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Le nozze ad il viaggio di nozze

Così facemmo e devo dire cha la meno convinta fu proprio Milli. Io le dissi che ufficialmente e per tutti lei non doveva saperne nulla, ufficialmente io ero andato a fare degli approfondimenti ma non le avevo riferito assolutamente nulla sull'esito delle stesse e che a chiunque le avesse chiesto informazioni, per lei era tutto a posto, poi le dissi che da quel momento, fino al rientro dalla Spagna, che avevamo deciso di andare li, non se ne sarebbe più dovuto ne parlare ne accennare. I preparativi per il matrimonio filavano lisci, amici si rendevano disponibili, auguri e partecipazioni arrivavano via mail, telefono, lettera per quella che sembrava una pazzia: nel momento storico delle convivenze, dei rapporti incerti, noi decidevamo, entrambi dopo una esperienza di matrimonio fallimentare, di rimetterci in gioco. In molti la presero come una sorta di provocazione, un modo per andare controcorrente. La realtà era diversa e molto, se vista dagli occhi di Milli o dai miei; lei pensava alla realizzazione di un sogno, di uno stile di vita nuovo, di una liberazione dal passato, io la vivevo come un modo per dare continuità e senso alla mia vita. Infondo io non possiedo nulla, non lascio eredità a nessuno, ciò che posso lasciare è un ricordo di me, se sposato posso usufruire dei benefici di legge che sono riconosciuti ai coniugi degli ammalati, e non so se ci sarà qualche vantaggio economico per la mia nuova famiglia dopo la mia dipartita. Milli questo non lo voleva assolutamente considerare, ma a me il pensiero di una vita che volgeva inesorabilmente al termine era oggetto di una  riflessione costante. Siamo partiti, destinazione Spagna, Barcellona, Madrid, avevamo davanti una quindicina di giorni che, in condizioni "normali" avrebbero dovuto essere meravigliosi. Il solito Valentino ha voluto fare il grande, l'imprevedibile, e così siamo partiti senza prenotare da nessuna parte per essere liberi di fermarci quando e dove avessimo voluto. Avevo deciso di partire la mattina per arrivare a sera in Spagna, a Barcellona, invece a Figueres, dopo oltre undici ore di guida, mi è sembrato giusto ed opportuno fermarmi perché non ce la facevo proprio più. Qui avrebbe dovuto essere una sosta tecnica, del tutto imprevista e quindi abbiamo trovato a sera un albergo dove riposare ed un ristorante dove cenare. In camera, ci siamo accorti di essere arrivati - da buoni ignoranti ed impreparati che eravamo - nel paese natale di Salvador Dalì. Abbiamo deciso, allora, di fermarci in quella cittadine per tutto il giorno seguente, prima di ripartire per Barcellona. Il mio umore era veramente ottimo, nonostante la fatica del viaggio, avevo veramente voglia di pensare ad altro, di scattare fotografie, di visitar posti nuovi, di vivere alla grande, senza badare neanche troppo alle spese. Sembrava veramente funzionare, il nostro accordo sul silenzio, anche se sia io che Milli ci facevamo ogni tanto assalire dalla riflessione sul rientro, difficile e doloroso. Abbiamo girato per Figueres, il museo, le strade, la piazza, ma la mia tensione era decisamente molto alta per sui siamo andati a sederci su di una panchina, proprio in centro, nel bel mezzo di un viale alberato ed apparentemente molto bello. Ci siamo resi conto che c'era una puzza mista di tubi di scarico, feci, urina e tutto quanto l'odorabile per cui abbiamo deciso di cambiare posto, un po' scandalizzati da quel contesto tanto surreale. Io continuavo a camminare ma le mie forse si stavano man mano esaurendo per cui ho chiesto a Milli di comprarmi ( facevo già fatica a parlare in italiano, figuriamoci farmi capire dagli spagnoli ) una bottiglietta di acqua minerale, liscia per potermi risciacquare la bocca da una sensazione di  secchezza infinita. Eravamo a pochi chilometri da Girona, circa un centinaio, e quindi abbiamo deciso di prenotare per la notte in un albergo in questa cittadina: bellissima, con tanto di duomo, torri, mura, giardini, tutto da girare a piedi, ovviamente per strade e stradine inerpicate su per una montagna, bassa, ma per noi molto impegnativa. Lungo il fiume,le case coloratissime con i terrazzini sporti sulla riva. Era impossibile no girarla tutta, impossibile non salire sulle mura smerlate con tanto di camminamento e relativo saliscendi per scalinate e sottopassi. Come si poteva arrivare di fronte al duomo principale della cittadina e non entrarvi ? C'era un solo problema: era collocato in cima ad una collina e l'ingresso era preceduta d una enorme scalinata composta da una infinità di scalini. Anche Milli era molto stanca e non nascondeva affatto la doppia preoccupazione, per lei e le sue gambe e per me, per il mio stato fisico. La decisione l'abbiamo presa praticamente subito: considerato che li non saremmo certamente mai più ritornati, era da affrontare con coraggio la scalinata ed andare a visitare quel maestoso ed imponente