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Gli esiti delle due visite

Trascorso qualche tempo mi arrivarono a casa due raccomandate, praticamente identiche in tutto tranne che nel numero del protocollo dove mi veniva comunicato che la mia domanda di invalidità civile era stata rifiutata  ne dava delle sommarie spiegazioni che, onestamente, non ho capito. Mi riferii al mio patronato dal quale mi dissero di stare tranquillo perché era la prassi, quasi certamente mi sarebbe stata riconosciuta l'invalidità ordinaria e non quella civile. Continuavo a non capire ma non ero particolarmente preoccupato: come ho già scritto, io un lavoro lo avevo e non avrei avuto bisogno di  elemosine. Quello che mi turbava veramente tanto era il fatto che il Medico dell' INPS avesse messo così esplicitamente in discussione la diagnosi del neurologo: se si era sbilanciato così tanto, doveva pur avere un fondo di logica il suo apprezzamento, era un tarlo nella mia mente, o la patologia c'era, ed era riconoscibile, oppure non c'era ed allora aveva sbagliato il neurologo. Non era il dubbio sulla invalidità o meno che mi tormentava la testa ma il dubbio sulle diagnosi !

Decisi, allora di tornare dal Dott. Due Cognomi e riferire in merito ai dubbi espressi dalla commissione, o meglio, dal medico della visita legale, sull'esistenza della siringomielia. Questi mi disse che i medici dell' INPS, al contrario di quanto si crede, sono veramente molto preparati e che accettava di buon grado la critica per cui mi propose degli ulteriori accertamenti. Rimasi ovviamente scioccato da questa disponibilità alla critica ma da una parte ci lessi la possibilità che lui stesso avesse avuto un dubbio  nell'emettere la diagnosi di siringomielia. Il 6 Febbraio 2009 ero nuovamente ricoverato per accertamenti neurologici con una diagnosi di  ingresso di mielite cioè di una infiammazione generica del midollo spinale. Ripresero gli esami che oramai conoscevo: elettromiografia, potenziali evocati, risonanza magnetica in toto, esami ri routine, ed infine la terza rachicentesi. A quest'ultima non avevo proprio pensato ma il Dott. Due Cognomi mi disse che era necessaria e quindi non ebbi alternative. Come al solito due dei giorni di ricovero furono dedicato esclusivamente ad attendere che il mal di testa dovuto al prelievo del liquor spinale passasse. Sapevo, oramai per esperienza, che poi il mio liquor sarebbe andato in un laboratorio a Padova e che ci sarebbe voluto almeno un mese prima di avere un riscontro valutabile.

Mi rivolsi nuovamente al medico di base, sia per aggiornarlo sugli esiti del ricovero sia per chiedergli un aiuto dal punto di vista psicofisico: percepivo la "fatica" di reggere allo stress che mi generavano questa serie di visite, esami, test, domande,documenti; arrivavo a spogliarmi in default, ad eseguire gli esercizi che i vari neurologi mi chiedevano senza neanche ripensare tanto bene li conoscevo: camminata, stare sulle punte, stare sui talloni, braccia tese, occhi chiusi, occhi aperti, martelletto sulle ginocchia, diapason sui muscoli ed avanti, sembrava un rituale, che poi capitava che lo facesse prima il secondo, poi il primario, poi assieme ... Mi consigliò vivamente di cominciare ad assumere un antidepressivo, non una cosa molto forte, ma preventiva, spiegandomi che in genere questi farmaci hanno per il primo periodo un effetto negativo e poi entrano in funzione come antidepressivi e che quindi sarebbe stato bene arrivare agli esiti nella fase positivistica dell'effetto e non quella negativa ... Accolsi la proposta e cominciai ad assumere la mia pastiglietta mattutina, in attesa di essere convocato per la sentenza che consideravo dovesse essere quella definitiva visto che eravamo ricorsi alla "Cassazione" tante erano le sedute svolte. Finalmente gli esiti dal laboratorio di Padova arrivarono, o meglio, ne arrivò uno in particolare, quello relativo alla evidente presenza di bande oligoclonali nel liquor. Il riscontro delle bande oligoclonali nel liquor trasforma una diagnosi di “Sclerosi Multipla probabile” in Sclerosi Multipla “definita (certa) con supporto di laboratorio.

Telefonai in reparto per avere notizie, non sapevo ancora dell'esito ma solamente che erano arrivati gli esiti degli esami, ma mi risposero più volte che avrei dovuto parlare con il primario che voleva consegnarmeli di persona e parlarmi, ma se questo benedetto uomo non trovava mai il tempo, io certo non potevo aspettare oltre modo. Riuscii a parlare con una infermiera che sembrava più flessibile di altre e le spiegai la mia apprensione, e lei mi disse che avrebbe parlato con il. primario per farmi consegnare tutto anche se lui non avesse avuto tempo. Un paio di giorni dopo mi telefonò, molto cortesemente, direttamente al lavoro per dirmi che aveva la busta pronta per me. Lasciai il lavoro all'istante e mi recai in ospedale. La diagnosi definitiva parlava in modo chiaro ed esplicito, e c'era veramente poco da spiegare: nella lettera di dimissione c'era indicato ben chiaramente:

Il paziente, a noi noto da tempo per precedenti ricoveri e con una storia di disastesie agli arti inferiori da mielite dorsale pregressa ed interpretata come possibile cavità siringomielica, viene ora dimesso con una diagnosi di Sclerosi Multipla (Forma primaria progressiva).

Era il 12 Febbraio del 2009, da quel giorno, cominciai ad avere dubbi: era giusta la prima diagnosi o la seconda o erano errate entrambe? Alla fine, confrontando - in modo empirico - le cartella cliniche dell'una e dell'altra diagnosi, sia esami che risultati non erano poi così discordanti, potenziali evocati rallentati, elettromiografie alterate nel segnale e bande oligoclonali erano presenti in entrambi i ricoveri. Volli attendere che il primario mi desse ascolto per parlarne con lui. Non si faceva trovare. Allora decisi di prendere un appuntamento per visita privata, con lui. Me la pagavo ma mi volevo togliere la "curiosità" di sentire cosa avrebbe potuto dirmi; la cosa mi era seccata molto ma non tolleravo il suo silenzio. Quando mi vide entrare ebbe un sussulto e mi spiegò direttamente lui, senza che io gli ponessi alcuna domanda, che effettivamente la patologia poteva essere ipotizzata già al secondo ricovero ma che era stato fuorviato dalla presenza di questa leggera striatura spinale che poi o si era riassorbita o si era trattato di un riflesso o di un movimento durante la risonanza magnetica. Insomma, ammise di avermi ricoverato per la terza volta e di aver fatto la rachicentesi e tutti gli esami per un suo errore di valutazione ma che allo stato attuale delle cose dovevo arrendermi al fatto di avere una sclerosi multipla. Mi fece restituire l'importo della visita scusandosi perché considerava doveroso da parte sua convocarmi ma non aveva avuto assolutamente il tempo. Lo salutai, posso dire civilmente ma dentro di me giurai che con lui non avrei più avuto nulla a che fare. A me restava il dubbio, comunque: se aveva sbagliato la prima volta affermando che somatizzavo dei disturbi, la seconda con una diagnosi di siringomielia inesistente perché avrei dovuto credere di avere la sclerosi multipla così, ciecamente ?

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