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Soledonna, l'origine

Con Annalisa ci lanciammo nell'esperienza di organizzare questa nuova Associazione di volontariato. Ci aggregammo ad una Associazione già esistente sul territorio dell' ULSS 13, che era sostanzialmente stata trascurata in tutto e per tutto, ne assumemmo il nome e convocammo la prima assemblea del nuovo consiglio direttivo. La vecchia presidenza ci aveva consegnato tutti i registri dell'Associazione ma mi resi immediatamente conto che si trattava più o meno di materiale non aperto da oltre cinque anni: elenco iscritti defunti, libri contabili inesistenti, verbali di assemblea mancanti ... avevamo solamente un codice fiscale ed una sede che era diventata una topaia. Devo dire che non era affatto incoraggiante. Cominciai allora a stendere un database degli iscritti, a riprendere per mano il logo dell'Associazione che a forza di essere copiato e fotocopiato era diventata una bruttissima donna invecchiata, con le tette calanti e la panchetta, e la ridisegnai. Predisposi poi una lettera da inviare a tutti gli iscritti, inclusi i membri del vecchio consiglio direttivo e verificai se fossimo ancora registrati, come Associazione, all' Agenzia delle Entrate. Assolti questi compiti burocratico amministrativi, restava da attendere per verificare quante delle vecchie iscritte sarebbero rientrate in Associazione. Fu un momento drammatico perché ci ritrovammo io ed Annalisa e nessun'altro. Io volevo molare il progetto ma Annalisa, che era stata in cura presso quell'ospedale, mi accompagnò in reparto dal senologo che la aveva avuta in cura il quale non fece altro che elogiare la nostra iniziativa,incoraggiarci a  persistere e non desistere, a sviluppare, con la sua collaborazione una attività di supporto per le donne operate al seno, che nell'intera ULSS mancava completamente.

Annalisa aveva frequentato un corso di formazione per l'organizzazione di eventi come cene, congressi ecc. e mi propose di organizzare una cena in grande stile per raccogliere fondi, le famose "cene di beneficenza" e per farci conoscere. Mi rassicurò che lei sapeva bene chi invitare, tra medici, politici, personalità, si sarebbe trattato di un "invito" al quale poi ogni aderente avrebbe lasciato un contributo volontario a favore dell'Associazione. Avevo cominciato, ed allora le detti una mano ad organizzare anche questo evento, specificando che il mio era solo un coinvolgimento tecnico, di assistenza grafica e amministrativa, anche perché io primo non ero donna, poi non ero operato al seno ed infine perché con la mia scarsa voce avrei potuto fare ben poco per socializzare in occasioni di questo tipo ... le promisi che avrei fatto il servizio fotografico, ma senza partecipare alla cena, non come commensale, intendo !

Predisponemmo gli inviti, prenotammo il ristorante, una vecchia villa veneta ristrutturata, i tavoli con i nomi degli ospiti, Annalisa pensò persino al guardaroba e fece venire tre ragazzi in maschera veneziana a ricevere gli ospiti e porre la firma sul relativo libro .... tutto in grande stile .. Una comica per dilettare tra una portata e l'altra e tanti, tantissimi bei discorsi da parte di tutti e che io instancabilmente non smettevo di immortalare con la mia Fuji.

Un disastro. A tutte le belle parole di incoraggiamento, di encomio, non seguirono poi quelle donazioni che ci saremmo (e qui sto indicando il primo momento di coinvolgimento profondo, dicendo "ci saremmo") attesi: alla fine della serata restammo su un tavolo solo io, Annalisa ed il titolare del locale. Con i pochi soldi raccolti pagammo una parte della festa e poi Annalisa staccò un assegno ed io misi un'altra cospicua parte in contanti per arrivare al pareggio. Ad entrambi veniva da piangere. Ci salutammo e ci demmo appuntamento per il giorno seguente in ufficio. Ci siamo ritrovati, tutti e due malati di tumore, chi al seno, chi alla gola, con voglia di fare ma incapaci di mettere in moto qualcosa... Ci voleva uno sponsor e un sito internet e.... volantini e materiale da distribuire, informazioni, manifesti, locandine .... Si, ma eravamo un due, ed io mi ero fatto completamente prendere dalla cosa: lei lavorava al CED e la tenevano costantemente sotto pressione e monitorata per le rese. le pause, le tempistiche ed inoltre le avevano affibbiato un  lavoro ripetitivo alla noia .... Io, al contrario, avevo dichiarato guerra all' Azienda ed avevo detto chiaramente che se non mi avessero trovato loro da fare, me lo sarei trovato io quindi di tempo ne avevo ed agivo volutamente allo scoperto: stampavo, editavo, scrivevo, compilavo i files sorgente del sito, chiedevo perfino aiuto a qualche collega con il quale ero più in confidenza. Siccome il logo di Soledonna era rosa, perfino l'approvvigionatore di materiali per ufficio fece scorta del "Cian" per la stampante !

Un giorno scrissi una lettera alla Direzione dove avvisavo che ero iscritto all'Associazione di volontariato Soledonna O.N.L.U.S. e che per questo avrei avuto necessità di permessi - a recupero - non retribuiti ma anche improvvisi e non programmabili. Mi venne risposto che, compiacendosi per la mia iniziativa, la Direzione avrebbe fatto tutto il possibile per agevolare questa mia scelta. Cominciai allora a studiare pure la gestione di un sito internet e, siccome ero all'inizio di questo approfondimento, mi feci ospitare da un dominio di mio figlio, anche perché non avevo una idea di quanto sarei riuscito a fare e quanto sarebbe costato in termini economici. Comprai un po' di carta e la tenni nel mio ufficio, spiegando, sempre in Direzione, che avrei utilizzato materiali d mia proprietà per la stampa dei materiali e che avrei contribuito alle spese dei toner ma mi venne risposto che i toner li metteva a disposizione l' Azienda. Cominciai allora a lavorare seriamente : mi recai al CSV ( Il Centro Servizi per il Volontariato) per raccogliere informazioni tecniche e legali sulla configurazione dell'Associazione, all' Agenzia delle Entrate per rinnovare il Codice Fiscale e cercare di rimettere in essere l'Associazione. Mentre io lavoravo su questi aspetti tecnici, Annalisa cercava disperatamente degli sponsor che, però, non arrivavano. Preparai dei manifesti e facemmo il giro delle 4 sedi ospedaliere ad affiggerli nei reparti, negli androni .. e per dare "lustro alla cosa" acquistai della carta fotografica formato A3 ... un esborso economico, il primo di una lunga serie ma la presentazione meritava dio essere fatta al meglio. Ricevemmo plausi un po' da tutti ma di soldi non se ne parlava ….

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