Sei qui

Write a comment

Neurologia a Padova

Accettai il suggerimento datomi dal Dott. Due Cognomi e cercai in rete di fissarmi degli appuntamenti privati perché tramite l'ULSS sarebbe stato impossibile avere un appuntamento specifico e proprio con quei grandi Professori già maestri del Dott. Due Cognomi ed ora grandi e referenziati Professori a livello internazionale. Si trattava di un "esborso" ma di fronte ai problemi di salute, chi non sarebbe disposto a fare dei sacrifici. Così andai dal primo che mi visitò, guardò la diagnosi fattami già dal suo allievo e non fece che confermarmi diagnosi e terapia, interrogandosi ed interrogandomi sulla necessità di chiedere la sua consulenza. Gli spiegai che il suo nome mi era stato fatto dal suo allievo e che non si trattava di contrapposizione o di scarsa fiducia ma semplicemente la necessità di avere un avvallo alla diagnosi; evidentemente lo stesso Due Cognomi aveva dei, seppur minimi, dubbi. Pagai e me ne uscii un po' scocciato, sinceramente. Qualche tempo dopo riuscii ad ottenere, pareva miracolosamente e per intercessione divina, un appuntamento con il secondo Professore indicatomi. L'appuntamento era stato fissato per le 8 a Padova, in ospedale, ovviamente, benché Padova sia a meno di quaranta chilometri da casa mia, partimmo molto presto la mattina onde evitare che a causa di traffico o altro potessimo arrivare in ritardo davanti a cotanta competenza medica. Alle otto in punto eravamo in reparto e chiedemmo in segreteria come avremmo dovuto comportarci, ci disse tranquilla nella sua normalità, di stare tranquilli, ci diede il nostro numeretto ci indicò la sala d'attesa, in corridoio stesso, non in una saletta, e ci disse papale papale che il Professore non sarebbe arrivato assolutamente prima delle 11, 11,30 perché quello sarebbe stato il suo orario e noi,. che avevamo il numero otto, avremmo avuto fortuna se ci avesse ricevuto prima delle quattordici. Io e Milli restammo come due statue di sale, ci chiedevamo il perché ci avessero fatto arrivare un po' ansimanti per le otto se sapevano che prima di quell'ora il Professore non sarebbe salito in reparto. La nostra domanda non trovò risposta e controvoglia, ma non potendo rinviare un appuntamento tanto prezioso, non avevamo alternativa che restare li, come dei deficienti, ad aspettare assieme ad altri "malcapitate persone sofferenti". Eravamo entrambi molto mal disposti quando lo vedemmo arrivare inondo al corridoio, lo si identificava in modo esplicito, altero, circondato da uno stuolo di graziose subalterne che gli ronzavano intorno come zanzare e lui che si crogiolava in questo ingresso trionfale, oggetto di attenzione da parte di tutti i presenti nel corridoio diventata la sua passerella personale. Verso le quattordici, 6 ore di sala o meglio corridoio d'attesa, toccava a me. Entrammo un po' titubanti nel trovarci di fronte a tanta preparazione, era seduto dietro la scrivania, con una assistente per parte, salutammo e lui non si alzò a rispondere al mio sporgergli la mano e questo mi irritò molto, va bene tutto, am un po' di educazione non sarebbe stata fuori luogo. Mi chiese cosa fossi andato a chiedergli e cominciai a cercare di sintetizzare al massimo la mia diagnosi. Mi chiese se avessi con me delle "carte" ed io estrassi la mia cartellina, preparata appositamente, e sfilai il foglio di dimissioni dove era indicata la diagnosi e gli accertamenti eseguiti. Mi chiese se avevo altro quindi mi strappò la cartellina dalle mani dicendomi "guardo io altrimenti qui si fa notte". Sottolineo che si trattava di una visita privata, a pagamento per la quale avevo atteso sei ore in corridoio. Cominciò a guardare sommariamente tutti i documenti e ad uno ad uno li fece letteralmente volare per la stanza commentando che non si trattava di materiale "decente", la stessa fine fecero le risonanze magnetiche che vennero giudicate eseguite con macchinari obsoleti, imprecisi, antichi. Quando arrivò all'analisi del liquor spinale anche lui giunse al culmine della sua sceneggiata perché oltre a farla volare accennò anche il gesto di strapparla come "atto osceno". Le dua assistenti erano indaffarate a raccogliere