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Le attività vere e proprie di Soledonna

In buona sostanza noi si cercava di offrire, almeno per il momento esclusivamente un punto di ritrovo, di incontro, di scambio, ci rendevamo conto  di essere piccoli e soprattutto di non avere consulenti professionisti a nostra disposizione. Anche dai reparti ci arrivava una condivisione puramente teorica perché poi, al lato pratico, non potevamo fare altro che andare a trovare le pazienti in procinto di farsi operare o in attesa di dimissione, ma non ci comunicavano, ufficialmente per la legge sulla privacy, le nuove entrate e le imminenti uscite. Non potevamo essere disponibili tutti i giorni e per tutto il giorno. Decidemmo allora di acquistare un telefono cellulare da portare con noi, a turno, per poter  rispondere a tutte le ore. Ed allora nuovo lavoro, ristampa delle locandine e turnazione del telefono. Capitava molto spesso, però, che se rispondevo io, l'interlocutrice metteva giù in quanto stupita di trovare un uomo ed in più con una voce improbabile. Cercavamo di barcamenarci e di autofinanziare le nostre spese di materiali con l'autofinanziamento. Annalisa resse per circa un anno alle fatiche che l'organizzazione dei mercatini, gli incontri con le autorità si apolitiche che ospedaliere, la fatica di condurre le assemblee e poi ebbe un crollo, probabilmente dovuto anche ad un suo stato di depressione globale non relativa all' Associazione. Ci fu una specie di rivoluzione perché lei non voleva mollare il suo ruolo ma nel contempo generava dei gravi disagi. L'episodio che fece traboccare il bicchiere, come si dice, fu che mentre noi si cercava di organizzare un corso di riabilitazione attraverso lo yoga e stentavamo a trovare dieci persone che aderissero, lei andò in direzione del'0ospedale a chiedere di avere a disposizione una stanza più grande tale da poter ospitare molte più di sole dieci persone ricevendo, ovviamente, un no secco sia da parte dell' ospedale che da parte nostra che non riuscivamo a vedere il futuro di questo corso. Nel corso di una assemblea venne duramente attaccata e vi furono diverse minacce di abbandono ed io mi offrii di prendere la presidenza a tempo determinato, almeno fino a che o Annalisa si fosse rimessa o fosse uscito un nuovo o nuova candidata al ruolo. Ma di persone disposte ad assumersi responsabilità, ad andare a parlare con Parrocchie, Associazioni, mantenere i rapporti con il CSV, firmare anche gli assegni e gestire di fatto la movimentazione economica, non se ne trovarono molti e subito e così il mio incarico rimase attivo per ben oltre lo stretto necessario. Presentazione del bilancio, domanda di partecipazione al contributo del cinque per mille, le firme sugli accordi chiusi con i reparti e con la direzione ospedaliera erano tutti compiti miei, come organizzare mostre, mercatini, feste, allargare la piattaforma di adesioni attraverso il sito e tutte le attività di segreteria, che per un certo periodo dovetti sobbarcarmi contemporaneamente al ruolo di presidente. La cosa non mi dispiaceva affatto anche perché al lavoro avevo veramente tantissimo tempo e molta disponibilità di attrezzature inoltre potevo collegarmi ai siti esterni senza problemi e senza il timore di essere "scoperto" perché lavoravo per conto mio ma alla luce del sole.

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