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Un colpo di fortuna

Ad un certo punto sentii il dovere  di recarmi in azienda per farmi vivo, per spiegare a qualcuno che esistevo ancora, per riprendere magari contatto visto che nessun collega, anche tra i più amici, era venuto fino in ospedale o a casa o si era fatto vivo per chiedermi come andava, pensai che si facessero scrupolo di non disturbarmi e che comunque, venire fino in clinica e farsi duecentosessanta chilometri proprio non era la cosa più logica da attendersi, per quanto uno possa essere collega ed amico. Una mattina decisi quindi di non assumere tranquillanti e di presentarmi in azienda. Fu una ovazione, un momento di forte commozione e di dimostrazione, soprattutto di alcuni colleghi, di grande affetto. Tutti volevano sapere qualcosa, essere informati ed io, non so come, ressi a tutte le domande e diedi tutte le risposte andando in cerca di fiato e voce nel mio più profondo. Ma la vera fortuna fu che, quel giorno, c'era in azienda anche il Re Leon, il grande capo, il Deus ex Macchina dell'Azienda il quale volle vedermi e parlarmi. Ricordo bene che entrai nella sua stanza, un enorme ufficio tutto finestrato, mi disse di accomodarmi e, alzatosi dalla sua scrivania, venne a sedersi a fianco a me, entrambi sulle poltrone degli ospiti. Sembrava voler impostare un dialogo confidenziale come si fa tra amici, ci mancava solo che ordinasse un paio di caffè. Mi chiese con calma come stavo, moralmente, emotivamente, ed anche economicamente. Gli esposi la mia preoccupazione per la data prossima della riduzione dello stipendio e lui mi interruppe dicendomi che quello non sarebbe mai stato ridotto, che dovevo pensare a riprendermi, rimettermi e tornare vispo, allegro e creativo come e più di prima. Ma, ed era ovvio,  c'erano delle condizioni ed allora mi resi conto che il dialogo su di me tra lui ed il Professor Gastone era proseguito ed ovviamente il suo errore lo aveva addebitato alla mia sconsideratezza. Ma, pensai io, lui a chi dovrebbe credere, io a chi crederei se fossi in lui, certamente al mio amico, considerando anche che non avrebbe nessun interesse a telefonargli da Padova appositamente per parlargli di me. Anzi, un uomo dal grande interesse ed impegno umano, una persona degna di rispetto profondo. Io ero schifato della poca deontologia e dalla scarsa riservatezza su ciò che accadeva durante i ricoveri e fuori, ma lui la vedeva sotto un altro punto di vista che era quello dell'interessamento personale al mio caso, alla sua infinita sensibilità umana. Punti di vista decisamente agli antipodi. Se già non mi fossi reso conto, compresi ancor meglio che dovevo recitare una parte da malato ed una parte da savio, dovevo decidere cosa avrebbe dovuto riportare il Prof. Gastone al Re Leon, misurare ogni parola e, ovviamente, parlagli bene di entrambi con entrambi: erano gli uomini che in quel momento detenevano il potere sulla mia vita. Cominciai a vivere in modo un po' disinteressato questi eventi perché ad un certo punto credetti che qualunque cosa avessi fatto, detto o pensato, sarebbe stata oggetto di interpretazione, fraintendimento, ingiuria, sospetto; ero stato socialmente condannato, discriminato, potevo solamente prenderne atto. In effetti tutte le promesse erano smentite dal fatto che al posto mio c'era già insediato un nuovo capo ufficio stile, non riconoscevo nulle delle nuove collezioni in preparazione; l avita, anche giustamente, era già andata avanti, mi aveva già di fatto depauperato del mio ruolo professionale, della mia credibilità, della stima e della fiducia delle persone. Prima mia moglie, poi fratelli, poi figli poi lavoro poi medici, mi avevano etichettato: io ero l'alcolista Valentino; per tutti ! Ed allora cosa avevo da salvare ? MI accontentai di avere almeno salvato lo stipendio, un gran bel gesto, ma non mi rendevo conto che la patologia tumorale deve avere un trattamento di favore nel mondo del lavoro e che - in parte - quello che mi veniva riconosciuto in realtà era un dovuto. Certo, cure mediche, visite specialistiche ricoveri me li aveva pagati, ma cos'erano per lui un paio di migliaia di euro .. briciole ! Tanto, a fine anno non mi avrebbe dato il premio di produzione certamente, come non me lo aveva riconfermato alla fine del 2011 e quindi si era ben che rifatto delle spese. Valentino era diventato cattivo, caustico o obiettivo ? Certo io fui caustico, ma stimavo moltissimo Re Leon e la conferma la ebbi quando mi ricordò di avere firmato la delega per la guida della macchina aziendale a Milli, mi chiese come stava, mi raccomandò tanto di salutarla da parte sua e mi disse che tutte le spese sostenute per i viaggi, incluse autostrada, gasolio e tutto il resto restavano "ovviamente" a carico dell' Azienda. Devo dire che questa sua ferrea memoria, queste sue attenzioni mi commossero veramente molto fino a farmi piangere. Poi cominciò con i ricordi, evidentemente con una scaletta preparata, e mi disse che trent'anni di collaborazione non erano passati indifferenti, la mia presenza in Azienda aveva apportato delle modifiche sostanziali soprattutto dal 1983, anno in cui mi diede l'incarico di dirigere il reparto stilismo dell' Azienda, della mia grande capacità di collaborazione con i vari stilisti, in primis con Paul Charles Bidault ma a seguire con altri stilisti di altre aziende. le glorie vissute a Parigi, con la "Navette d'or" per il più bel tessuto dell'anno, scaturito da un mio progetto, le meraviglie delle mostre fatte a Palazzo Grassi a Venezia, i successi a Francoforte, Berlino e New York. Mi ricordò, e questo non poteva averlo nella scaletta, quando mi minacciò di licenziamento in tronco per aver espresso in modo troppo esplicito la mia disapprovazione delle sue scelte. Ovviamente a sentirmi ricordare questi momenti e ribadire questa fiducia, mi fece sciogliere in una valle di lacrime e di commozione. Mi chiedevo come lui, che aveva oltre duecento dipendenti, ricordasse così bene alcuni episodi passati e lui mi disse che io ero uno dei pochi che aveva avuto il coraggio di contraddirlo, di dire sempre quello che pensavo, sempre in modo corretto, obbediente, da "uomo di scuderia" ma mai passivo o, ancor peggio. adulatore. Uscii da quell'incontro sfigurato in viso, da vergognarsi, forse qualcuno avrà pure pensato che ero stato bistrattato malamente mentre mi sentivo di essere stato adulato fio al punto di pensare di essere stato preso in giro. Ma questo non mi conveniva, umanamente volevo creder che mi avesse detto la verità. Ovviamente mi portai l'emozione fino a casa e poi la sera e la notte. Decisi che mi sarei rigenerato, che avrei vinto io e che la mia forza di volontà, così decantata, era veramente la mia forza. Ma non fu proprio così, tutto rose e fiori, anzi.

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