il materiale volato in giro per la stanza ed a raggrupparle nuovamente sopra la scrivania. Mi guardò e mi disse che ero finito proprio in mani indecenti e che mi avrebbe ricoverato per ripetere - da lui ed in modo "serio - tutte le indagini. Personalmente non ci cresi che fosse tutto eseguito così poco professionalmente, anche se doppio cognome venne definito "neurologo di campagna" era pur sempre un primario ospedaliero. A me sinceramente l'idea di ripetere tutto daccapo preoccupava non poco, soprattutto due indagini che ritenevo particolarmente invasive come la rachicentesi e l'elettromiografia, ma se fosse stato necessario le avrei fatte, ovviamente, altrimenti non sarei andato li. Mi azzardai a chiedere in quali tempi avrebbe potuto ricoverarmi e lui mi rispose indignato che la cosa poteva essere anche il giorno dopo e che non stava a me discutere, quando mi avesse chiamato avrei dovuto presentarmi. Feci presente che io lavoravo e che quindi avrei avuto bisogno di un minimo preavviso ma lui ignorò la cosa. Mi scrisse due laconiche righe il 9 dicembre del 2004 ." Vedo il Sig. Pagnin Valentino. Il pz verrà ricoverato presso la nostra unità per gli accertamenti del caso. Verrà contattato nei prossimi giorni"  Considerammo che non avevo pigiami invernali decorosi e così con Milli decidemmo di andare poi, nel pomeriggio ad acquistarne un paio perché se il ricovero fosse stato proprio il giorno seguente, avrei dovuto essere preparato.  Ci liquidò in pochi minuti, ovviamente un saluto tutt' altro che solidale e "avanti un'altro". Mi fermai un attimo con l'assistente e chiesi se - anche informalmente, avesse potuto darmi una indicazione sulla data del ricovero e lei mi rispose "adesso lei è nella lista personale del Professore, appena potrà, vedrà che la chiama". Questo di essere finito nella lista personale non mi suonò molto bene, sinceramente non compresi, ma c'erano già tante cose che non avevo capito. Raccogliemmo le mie cose, un po' sconsolati e ce ne andammo verso casa. Pomeriggio a fare degli acquisti per essere pronto e poi attesa. Telefonai per avere notizie una settimana dopo ma in segreteria di reparto non compariva nemmeno il mio nome allora spiegai che ero stato visitato dal Professore e che mi aveva promesso il ricovero. Mi ribadirono che allora ero nella sua lista personale. Mi chiesi se essere nella sua lista personale significasse dover fare una offerta in denaro per rientrare in tempi logici. Mi dissero che dovevo chiamare direttamente la sua segretaria per avere notizia. Lo feci dopo un mese e mi riconfermò che c'ero nella lista personale del Professore, ma che non sapeva dirmi in quale priorità. Chiesi allora in modo esplicito se dovevo pagare una somma per avere la priorità su qualcuno o perché la situazione si sbloccasse e mi rispose quasi offesa che non si trattava di questo ma che il Professore aveva tanti pazienti e che io ero "solo uno fra tanti,forse troppi o di troppo, anche perché ero fuori distretto". Riattaccai il telefono veramente innervosito e dopo un'ora circa di rimescolamento di pensieri, richiamai e avvisai che avrei rinunciato ad essere nella lista personale del Professore perché mi sentivo offeso ed indignato dal suo comportamento. Per tutta risposta mi chiesero se ero folle, un affronto così il Professore non lo avrebbe accettato e quindi sarei uscito in modo definitivo. Mi arrabbiai ancora di più e confermai di cancellarmi, insistette per farmi tornare sulla mia posizione e, benché non potesse dirmi per quando sarebbe stato il ricovero, perché li decideva direttamente il Professore, avrei perso una grande occasione. IO pensai che se il buon giorno si vede dal mattino li sarei andato solo per arrabbiarmi ed essere trattato malamente quindi confermai la mia disdetta. Ebbero allora inizio un lungo e stressante approfondimento sulla patologia, pellegrinaggio da un medico all'altro alla ricerca di un barlume di speranza, una seri di spese infinite. Per fortuna la patologia tumorale mi stava dando tregua, non avevo dovuto fare chemioterapia, radioterapia e riuscivo a gestirmi in totale autonomia il mio stoma.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta