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La visita dell' ULSS

Dopo pochi giorni, effettivamente, mi arrivò la convocazione della Commissione Sanitaria dell' ULSS nella quale mi si invitava a presentarmi all'ora "X" del giorno "Y" con "L'intera documentazione relativa alla/e patologie per cui si richiedeva il riconoscimento di invalidità". Ripresi per mano il dossier preparato per la visita dell' INPS per riassettarlo e rimettere le cose a posto n modo da essere pronto per la visita successiva. Mi resi subito conto che tutti i documenti erano stati mescolati, non avevano più un ordine cronologico, alcuni mancavano ero convinto che una semplice "spunta" mi sarebbe stata sufficiente ed invece era il caos più totale. Mi convinsi allora che era più facile e soprattutto sicuro, ad evitare di omettere qualche documento, ristampare tutto daccapo. Fortunatamente o in modo precauzionale, avevo informatizzato tutti i documenti e li avevo ben in ordine sul mio computer per cui si trattava, alla fine, di dedicare un' oretta alla ristampa piuttosto che riordinare tutto: alla fine era il solo costo della carta e di un po' di toner che per fortuna ho una stampante laser e non a getto di inchiostro, altrimenti sarebbe stato un patrimonio.

Per fortuna questa volta l'appuntamento era in terra ferma e potei raggiungere la sede ospedaliera in auto con il mio carico di carta originale e fotocopiata o stampata. Riflettevo su quanto sarebbe costato ad una persona, non voglio dire un anziano, uno qualsiasi, se avesse dovuto riordinare tutto, ripescare gli originali di cui erano state trattenute le copie andare in tabaccheria, farsi fare le copie, inserirle nel dossier da lasciare e rimettere al loro posto gli originali che nel mio caso erano rimasti tutti li, fermi immobili e guai a chi li tocca !

Venne anche il fatale giorno e, ovviamente, mi presentai in perfetto orario per la consueta sala d'attesa alla quale cominciavo da una parte a scocciarmi, dall'altra ad abituarmi. Riflettevo tra me e me che non avrei dovuto cercare di alterare il mio atteggiamento di positività alla vita, che non avrei dovuto assolutamente cercare di impietosire il o i medici che mi avrebbero visitato, stavo andando li per una verifica medico legale se le mie condizioni potevano darmi dei diritti sociali o meno. Alla fine io riuscivo ancora a lavorare, anche se devo dire con molta fatica, ed a guadagnarmi da vivere senza bisogno di elemosinare, ma se avessi avuto io una sottovalutazione dei miei disturbi ed avessi al contrario avuto diritto ad un riconoscimento, allora lo volevo, senza forzare la mano a nessuno e senza procurare tende a nessuno. Mi ero messo, come si dice, l'anima e la coscienza in pace: non andavo li per fare il finto invalido ma per sottoporre una condizione clinica.

Fui finalmente chiamato, entrai nella stanza e mi trovai di fronte cinque persone, nessuna in camice bianco o divisa di alcun tipo e nessuno con l'indicazione di nome o ruolo. Salutai, risposero e mi sedetti su loro indicazione sulla sedia che definii in seguito quella dell'imputato. Non mi chiesero prima di tutto la mia cartella clinica, cominciarono un interrogatorio molto fitto di domande alle quali mi sarebbe venuto, sinceramente, da rispondere con una grassa risata. Era Luglio del 2008. Mi chiesero a quando risaliva il primo intervento alla gola e confermai dicembre 2000 poi cercai di spiegare che ce ne erano stati altri ma questo non li interessava. Mi chiesero se la cannula tracheostomica era permanente o se avevo avuto l'indicazione che prima o poi sarebbe stato possibile eliminarla e richiudere la trachea, risposi che era permanente  e che avevo da poco eseguito una microlaringoscopia per verificarlo e che l'otorinolaringoiatra mi aveva confermato la  necessita di tenerla a vita. Mi chiesero se ero cosciente che dal tumore si può guarire, e risposi di si ed anche a loro cercai di far capire che dai "lividi", dai danni, dalle menomazioni non si poteva più guarire.

Passammo poi all'aspetto neurologico, credo che nessuno di loro sapesse cos'è la siringomielia perché nessuno fece domande particolari sulla posizione, sul diametro, non mi chiesero di visionare le risonanze, si limitarono a considerare gli effetti dichiarati dal neurologo che parlava di disastesie agli arti inferiori, parestesia, difficoltà di equilibrio ed insensibilità tattile ed al calore. Chiesero a me di spiegare per bene il tipo di sintomi che accusavo ed io cercai di rendermi più comprensibile possibile; va sottolineato, a questo proposito che è rilevante notare la difficoltà del paziente colpito da sindromi neurologiche a descrivere le sensazioni percepite in quanto normalmente non assimilabili a percezioni comuni. Alla fine dedussero che io avevo praticamente le gambe insensibili, anche se mi muovevo con una certa facilità. Uno di loro, ad un certo punto, mentre gli altri cominciavano a scartabellare le mie carte, mi chiamò in un un'altra stanza con un lettino, mi invitò a spogliarmi per la visita e mi fece distendere. Mi fece ancora domande mentre ero disteso e cercai di spiegargli che dalla posizione distesa era estremamente difficile per me parlare in quanto la cannula tracheostomica restava compressa. Si spazientì un po' ( la pazienza non era certamente il suo forte) e, mi permetto di dire in modo "sprezzante" mi disse "ma allora con queste gambe i dolori li sente o no ? "  ed in quel preciso istante mi mollò un pizzicotto al polpaccio della gamba sinistra da sollevarmi e spostarmi la gamba. Io dolore non ne sentii ma il movimento brusco e smoderato, quello si ! Mi permisi di dire che non avevo percepito dolore ma il gesto si, allora passò a ripetermi il trattamento del test del dolore alla gamba destra che reagì alla stessa maniera, con un sobbalzo ed uno spostamento. Mi disse che potevo rivestirmi. Avevo eseguito un accurato esame neurologico, pensai tra me, che mi dia anche una diagnosi ? Ero furibondo per il modo brutale di verificare la sensibilità degli arti, se penso a quanta delicatezza ci aveva messo il neurologo per comprendere l'area interessata dal disturbo con il diapason, con boccette gelate e bollenti ... bastava un bel pizzicotto, no ?

Mi chiesero se potevano trattenere alcune copie e gli risposi che il materiale sopra il tavolo era tutto a loro disposizione e che io avevo gli originali e per questo si sprecarono in un complimento che penso fosse legato più che altro a non doversi sobbarcare il lavoro di farsi le fotocopie. Gli venne un dubbio perché passando a scanner gli originali io li avevo salvati a colori e così li avevo stampati tanto che - ammetto - potevano essere scambiati per originali. Mi chiesero come avevo potuto realizzare una cosa simile ed io estrassi la mia chiavetta USB e gli dissi che tutto il materiale che a quel punto occupava l'intera doppia scrivania, era contenuto li dentro. Un saluto di convenienza e mi invitarono a raccogliere miseramente le mie carte trasformate in un ammasso di carta straccia e ad andarmene che mi avrebbero fatto sapere. Rientrato a casa mi misi in tuta da ginnastica e mi si rinfrescò la rabbia per i due pizzicotti, nel constatare che in loro corrispondenza avevo due ematomi blu molto marcati tanto che ne volli fare due fotografie che però poi non ho conservato, a qual pro ?

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