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Ammalarsi è una sfortuna, curarsi è un lusso

E già, ammalarsi è certamente una grande sfortuna, ma che il curarsi o avere accertamenti precisi sia un lusso questo è meno scontato. Passai tre mesi a studiare, in internet, i sintomi, le origini, le progressioni, le forme. Decisi di andare ad effettuare delle visite e dei consulti privati, ero cosciente che mi sarebbe costato una fortuna, ma non intravvedevo alcuna alternativa: anche riferirsi ad altra ULSS, si sarebbero limitati ad analizzare gli accertamenti già fatti ed ad emettere una diagnosi analoga, ma io stavo mettendo in dubbio anche le modalità di accertamento per cui volevo una diagnosi ex novo. Mi rivolsi ad una clinica privata, nel padovano, e fui ricevuto dal neurologo il 9 giugno del 2009; con me portai comunque tutta la documentazione ospedaliera e chiaramente espressi il desiderio di avere un altro punto di vista a costo di ripetere tutte le analisi. Era chiaro che diventavo una fonte di entrate senza fine, per loro, e quindi cominciammo l'anamnesi della cartella clinica. Per prima cosa mi prescrisse una risonanza magnetica in toto, dal cervello fino al coccige, e fu un salasso, poi una elettromiografia agli arti inferiori, ma eseguita dal loro specialista; li feci, rispettivamente il 15 ed il 23 giugno quindi tornai dal neurologo che mi disse che era evidentissima un'ernia discale, altro che sclerosi o siringomielia, quindi mi indirizzò al "loro" neurochirurgo. Il neurochirurgo mi vide il 6 luglio ... basta pagare e si fa presto ! Ma non era tutto così semplice perché il neurochirurgo mi disse che l'ernia discale non era esposta e che quindi assolutamente non era saggio correre il rischio di operare ed in seconda battuta, mi disse che gli dispiaceva contraddire il collega neurologo, ma non poteva essere la semplice ernia definite " non sembra poter essere la causa della neuropatia segnalata dal paziente ". Avevo letteralmente sborsato oltre millecinquecento euro per ritrovarmi in un circolo vizioso: il neurologo che mi rinviava dal chirurgo, il chirurgo dal neurologo per altri accertamenti ed ogni volta erano biglietti da cento euro che lasciavano il mio portafogli per depositarsi in cassa della struttura privata. Non potevo andare avanti così, oltretutto avevo l'impressione di essere volutamente sballottato da una parte all'altra senza un effettivo scopo di analisi. Pensai allora che, alla fine, che se si fosse sclerosi, era stata definita progressiva, che se si fosse trattato di qualcos'altro lo avrei saputo a tempo debito e che tutto sommato, a me era sufficiente eliminare al massimo i dolori e mettermi al balcone ad aspettare gli eventi. Mi recai, allora, da un fisioterapista sportivo, del quale avevo sentito parlare molto bene, lui mi disse che se intendevo solamente far passare i dolori era sufficiente applicare un cerotto antidolorifico da cambiare ogni 3 giorni, ed io "gioco era fatto" e che questo metodo si impiegava anche con gli atleti, ma non quando erano in gare ufficiali. Dedussi che si trattava di dopping. Andai dal mio medico di base che mi fece dei problemi per la prescrizione perché si trattava, in sostanza, di Cannabis e che quindi lui, personalmente era contrario perché dalla dose iniziale prescrittami non intravvedeva altra uscita che quella dell'aumento continuo, costante e progressivo. L'idea di iniziare ad  assumere un farmaco di questo tipo non mi convinceva affatto ma volli provare, con una scatola ... Leggendo il foglietto illustrativo, il cosiddetto "bugiardino", mi resi anche conto di quanto poteva essere rischiosa la terapia proposta: assuefazione, soprattutto e quindi necessità di aumentare i dosaggi. Non finii la scatola.

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