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L'aspetto neurologico della mia vita

In questo periodo di lavoro non lavoro, tensione e rabbia, i dolori alle gambe si intensificavano continuamente, da quando ero stato dimesso da otorinolaringoiatria cominciavo anche a zoppicare ma il mio medico di base mi disse che il tutto era a causa della esotossicosi alcolica che si trascinava e si trasformava in neuropatia periferica. Mi diceva " è la bibita ", alludendo agli alcolici e così mi prescriveva integratori vitaminici. Domo oltre8 mesi che non toccavo più nemmeno una goccia di alcun alcolico, la cosa cominciò ad insospettirlo e mi prescrisse gli esami del sangue, urine, per la verifica della funzionalità epatica e verificare eventuali danni permanenti, Gli esami dettero un esito assolutamente negativo in tutti i frangenti e quindi cominciò a formarsi l'idea che, forse, poteva esserci qualche origine di natura differente. Mi consigliò quindi di sottopormi ad una serie di  visite per la verifica del disturbo. Cercavo risposte urgenti perché mi sentivo nuovamente un uomo "libero" o almeno libero di affermare " io non bevo".  Fui felice, ma veramente felice quando mio fratello, sempre molto critico sul mio alcolismo, mi confidò il suo stupore sia nel riconoscere che non c'erano danni epatici, sia che avessi smesso così, improvvisamente, secondo la sua convinzione etilista non lo ero stato mai, non era possibile con la sola forza della volontà smettere così di punto in bianco. Cominciai volentieri e con entusiasmo a fare queste visite e cominciavo anche a fare delle ipotesi diverse, come stavano cominciando a farle anche gli altri. Iniziai con un fitto calendario di indagini: in aprile feci un ecocolordoppler agli arti inferiori ed esclusero disturbi circolatori, in giugno feci una elettromiografia, sempre agli arti inferiori, ma senza ottenere alcuna indicazione diagnostica e, sempre in giugno e sempre del 2004, feci la prima visita neurologica. In ottobre, il 23, fu la volta della prima risonanza magnetica spinale della mia vita, ricordo che il radiologo volle verificare che la cannula tracheostomica non avesse componenti metalliche ed io la estrassi, feci la risonanza e la rimisi, con sua grande sorpresa per la mia disinvoltura. Mi visitò poi, una neurologa, una donna piccola e bruttina, ma mi disse che "somatizzavo" cioè il mio disturbo era di origine psicofisica, in realtà era la sindrome alcolica che si manifestava ancora. La cosa ovviamente non mi fece per niente felice e così decisi una indagine personale. Comunque, considerato che le visite programmate all' ULSS andavano troppo per le lunghe, presi un appuntamento con il miglior neurologo che avevo trovato tra la rete, le amicizie, i consigli, Alessandro il Grande. Il giorno 15 novembre 2004 ero da lui, un appuntamento quasi "strappato" a tante sue prestigiose urgenza internazionali e che a me costò una gran bella cifra, ma ero determinato a darmi delle risposte: adesso che la sindrome alcolica doveva essere un ricordo, finalmente avrei potuto ipotizzare di stare bene anche alle gambe che da molto mi davano fastidio. Mi visitò, mi fece camminare avanti indietro, sulle punte, sui tacchi, mi fece stendere e verificò i riflessi alle ginocchia, alle caviglie senza riscontrare apparentemente alcuna anomalia. Allora mi prescrisse una rachicentesi. Ma io non sapevo neanche cosa fosse quindi mi spiegò che si trattava "semplicemente" di prelevare del liquor all'interno della colonna vertebrale ed analizzarlo. Mi spaventava solo l'idea, ma il fatto che mi propose di farlo presto e bene presso il suo ambulatorio di Treviso, mi stimolò ad affrontare con energia questa prova. Il 15 di novembre mi recai nel suo studio di Treviso. Dopo un po' di tempo che ce ne stavamo seduti ad aspettare, Milli era con me, mi chiamarono e con mio enorme stupore, mi fecero spogliare e restai a torso nudo, mi fecero distendere su una barella e mi misero una flebo. Quando chiesi cosa stesse succedendo, mi risposero che era la routine perché il prelievo in se non da mai complicazioni, ma nel caso si presentassero, era necessario poter intervenire immediatamente con delle infusioni. Mi aveva detto Alessandro che si trattava di una cosa semplicissima, forse alludeva al fatto che per lui era maledettamente semplice .. non intendeva per me. Mi fecero scorrere fino all'interno di una saletta operatoria, piccolissima, e mi misero in attesa dicendomi "aspetti qui" , tra me e me pensai "ma dove volete che vada, accidenti che scherzi". Dopo un bel po' arrivò, preceduto da una schiera di infermieri esagitati Alessandro il Grande gli infermieri, da quello che capivo, dovevano fare solamente di tutto per fargli perdere meno tempo possibile quindi mi girarono mi misero un cuscino sulla pancia, mi fecero flettere come se fossi una marionetta infine la puntura spinale, veramente una sciocchezza, soprattutto paragonata a quello che avevo già vissuto in termini di dolore. Alessandro il Grande non mi salutò nemmeno, tolse i guanti, prese la porta e se ne andò. Mi dissero di stare calmo, che già lo ero visto che sembrava tutto concluso in pochi secondi, che mi avrebbero tolto la flebo ed aiutato a rivestirmi. Dissi che non avevo bisogno di aiuto e mi lasciarono fare da solo, seguendomi però mentre scendevo dalla barella e raggiungevo Milli. Li, nell' androne dell'ambulatorio erano stati ricavati delle specie di stanzette separate l'una dall'altra da delle tende marroni montate su pali, il tutto era fatiscente perché all' interno di questo privè c'erano una seggiola normale ed una poltrona in legno, priva di cuscini, con una sagoma strana ed assurda dove io fui invitato a stendermi. Mi dissero senza troppi dettagli, che avrei dovuto restare li disteso almeno fino alle 17, ed erano solamente le 11 del mattino, ad averlo saputo ... Ma non mi dissero che di li a poco mi sarebbe anche montato un mal di testa terribile. Attesi cercando di trovare una posizione decorosa su quell'improbabile poltrona ma non riuscivo, il male alle gambe saliva ed il mal io testa pure. Il rumore echeggiava all'interno di questa enorme stanza con i travi in legno del tetto a vista tra gli sportelli di ricevimento, l'andirivieni della gente, le lamentele di altri pazienti, il tutto separato da delle semplicissime tende che nulla toglievano agli effetti sonori della stanza. Nel primo pomeriggio chiesi a Milli di portarmi via, stavo male e non riuscivo a sopportare di attendere oltre. Milli si recò alla cassa per saldare ed andarcene ma ritornò da me dicendomi che non aveva abbastanza denaro con se. Avevamo prelevato dei soldi al bancomat prima di andare li e non ci eravamo preoccupati di chiedere quanto sarebbe costato, errore gravissimo perché ci chiesero ottocentotrenta euro, quasi quello che, all'epoca, era il mio stipendio di un mese. Certo non mi serviva questo pugno nello stomaco per stare male, lo assorbii quasi indifferente a causa del malessere che stavo vivendo. Milli non fece ulteriori commenti e, con un mio assegno andò a pagare e mi accompagnò a casa quasi in religioso silenzio. Si trattava, adesso, di far passare il mal di testa, cercare di camminare un po' per far passare il dolore alle gambe e rimpiangere i miei soldi spesi veramente da ingenuo, comunque Alessandro mi aveva truffato ed io ci ero cascato ... c'est la vie. L'analisi, visto che era a pagamento, non tardò ad arrivare e fui chiamato dal centro neurologico per ritirare l'esito. L'appuntamento era per le diciassette e ovviamente mi presentai puntuale; attesi un'ora circa nello studio di Alessandro Magno e cominciai a dubitare che ci fosse qualcosa di importante da comunicarmi perché ero abituato, per gli esiti di esami, a ritirare una busta, non a farmela consegnare dal neurologo. Arrivò anche lui, trafelato, sudato che grondava dalla fronte come se avesse fatto una maratona, mi disse che aveva poco tempo ma che aveva visto l'esito della mia indagine e che c'era sicuramente una malattia neurologica in atto perché avevo proteine ed albumina fortemente alterati nel liquor spinale, indice di una infezione. Chiesi delucidazioni, ignorante ed attonito com'ero e mi disse che non era una sua competenza perché lui era neurochirurgo, e che avrei dovuto riferirmi ad una struttura ospedaliera per ulteriori approfondimenti, poi, dopo avermi stroncato in questa maniera assurda mi disse " adesso mi scusi ma devo andare perché ho altri pazienti che mi aspettano ". In cinque minuti, forse meno, mi aveva detto che ero affetto da una malattia neurologica grave, magra consolazione riflettere su quanto poco tatto aveva avuto, a me stava cascando il mondo. Non bastava il cancro ! Tornai alla mia macchina, rigirando la busta tra le mani e quando salii cominciai a piangere, a guidare e piangere, la nebbia ed il pianto non mi permettevano di vedere bene, ma non mi importava nulla, continuavo a guidare ed arrivai, forse grazie al mio Angelo Custode, fino a casa. Non volevo crederci, forse sarebbe stato meglio essere rimasto un alcolista, per me, per tutti. Il giorno seguente ero in internet a cercare informazioni, notizie mediche, indicazioni, ma trovai solamente che la rachicentesi è un prelievo delicato che prevede il prelievo di una abbondante quantità di liquor spinale e che andrebbe fatto in regime di ricovero considerati gli squilibri psicofisici che questo comportava e l'inevitabile profondo mal di testa che richiedeva uno stretto controllo medico