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La visita di controllo del 18 marzo

Uscire di casa per mangiare in pace fu uno degli errori più gravi che commisi perché uscendo, mi concedevo un aperitivo, poi due poi mangiavo e quindi un caffè, naturalmente corretto Fernet .. stavo riprendendo la mia abitudini a bere ed ovviamente ad accompagnare l'uscita ad una sigaretta, poi due. M mi giustificavo dicendomi che, visto che tutti mi consideravano un alcolista, perché non avrei dovuto bermi un qualcosa che mi dava soddisfazione ? La tara e l'etichetta ce l'avevo, tanto valeva sfruttarla. Fui chiamato al telefono da una assistente di Yoghi che mi ricordò che avrei dovuto essere la lui il giorno seguente e voleva la conferma che per le 11 sarei stato li. Mi consideravo furbo, ed il giorno prima delle visite, almeno 24 ore prima, non assumevo alcun alcolico in modo che non risultasse da nessun eventuale esame sanguigno. Quanto al fumo riuscivo a dominare l'esigenza di fumare per 24 ore ripromettendomi di rifarmi appena fossi stato fuori pericolo di controllo dei medici. Ma perché mi avevano tutti affibbiato l'etichetta di alcolista ? Tutti si limitavano ai fatti senza analizzare le cause. Nel 1983, anno in cui era nata Sara, la seconda mia figlia, le cose andavano bene tra me e la mia moglie di allora e madre della piccola ma qualche anno dopo si guastarono a causa di un amore che lei cominciò a provare per un latro uomo. Il rapporto tra lei e me andava sempre più degradandosi e a diventare sempre meno affettuoso per assumere toni aggressivi, verbali, mai tradotti in scontri fisici. La cosa andò avanti per oltre otto anni, durante i quali mi sentivo logorato emotivamente e, effettivamente, davo all'alcool una importanza eccessiva, ma non era motivo di problemi sociali o lavorativi: bevevo la sera, prima di coricarmi, tanto non ritenevo più di avere molto in comune se non problemi con Gina. Ma forse, nel mio intimo ci speravo ancora perché la sera che mi comunicò che aveva preso appuntamento con un avvocato per la separazione la salutai, lei andò a letto, io in divano, presi una scatola di sonniferi e ci bevvi sopra una bottiglia di whisky. Il giorno seguente ero in coma etilico in ospedale. Passato lo stato di coma, fui indirizzato ad una struttura ospedaliera specializzata nella disintossicazione dall'alcool, tutti la conoscevano, tutti vennero a sapere di quel mio strano ricovero in casa di cura. Una esperienza dura, difficile, emotivamente provante. Quando rientrai da quel ricovero i giochi erano fatti tanto che la mia ex moglie mi lasciò proprio durante il periodo di degenza. Rientrato da li, fui immediatamente inviato al SERT (Servizio Tossicodipendenze) e da li cominciai un calvario tra la separazione, la ricostruzione della mia vita, l'abbandono, l'alcool, i problemi col lavoro, la riconquista di una mia identità, lo spavento della povertà e chi più ne avesse, ne potrebbe aggiungere. Finii alla mia età a tornare a vivere a casa dei miei genitori, fortunatamente solo un mese perché trovai casa, ma subii lo sfratto, e non certo per morosità e quindi dovetti cercarmi un'altra casa, un arredamento, ricominciare a costruire. Case non se ne trovavano se non a prezzi che mi risultavano insostenibili considerato che l'assegno di mantenimento per i figli mi erodeva abbondantemente il reddito. Facilissimo giudicare ! Frequentai dei gruppi di auto aiuto dove i ragionamenti erano assolutamente inadatti al mio livello culturale, alla mia sensibilità. Mi accorgevo di lanciare a volte dei motivi di discussione che non venivano neanche presi in considerazione. Milli, che adesso è mia moglie, era li per assistere il percorso del marito ma oramai decisa a lasciarlo e mi scambiò per un operatore tirocinante. Ci mise molto per capire che non lo ero ma che ero un alcol dipendente, in giacca e cravatta, con una Passat elegante e sempre pulita, ma ero uno di loro, modesto e povero quanto gli altri. Non feci in tempo ad uscire da questa esperienza che subentrò il tumore, tutto in due anni. IO non cerco e non mi do ancora oggi una spiegazione al perché finii nel percorso alcolico, ma fu così e poi, credo, l'etichettatura era stata fatta, per tutti ero un alcolista, a me piaceva bere ed allora che differenza c'era tra l'essere e l'apparire, tanto valeva ...Certoche con alle spalle un ricovero il rianimazione per coma etilico, un ricovero in clinica specializzata, introdotto al sert e poi ai gruppi di auto aiuto di AA, avevo una bella carta d'identità. Ma nessuno mai si era fermato a domandarsi il perché .. ed a me non interessava neanche più, ero in una fase di rivoluzione interna, avevo deciso di vivere da solo con me stesso e basta. Comunque mi presentai alla visita "pulito" alle 11, da solo nel senso che non