edificio. Arrivato in alto, ci siamo fermati a riprendere un po' il fiato, io in particolare, e, pagato il biglietto d'ingresso con grande sorpresa, entrammo nel duomo. Ovviamente vietato fotografare, riprendere, mancava poco che fosse vietato anche guardare; ovviamente di fronte a tanta magnificenza, pavimenti di marmo antico lucidato dal passaggio dei fedeli, una enorme pala d'altare tutta in argento sotto un baldacchino enorme, anch'esso in argento, l'organo e tutto il contesto ( e non escudo anche il senso di trascendere ) mi imposero di scattare delle fotografie andando ad appoggiare qui e la la macchina per poter avere dei tempi di esposizione lunghi senza avere fotografie mosse. Mi si era scatenato l'interesse e la fatica non si faceva più sentire, come fosse completamente passata andavo avanti ed indietro a scegliere i miei posti nascosti per trasgredire al divieto di fotografare. Siamo andati a pranzo in una specie di bar, sembrava un self service di poco valore, ma ci hanno portato dei piatti magnifici, appetitosi e saporiti, ben confezionati e molto gustosi benché a base di verdure. Scendere le scale e rientrare in albergo era stato estremamente più facile della salita per cui, a sera, dopo esserci rinfrescati, abbiamo deciso di cenare in un locale molto vicino, ma era troppo forte il desiderio di vedere, e fotografare, la città di notte ed allora abbiamo deciso di fare ancora un giro dopo cena. A letto siamo arrivati semi distrutti. Prima di andare al ristorante, però, avevamo fissato l'albergo, per la sera seguente, a Barcellona, un Albergo di Salesiani, poco lontano dalla stazione metropolitana e molto a buon mercato. La mattina seguente ci siamo fatti ancora "quattro passi" per Girona, un'area cittadina che non avevamo visto e quindi siamo partiti con destinazione Barcellona. L'autostrada era bella ed abbastanza sgombra, ma in prossimità della metropoli le corsie cominciavano a raddoppiare quindi a triplicare e poi crescevano svincoli ed indicazioni in maniera esponenziale. Vedere tutto sulla carta non dava l'impressione di cosa ci stava aspettando come traffico. Non mi sono certo scoraggiato ed ho cominciato a correre secondo le regole di quel posto, in modo frenetico, con cambi di corsia continui, quasi improvvisi. Milli mi faceva da navigatrice, per quello che poteva perché era impossibile capire in anticipo dalla cartina quale svincolo sarebbe stato il nostro. Ad un certo punto mi urlò " è questa l' uscita ". Non ci pensai un attimo, freccia a destra e manovra di uscita sullo svincolo con un paio di automobilisti che da dietro mi hanno suonato molto, ma molto a lungo ... Io ho pensato che per me era indispensabile non perdere quell'uscita e quindi nonostante il brivido, l'avevo presa, non ci eravamo fatti nulla, quindi perché suonare tanto ? Fuori dall'autostrada il traffico si muoveva con maggiore fluidità e meno convulsione ma restava comunque molto intenso. Ora si trattava di seguire le indicazioni ricavate da internet per raggiungere i nostri amici Salesiani. Non è stato particolarmente difficile raggiungere l'albergo, quello che invece ci ha dato delle complicazioni è stato l'essere un uomo ed una donna nella stessa camera, cosa non prevista; noi avevamo prenotato per due, senza specificare sesso o età, se sposati o meno, semplicemente per due. Ci hanno dato la camera, ma con letti rigorosamente separati, come se, volendo, non si potesse fare l'amore su un letto solo, magari alla volta. comunque eravamo ancora in tempo per poterci avviare verso il centro città e quindi risolto il problema camera, acquistati i biglietti della metropolitana, ci siamo avviati verso la grande Barcellona. Destinazione: ovviamente "la Ramblas". Metropolitana di superficie per un ampio tratto e poi sottoterra, siamo arrivati alla nostra stazione di destinazione. Salite le scale ci siamo trovati in uno spazio inconcepibile, ampio, spianato, ma pieno di gente in modo quasi torrenziale, una sensazione di capogiro per la confusione di persone, non tanto per il rumore. La "Ramblas" è solo parzialmente pedonale, ai due lati dell'ampia area centrale, scorrono due arterie cittadine, strette, ma ben frequentate. Una volta superato lo shock della marea di persone, abbiamo cominciato a passeggiare anche noi come gli altri, fermandoci qui e la  a fare foto, a guardare vetrine, a commentare le abitudini locali. Lentamente anche noi abbiamo preso la serenità delle persone che a migliaia ci passavano accanto. Camminando con dolcezza, calma, rilassatezza e tranquillità, ci siamo ritrovati al porto. Avevamo percorso tranquillamente un paio di chilometri, ed eravamo, anche, arrivati a sera. Lentamente le luci si accendevano e l'ambiente sembrava diventare molto più intimo, suggestivo, non potevamo certamente lasciare li uno spettacolo tanto bello, e poi la gente non diminuiva, anzi, sembrava aumentare, fare una fotografie, considerato che la luce cominciava a scarseggiare