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Mobbing

 Il mobbing viene definito quale condizione di persecuzione psicologica nell'ambiente di lavoro, come una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui contro un singolo individuo, progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio o di difesa. Questa la definizione nella quale mi sono perfettamente identificato. Rientrato al lavoro, confidavo di poter riprendere qualche settore della progettazione tessile, lavoro per il quale avevo una lunga esperienza. Al contrario mi ritrovai un nuovo stilista, e questo era logico perché certo non potevano aspettare me per editare nuovi tessuti, un nuovo capo ufficio ed anche questo era logico perché il lavoro e la gestione dovevano proseguire, anche se non avevo la minima stima della persona alla quale era stato affidato il ruolo, ma mi dissero che io non avevo più una scrivania e neanche un computer, insomma non esisteva più il mio posto di lavoro. Credevo di poter completare il lavoro iniziato a casa ma mi fu detto che io non avrei più progettato un solo tessuto, ne per le collezioni ne per il settore contract navale o alberghiero. Mi domandavo cosa e dove lo avrei fatto, ma soprattutto cosa perché avevo ben capito che le cose erano cambiate ed ero pre grato alla direzione aziendale per avermi mantenuto il posto di lavoro. Lasciai il mio malloppo di disegni a Francesco e proseguii la mia giornata gironzolando come uno stupido per uffici e corridoi, a salutare, a curiosare, a non fare niente. Otto ore sono lunghe, però. Il mio capo, l' Angelo, mi chiese se avevo seriamente intenzione di rientrare perché in caso contrario avrebbe potuto elaborarmi una proposta di "buona uscita", insomma mi davano il ben servito. Ma avevo "solamente" quarantasette anni e non avevo maturato nulla, ancora, ai fini pensionistici. In ogni caso, non avevo intenzione di farmi buttar fuori così. Il giorno seguente, puntuale, andai al lavoro. Angelo mi disse che il mio posto di lavoro era in un ufficio tutto per me, e mi indicò la mia nuova stanza, ingombrata da archivi di disegni, tessuti, materiali fotografici, carte e scartoffie di tutti i tipi, era stata per parecchio tempo adibita a ripostiglio, un lato della stanza, contro il muro una seggiola, una scrivania con sopra un vecchissimo schermo enorme, chiaro. Chiesi cosa dovevo fare e mi fu detto che non avrei dovuto fare niente, quello era il mio ufficio e che se fosse arrivato lavoro per me mi sarebbe stato trasmesso. Tirai fuori i miei retaggi di ex rappresentante sindacale, che lo ero stato per parecchi anni, prima di diventare un "capo" e andai dritto dal capo del personale, Giuliano, gli feci presente che come malato di tumore avevo diritto, per legge, alla tutela dei miei intersessi e che se così non fosse stato avrei certamente aperto una vertenza; In primo luogo l'ambiente doveva esser purificato poi si dovevano eliminare tutti i tessuti come accumulatori di polvere quindi carte e cartacce inutili e che tutti i materiali dovevano essere dentro a cassettiere atte a non far passare polvere, che io mi sarei respirato attraverso lo stoma. Feci inoltre presente che video privi di schermi antiriflesso erano considerati fuori legge e che la posizione del tavolo e della seggiola erano in assoluta discrepanza con il minimo del buon senso riferito alla provenienza della luce. Giuliano mi conosceva da vecchia data, e sapeva perfettamente quanto vulnerabile io potessi essere ma anche quanto aggressivo e determinato potevo diventare. Rifiutai l'accesso a quello sgabuzzino malsano. Nella stesa mattinata salì dal  centro elaborazione dati un tizio che non conoscevo e mi pose davanti allo schermo un filtro antiriflesso del'anteguerra, fissandolo con del nastro adesivo nella parte superiore del mio rudere. Gli chiesi cosa stesse facendo e mi rispose che aveva avuto ordine da Angelo di provvedere in tal senso e che lui non sapeva e si asteneva dal commentare. Filai da Marco, il mio nuovo capufficio e lo avvisai, significandogli così che non intendevo chiedere un permesso ma che solamente lo avvisavo, considerato che eravamo un "pari livello". che uscivo un'oretta per una commissione pertinente al mio lavoro e che sarei rientrato appena possibile. Andai in un vicino centro commerciale ed acquistai di tasca mia, uno schermo piatto moderno, 24" come intendevo io. Rientrai, misi il residuo a terra ed installai il nuovo monitor. Specificai a tutti che quello era di mia personale proprietà e che non sarebbe dovuto servire a sostituire quello di qualcun'altro. FGu evidentemente incaricata l'impresa di pulizie di provvedere a rigenerare un po' la stanza tanto che la mattina seguante la trovai in ordine, almeno accessibile e, considerato che avevo ottenuto quasi tutto l'ottenibile, mi sedetti al mio nuovo posto dopodiché studiai la migliore posizione dello schermo per l'incidenza della luce che peraltro con il nuovo look della stanza era diventata abbondante, e quindi girai la scrivania ruotandola verso la porta della stanza di traverso. La posizione suscitò non poche discussioni ed anche animate ma per metterla parallela al muro volevo una motivazione razionale e non solo una valutazione personale che non arrivò, e così la "mia" stanza aveva assunto un aspetto personalizzato, un po' vuota, ma a me andava bene così. Mi sedetti ed aspettai, ma cosa stavo aspettando ? Mi mossi ed andai da Angelo a chiedere di cosa avrei dovuto occuparmi, mi