, piastrelle che si frantumavano, gente che urlava diventò una vera ossessione, quasi da farmi invidiare il silenzio dell'0ospedale, possibile ? Quando arrivò Milli le chiesi con enfasi se avessi potuto trasferirmi a casa sua a riposare perché li era impossibile, poi la notte - a lavori fermi - avrei anche potuto rientrare a casa mia. Ovviamente mi disse di si e così mi rivestii e ripartimmo. L'arrivo a casa sua fu un grande, enorme sollievo perché mi sentii protetto, assistito amorevolmente e potei distendermi a letto senza troppi problemi. Portavo ancora la cannula tracheostomica, con l'ordine di tenerla chiusa e di riservarla esclusivamente ad una improbabile evento pericoloso di mancanza di respirazione: così come fui conciato, avrei dovuto essere fuori da ogni pericolo di soffocamento, ma non è che la cosa mi mettesse tranquillo perché questo mi era già stato detto dopo il primo ricovero. Prossimi appuntamenti per il 18 Marzo alle 11,00 per una fibrolaringoscopia e l' 8 Aprile alle 9,00 per una visita di controllo. Si parlò di una laringoplastica per via tirotomica mediana. La lettera di dimissioni, però parlava fin troppo chiaro: avrei dovuto continuare con il Prazene, indicato per stati di ansia, tensione, agitazione, irritabilità, labilità di umore, disturbi psico-neurotici, disturbi organici funzionali e turbe psiconeurotiche. Sapevo perfetttamente che la benzodiazepina è indicata soltanto quando la situazione della persona, a livello emotivo è grave, disabilitante o sottopone il soggetto a grave disagio.

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