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Le ferie in Valle d'Aosta

Non era che fossi arrivato alla pensione con serenità, ne dal punto di vista lavorativo e neanche da quello della salute. I dolori alle gambe erano sempre più fastidiosi ed insistenti, la reazione al sole, credo a causa dei farmaci che prendevo per la sclerosi, era di ustioni diffuse, gli occhi mi si annaffiavano di lacrime alla sola vista del sole e la stanchezza, astenia, spossatezza, faceva da padrona. Ricordo che Milli rimase molto stupita quando le proposi di andare in ferie in Valle d'Aosta, che era una parte dell' Italia, tra le poche, che non conoscevo affatto. Abbiamo anche tentato di rivederci con degli ex colleghi ed amici, in pizzeria, un paio di sere, ma tra impegni vari ed il fatto che io parlavo molto male, alla fine ci siamo, di fatto, stufati.

Con Milli, molto preoccupati per le mie condizioni che riguardavano si la mia sfera fisica, ma soprattutto la mia sfera emotiva: mi sentivo decisamente depresso, impotente, senza lavoro e senza una reale utilità. Si era aggiunta, per me, ma ovviamente anche per lei, il grossissimo problema della mia impotenza sessuale dovuta, probabilmente all'avanzare della patologia neurologica. Abbiamo così evitato di andare come al solito in spiaggia, a stare sempre sotto l'ombrellone o in casa con il condizionatore o solamente nelle primissime ore del mattino o in quelle di tarda serata. Avevamo pensato che fare l'esperienza di andarcene in montagna poteva essere una novità interessante ed innovativa. Abbiamo così prenotatola nostra casetta, nella immediata periferia di Aosta e a luglio si siamo andati. Personalmente ero stato già molte volt in montagna, ma sui monti del Trentino: quelli della Valle d'Aosta sono letteralmente in piedi, non esiste un sentiero "facile". Ci siamo spaventati alla prima uscita quando ci hanno consigliato un rifugio da raggiungere per facile stradina in piano. Il concetto di "in piano" per i valdostani è completamente diverso da quello che hanno i veneziani. Siamo arrivati a stento al rifugio dopo un continuo saliscendi di un sentiero anche molto bello, ma per me impossibile anche perché percepivo sotto i piedi ogni minimo dislivello, sassolino, radice, come dolore, fitta, crampo. Ci siamo fermati al laghetto vicino al rifugio e li ho preso sonno come un bambino, al risveglio ero deciso: sarei arrivato alla macchina tutto in una tirata, senza mai fermarmi: ero talmente preoccupato che volevo togliermi quell' esperienza di torno al più presto, e così feci, con un fiatone da scoppiare, le gambe che non mi portavano neanche più e l'ansia di riuscire ad arrivare alla macchina come un errante arriva all'oasi. Avevamo deciso, quel giorno, cha i monti, le montagne, della Valle d'Aosta, non erano per camminatori imbranati come me. Nonostante questo, dopo qualche giorno ci siamo avventurati ad altro rifugio, datoci anche quello come assolutamente facile da raggiungere. Solamente la salita in macchina, in alcuni tratti al 24% ci preoccupava. Arrivati al passo avremmo dovuto lasciare la macchina e raggiungere un laghetto alpino a piedi. Questa volta eravamo più agguerriti e determinati, avevamo compreso cosa si intendeva per facile ed eravamo certamente più acclimatati. Lentamente, ci siamo avviati verso il laghetto, con zainetto con il pranzo al sacco, e devo dire che con una certa fatica ma ci siamo arrivato abbastanza bene. Li abbiamo mangiato. Chiacchierando con Milli, ci chiedemmo a quale quota potevamo essere e scoprimmo di essere ben al disopra dei 2000 metri; avevo, involontariamente, trasgredito agli ordini categorici del medico di non superare mai quota 1000/1200 metri a causa della cannula fonatoria. Prima ho cominciato ad agitarmi poi, mi sono calmato ed ho cominciato a riflettere sul "come stavo"; tutto sommato non avevo assolutamente disturbi di ossigenazione, respiravo bene e senza problemi, camminavo e mi muovevo senza avere giramenti di testa ne oscillazioni da perdita di equilibrio. Abbiamo allora stabilito che il limite che mi era stato imposto per tanti anni e che io avevo paurosamente cercato di rispettare era esclusivamente un limite di assoluta garanzia, ma non tanto riferita a me ed alla mia salute quanto all' eccesso di prudenza del medico. Il rientro fu semplice e privo di problemi per cui la giornata ci era parsa decisamente bella. Abbiamo poi provato ad informarci per altre camminate di quel tipo ma sembrava che tutti i sentieri, ed i relativi punti di arrivo, fossero molto impegnativi e ad un minimo di quattro ore di cammino, tempo del CAI, dalla partenza. Inevitabilmente, quando guardavamo dove portava il sentiero, ci ritrovavamo con il naso all'insù. A questo punto abbiamo deciso che la nostra vacanza in Valle d'Aosta sarebbe stata di visite ai castelli, e ce ne sono di magnifici, a piccole cittadine, a borghi, rifugi raggiungibili in macchina dove mangiare qualcosa di particolare feste paesane. Mi sono reso conto, ad un certo punto, di avere terminato un farmaco che a me era necessario per la terapia antidolorifica causata dalla sclerosi multipla, così siamo andati in centro ad Aosta in cerca di una farmacia che me lo potesse fornire. Il primo tentativo fu un insuccesso totale, come se avessi chiesto di avere un farmaco dopante, mi hanno guardato come se fossi stato un pazzo a richiedere una cosa del genere. Siamo passati alla seconda farmacia in città e la risposta era stata più o meno analoga anche se avevamo sottolineato la necessità assoluta di continuare la cura e di non interromperla in quanto i danni causati da questa pausa sarebbero stati molto più pesanti che il rischio di assunzione, ma niente da fare, ci hanno detto che avremmo dovuto andare presso una Guardia Medica e farcelo prescrivere oppure rientrare a Venezia e prendere la ricetta o la scorta che avevo dimenticato a casa. Ci eravamo quasi rassegnati perché non è che Aosta sia una grande città e quindi avevamo pensato che le direttive per i farmacisti erano relativamente facili da far rispettare a tutti. Prima di trovare la Guardia Medica, siamo andati a fare un giretto verso la Francia, a vedere il confine di stato al Passo San Bernardo. Strada facendo, ci  siamo fermati in un paesino Près Saint Didier, pur sempre in Italia, per fare due acquisti e siamo passati davanti ad una farmacia. Quasi per gioco, siamo entrati ed abbiamo chiesto se si poteva avere questo benedetto farmaco. C'era una farmacista molto gentile che ci ha detto che non aveva in casa le gocce, ma lo aveva in pastiglie ma che, il principio attivo era lo stesso. Mi ha chiesto quante gocce mi aveva prescritto il medico e mi ha fatto la conversione della quantità giornaliera da assumere in pastiglie. Alla fine ci ha salutato raccomandandomi di non interrompere assolutamente l'assunzione perché, anche ammesso che andasse interrotta, questo dovrebbe essere lento e progressivo. Era stata la farmacista intelligente o incosciente ?

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