disse che per il momento non aveva niente da darmi da fare, di aspettare che appena avesse avuto tempo se ne sarebbe occupato. Giravo per gli uffici ad offrire la mia disponibilità ma sembrava che nessuno avesse bisogno di una mano, come se io non avessi mail lavorato il quell'ambiente. Daniele arrivò a dirmi, lui era un amico, che Angelo gli aveva raccomandato di non darmi spazi. Non ero del tutto felice perché otto ore erano realmente infinite da passare così. Accesi il mio computer e mi trovai con programmi decisamente obsoleti, erano persino versioni più vecchie di quelle che avevo io a casa mia. Tentai delle nuove installazioni, ma il pc era bloccato da password. Tentai una connessione alla rete aziendale, cercando quasi disperatamente un aggancio con il mondo, ma io non avevo l'autorizzazione. Scesi al centro di assistenza e chiesi se potevo avere l'installazione di Office 2003, una casella mail aziendale e la connessione alla rete internet. Per ottenere queste cose ci misi circa un mese di sofferenza. Quando mi sistemarono alla meno peggio, almeno potevo occuparmi di mettermi a studiare un po' di informatica, di office, Excel, Word, Access, Outlook, Powerpoint ... Andai dall'Angelo e gli dissi che finché non mi davano da fare restavo nel mio ufficio a studiare e che, comunque, speravo che fosse chiaro che restavo disponibile ad altre soluzioni, ma nel frattempo mi sarei fatto gli affari miei. Mi disse solo "va bene". Diventai abbastanza in fretta un "esperto", considerata la media generale di preparazione sui programmi di ufficio. L'angelo si decise ad incaricarmi di studiare un programmino per la gestione delle disposizioni di campionatura alle fabbriche. I miei interessi di ragazzo, mi avevano portato ad iscrivermi ad Agraria, la necessità di lavorare per il matrimonio mi avevano condotto a fare il progettista tessile ed adesso avrei dovuto diventare programmatore.. niente male, pensai e mi misi al lavoro. L'incarico seguente, ma dopo quasi due anni di apprendistato e ventidue di servizio, fu quello di dare una valutazione statistica sui costi di queste disposizioni di campionatura e sulla redditività del reparto stilismo, e qui cominciarono le guerre. Angelo non aveva bisogno di dati effettivi ma di numeri che giustificassero la sua politica aziendale e questo andava contro la mia etica morale. Ricordo che un anno aveva il bilancio della fabbrica "sbilanciato" di circa quarantamila euro e chiese a me di scaricare queste spese, cifre che mancavano all'appello, nella gestione dei costi di campionatura. Mi rifiutai e lui mi ordinò di scaricarli tutti nel mese di agosto, mese in cui non c'erano costi di campionatura .. effettivamente c'era, nel grafico, un netto calo ed io obbedii, visto che si stava autodenunciando perché la fabbrica in agosto era rimasta chiusa e quindi non poteva avere questi costi in quel periodo e questo era uno sbaglio macroscopico di cui si accorsero tutti. Ovviamente la responsabilità ricadde su di me, che avevo "erroneamente" scaricato questi costi in quel periodo mentre era logico frantumarli e "farli sparire". Mi tolse questo lavoro e lo diede a persona più "flessibile" e mi assegnò il lavoro di ottenere certificazioni di ignifugazione presso il Ministero dell'Interno. Allora passai proprio a fare il "mezzemaniche" con tanto di carte bollate e a dover andare ad elemosinare firme delegate che a me non intendeva farla riconoscere. Anche in questo ruolo, comunque, dovetti accettare dei compromessi a mio avviso moralmente pesanti, come omologare tessuti destinati ad alberghi o navi non propriamente ignifughi sperando che andasse tutto bene per almeno dieci anni. La patologia oncologica sembrava avermi dato tregua, ma nel frattempo stavano insorgendo nuovi e pesanti disturbi. Penso che il fatto che io resistessi nonostante tutto provocava molta irritazione in Angelo perché di episodi difficili furono sistematici e all'ordine del giorno. Io comunque non ho mollato assolutamente e mi sono organizzato il lavoro, supportandomi con le mie capacità informatiche che avevo acquisito, in modo tale che nel giro di due ore, al mattino svolgevo il mio lavoro per il resto facevo i fatti miei, curavo i miei interessi e tutti ne erano al corrente, non ho mai spento il computer o cambiato una schermata finché non sono andato in pensione. Scrissi anche una lettera direttamente al Presidente della società, el Re Leon, spiegandogli che io ero abituato a guadagnarmi lo stipendio e non ad incassarlo gratuitamente, ma le cose non cambiarono fino a che Angelo non fu licenziato in tronco, dalla mattina alla sera. Posso solo dire che fui intimamente felice della fine che gli fecero fare e non lo nascosi; avevo odiato poche persone così profondamente. Ma oramai per me era tardi per pensare di recuperare, alti eventi stavano per sconvolgere la mia vita. Incontrai un giorno Annalisa, che mi chiese se l'avessi riconosciuta, le dissi certamente di si, e lei mi spiegò che era stata assente per un lungo periodo a causa di un tumore al seno e la conseguente operazione ma che adesso aveva voglia di "darsi da fare " per una Associazione di volontariato di supporto alle Donne nelle sue stesse condizioni. Mi chiese se fossi stato disposto a mettere al servizio dell'Associazione nascente le mie capacità grafiche oltre che tecniche ed informatiche ed io accettai volentieri, considerato il nulla che avevo da fare in ufficio.

 

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