e che i tempi di esposizione erano leggermente più lunghi, diventava sempre più difficile perché c'era sempre qualcuno che passava tra noi. Per questa giornata, tra Girona, il viaggio, la sensazione della Ramblas, eravamo storditi e frastornati per cui ci trovammo un ristorantino, cenammo e rientrammo verso la nostra casta camera. Notte tranquilla, e sveglia all' alba, il sole sorgeva e dalla finestra del sesto piano di quella enorme struttura ho scattato le prime foto delle giornata, convinto di puntare il mio obbiettivo verso il centro della città, non rendendomi conto, in realtà di quanto lontani di fato eravamo. La prima colazione si doveva andare a fare in una sala mensa dedicata, pane burro e marmellata, niente fronzoli, arredi inesistenti e soprattutto serviti perché quello che si prendeva si doveva consumare, non era ammesso avanzare nulla. Ci siamo confrontati e messi a ridere entrambi, eravamo li e non era il caso di fare troppe storie, avevamo deciso che sarebbe andato bene anche così già prima di partire, in compenso il parco della struttura era magnifico. Nuovamente metropolitana e centro città, destinazione la "La Sagrada Familia"  ma facendo un biglietto per il pullman chiamato city tour, due giorni per poter salire e scendere dovunque in centro. Ci siamo fermati per le vie del centro a girare tra vecchi edifici, casa Gaudì, Casa Mila, detta La Pedrera e poi avanti, sempre a piedi, ovviamente. Ripreso il pullman, siamo arrivati alla maestosa ed enorme cattedrale de "La Sagrada Familia" ma c'era una coda per l'ingresso che metteva paura, continuavano ad arrivare torpedoni di pullman in continuazione. Poco distante abbiamo trovato un "posticino" dove poterci fermare a mangiare un panino, decisi ad entrare, ma solo dopo esserci un po' rifocillati ed aver bevuto. Nel giardinetto adiacente abbiamo anche potuto fare un piccolo riposino e cogliere un attimo in cui alla cassa c'era poca gente e quindi accedere senza fare troppa coda sotto un sole accecante e caldissimo. Qui si siamo girati in lungo ed in largo l'intero monumento che, però, ne a me ne a Milli ha destato una grande emozione: mancava, a nostro avviso, l'austerità di un posto dedicato alla preghiera, la complessità architettonica, tutti i dettagli del capolavoro di Gaudi, indubbiamente eccezionale, non ancora completato ed in fase di costruzione, ma troppo dispersivo e discorsivo: in esso, nei suoi muri facciate, cupole e guglie, si dovevano leggere troppi riferimenti biblici, nessun oggetto lampada o scultura era presente se non con un significato collegato al contesto. Eravamo ancora in tempo, dopo la visita, per risalire sul pullman city tour e fare un giro, seduti, della parte esterna della città e così abbiamo preso il primo, che stava arrivando, e ci siamo seduti nella parte alta del mezzo a due piani. Il vento sul viso, il relativo tentativo di proteggermi lo stoma eccessivamente asciutto, la stanchezza, mi hanno fatto addormentare dopo pochi minuti e dopo poche fotografie. Mi sono svegliato all'arrivo, o meglio, mi ha svegliato Milli ... eravamo arrivati al "Las Arenas de Barcellona", un enorme ipermercato dalla sommità del quale, su una splendida terrazza, però, era possibile avere un panorama dell'intera area centrale. A sera ne io ne Mili avevamo neanche più desiderio di camminare e continuare il nostro tour. Abbiamo allora deciso di rientrare e riposare, programmando per il giorno seguente una serie di visite, come Casa Gaudì ed un riposo pomeridiano per poterci riprendere e passare la serata in centro. In Plaza de Espanya ci siamo fermati per "prendere il fiato e riposarci per lo spettacolo della sera: le grandi fontane illuminate e gestite a ritmo di musica, spettacolo che non veniva presentato tutte le sere. Uno spettacolo meraviglioso, i getti e le cascate si muovevano a ritmo di musica, con alti e bassi, luci, colori frastuoni di scrosci. Eravamo completamente avvolti dall'atmosfera tanto da non renderci conto dell'ora tarda che avrebbe rischiato di metterci fuori orario per l'ultima corsa della metropolitana, così abbiamo deciso, nostro malgrado, di rientrare anche se in realtà era per entrambi una specie di sollievo. Il giorno seguente abbiamo girato ancora ed ancora, ma non ritengo qui opportuno creare una guida turistica. L'unica cosa che segnava la nostra presenza a Barcellona era il pensiero, raro ma costante e ricorrente,  di cosa mi aspettava al rientro da quel meraviglioso viaggio, e troppe volte il pensiero "questa è l'ultima volta che ce la faccio" ogni tanto assaliva me ed anche Milli, ma avevamo e stavamo rispettando l'accordo di non parlarne fino l rientro. Avevamo stabilito, con Milli, che Barcellona sarebbe stata una città nella quale avremmo desiderato vivere, pulita, ordinata e convulsa irrazionale contemporaneamente, piena di verde e di palazzi, ricca di persone veramente estrose, ridanciane, allegre.

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