per almeno ventiquattrore. Di aver saputo che ero stato doppiamente truffato non faceva che aggiungere rabbia e tensione al mio rapporto con me stesso. Grazie all'aiuto di Milli, riuscii a prendere un appuntamento con il medico di base che mi confermò che quei due parametri sballati erano un brutto segnale neurologico, ma mi disse anche che era necessario un approfondimento in ospedale. Bontà sua, mi fece una prescrizione urgente per una visita neurologica specialistica alla fine della quale venne scritto " Ho rivisto il SIg. Pagnin Valentino  [....] che continua a lamentare sintomi compatibili con polineuropatia (liquor con l'allume) [....] verrà ricoverato lunedì 27/12/2004 per accertamenti" finalmente non si parlava più di esotossicosi alcoolica. Durante il ricovero mi fecero tutte le analisi che ritenevano utili per gli accertamenti, come elettromiografia, potenziali evocati, Rx torace, risonanza magnetica in toto della spina dorsale e quindi nuovamente la rachicentesi. Questa volta, però, ero in situazione protetta: la mattina venne il neurologo, sempre questa donnetta bassa e bruttina che nominati topastra tanto era sempre con il volto segnato sotto dei grandi occhiali, sembrava veramente un topolino arrabbiato, mi fece sedere sul letto,mettere un cuscino sulla pancia e piegari in avanti; da dietro mi fece il prelievo, assolutamente indolore ed in pochi secondi, poi mi raccomandò di mettermi disteso supino e di non alzarmi se non per andare al bagno, mi fece abbassare la tapparella e mi raccomandò il massimo riposo perché molto probabilmente mi sarebbe venuto un gran mal di testa e più fossi stato fermo meglio era. Non ero felice, ovviamente, ma almeno mi sentivo titolare di un vero letto, lasciato in silenzio e con la promessa di antidolorifici appositi. Il ricovero durò molto poco perché il 30, giusto prima di capodanno, mi dimisero, non senza, però, programmarmi, per il 2 febbraio 2005 un approfondimento della risonanza magnetica riferita alla "possibile sofferenza della sostanza bianca, necessita diagnosi differenziata: infiammatoria o vascolare". Io continuavo a non capire molto, ma ero contento che almeno mi stavano cominciando a credere. La ricerca in internet di informazioni era diventata per me una ossessione, e i risultati degli esami del liquor spinale, inviati ad un laboratorio specializzato di Padova, tardavano ad arrivare e sembravano essere necessari e risolutivi per una corretta diagnosi. A mie spese, e per approfondire ulteriormente, andai a Pordenone per eseguire una risonanza magnetica alla colonna lombo sacrale perché ritenevo di avere un grande dolore lla spina dorsale, in L3 ... Dall'esito in effetti risultò il disco L3-L4 degenerato con protrusione posteriore così come in L4-L5, ma poco aggiungeva alla mia diagnosi perché non vennero considerati operabili, con mio immenso rammarico: speravo di avere trovato la causa e l'origine dei miei dolori. Per farmi anticipare gli esami, in primario di Neurologia, il Dott. Due Cognomi, mi ricoverò il venerdì mattina del 18 marzo 2005, mi mandò a fare le indagini e poi mi mise in permesso di uscita fino al lunedì, data in cui mi dimise. Alla fine della "giostra" il Dott. Due Cognomi mi convocò nel suo studio di primario per comunicarmi che ero affetto da una forme di siringomielia cervicospinale: Mi spiegò che si trattava di una patologia rara che poteva sia dare tutti i disturbi che avevo, sia essere degenerativa nel senso che poteva anche avere una progressione verso l'alto o il basso, se verso il basso sarebbero solo aumentati i disturbi se verso l'alto avrebbe potuto trasformarsi nella sindrome di  Guillain-Barré, una patologia che porta alla paralisi totale delle gambe. Pose l' esito della risonanza magnetica sulla lastra luminosa e mi invitò ad alzarmi per vedere di persona la mia striatura, sottile come un capello dannosa come una serpe, mi spiegò che per identificarla era necessaria una risonanza particolare ad altissima risoluzione e che era una patologia difficile da diagnosticare ed era per questo che era trascorso così tanto tempo. Mi suggerì lui stesso, poi di chiedere una consultazione ad altri medici specialisti, in zona di Padova, dove c'era una più alta specializzazione sulla patologia specifica. Tentai allora la strada delle consultazioni, ma cosa mi aspettavo, di preciso, non lo sapevo. Il fatto di non avere neanche concluso l'iter terapeutico per il tumore alla gola ed avere intrapreso questa nuova avventura / disavventura, poi,   mi deprimeva parecchio tanto che il mio medico di base mi suggerì di intraprendere, a priori e preventivamente, una terapia antidepressiva che avviai senza troppi dubbi in merito.

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