mi ero fatto accompagnare, tanto doveva essere un controllo ed empiricamente avevo definito che le cose andavano bene, con "faciu iu" in casa ero in una botte di ferro ... Dopo la visita di controllo Yoghi definì, stranamente senza interpellare il Maestro, che avrei potuto lasciare la struttura ospedaliera senza cannula, ma non chiuso, nel senso che la ferita chirurgica non me l'avrebbe suturata, l'avrebbe lasciata aperta a mo' di cerniera; mi spiegò che si sarebbe richiusa da sola nel giro di poche ore ma che sarebbe anche rimasta aperta in caso di problemi, senza nuove incisioni ma con un "semplice" dilatatore. Non avevo molte alternative che quella di fidarmi e poi, stranamente ed al contrario del solito, si fermò a parlarmi, a spiegarmi, mi tratto da umano, insomma, da capace di intendere e di volere. Questo mi diede molto coraggio e forza anche se, uscito dall'ospedale e raggiunta la macchina mi ero turbato nel dare così tanta importanza ad una valutazione datami da una persona della quale non avevo la benché minima stima. Ma lo stoma si richiuse ben prima delle tre quattro ore preventivate, già prima di arrivare all'autostrada, cioè circa quindici minuti dopo aver lasciato il parcheggio, mi resi conto che non respiravo più assolutamente attraverso lo stoma. Si era richiuso immediatamente, più rapido di come si chiuderebbe il foro di un orecchino. L'idea di non avere più la valvola di sicurezza mi fece sentire come una pentola a pressione senza protezione e pronta a scoppiare. Guidai ma ero del tutto assente: ero realmente preoccupato, stavolta non avrei potuto fare la mia toilette, togliere e lavare la cannula, percepivo che o andava tutto bene o ci lasciavo le penne in modo indecoroso. Veramente da stupido, ritenni che prendere un aperitivo alcolico mi avrebbe aiutato,mi era sempre stato d'aiuto nei momenti di difficoltà un po' di alcool, accidenti a me ! Così mi fermai in un bar e, sceso dalla macchina, entrai coperto al collo da un fazzoletto, in un bar. Temevo che sarei stato identificato da tutti, che tutti avrebbero avuto qualcosa da dire ed invece nessuno mi diede la minima attenzione, nemmeno il banconiere, se è per quello, e quando gli chiesi il mio aperitivo non batté ciglio e me lo preparò .. nemmeno un commento sulla voce. Bene, pensai tra di me, Valentino, bentornato tra i normali. Risalii in macchina, non sapevo se essere felice o preoccupato, comunque ero entusiasta che qualcosa di radicale fosse cambiato, Avevo cominciato il mio calvario il 22 settembre dell'anno precedente, erano già oltre cinque mesi e finalmente sembrava intravvedersi la fine del tunnel. Restava, purtroppo la terapia di tranquillanti che avrei dovuto continuare, decisamente poco compatibile con l'assunzione di alcolici. Rinviai questo problema per godermi in pace il momento di gloria tanto quella mattina non avevo assunto nulla, e fatalità Yoghi mi aveva scambiato per un uomo. Ma non furono tutte rose e fiori purtroppo. Quando ero sveglio e cosciente la paura di rimanere soffocato svaniva ma la sera, prima di coricarmi, la paura mi assaliva, l'idea di andare a letto e non svegliarmi più o di svegliarmi in una crisi respiratoria o di ritrovarmi intasato e non sapere come reagire mi atterriva, ogni colpo di tosse, anche piccolo, era motivo di preoccupazione ed ansia, continuavo a dormire solamente sul lato destro del corpo, fino a slogarmi la spalla pur di non cambiare posizione rispetto a quella che secondo me mi garantiva il massimo del transito di aria. Mi rendevo conto che l'alcool aveva una funzione di vasodilatatore perché se bevevo un po' di whisky, tutta la respirazione era più fluida, la mente si annebbiava quel tanto da darmi la sensazione di stare meglio, mi sentivo più sereno e riuscivo ad addormentarmi meglio. Certo, dopo l'esperienza dell'associazione di tranquillanti ed alcolici che mi aveva portato in coma ero preoccupato anche per quello, ma l'effetto che faceva l'alcool era decisamente più immediato e percepibile di quello che facevano i tranquillanti. Scelta scellerata, indubbiamente, ma del senno del poi sono lastricati i cimiteri ... Con questi eventi ospedalieri traumatici, avevo anche abbandonato il gruppo di AA e quindi ero sostanzialmente da solo ad affrontare sia i problemi della dipendenza alcolica che quelli della patologia tumorale. Inoltre i mesi erano passati e di li a poco consideravo che avrei avuto la riduzione dello stipendio al cinquanta per cento e proprio non sapevo come avrei potuto cavarmela; continuavo a fare i conti: avevo iniziato le mie assenze dal lavoro il 22 settembre 2001, eravamo a fine marzo 2002 che significava che mancavano pochi giorni allo scadere dei sei mesi di garanzia contrattuale dello stipendio.

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