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Dal caldo al freddo

Da Madrid a Saragozza i chilometri non sono moltissimi, circa trecento, ma il cambiamento di clima era stata una cosa assolutamente imprevista : dal clima torrido di Madrid, siamo passati ad un clima freddissimo e ventoso. Durante il viaggio mi ero fermato per il rifornimento di carburante e, sceso dalla macchina, il vento mi aveva strappato di mano la portiera sbattendola violentemente aperta, tanto da scardinarmela e far si che non si richiudesse più bene: stando in macchina, percepivo le raffiche di vento ma non mi ero reso conto potesse essere tanto forte e violento. L'arrivo a Saragozza è stato un mezzo disastro; avevamo prenotato all' Hotel de Paris, in pieno centro, ma non avevamo considerato in promo luogo che si trovava in zona  a traffico limitato e poi che Saragozza era completamente sottosopra a causa dei lavori di costruzione di una linea tramviaria che rendeva la viabilità, anche quella che era già complicata, ancora più intasata ed inaffrontabile per degli estranei. Abbiamo girato  e rigirato attorno ai "lavori in corso", senza riuscire ad imboccare in nessun modo la strada dell'albergo. Ad un certo punto la decisione: ho parcheggiato la macchina ed ho raggiunto l'albergo a piedi lasciano mia mogli a custodia di una potenziale rimozione del veicolo. Arrivato all'albergo, pur parlando male a causa della cannula tracheostomica, sono riuscito a farmi capire ed il portiere dell'albergo non mi ha indicato la strada per raggiungere la camera e scaricare i bagagli ma mi ha detto di seguirlo. A piedi siamo tornati alla macchina e lui a piedi davanti a me, mi ha guidato ad un garage sotterraneo da aprirsi con tanto di chiave di sicurezza e relativamente lontano. Ci ha rassicurato che ci avrebbe aiutato lui con i bagagli e così ce ne siamo andati lasciando la macchina li, in fretta ed in furia, riservandoci di tornare il giorno seguente a prendere eventuali cose che ci fossero mancate. Il portiere aveva chiuso l'enorme basculante e dato quattro buoni e severi giri di chiave. Arrivati in albergo, presa la stanza, scaricato il necessario, abbiamo deciso di uscire a piedi, ovviamente, anche perché eravamo già in centro e usare la macchina sarebbe stato paradossale con il traffico che avevamo conosciuto. Probabilmente accaldati dalla macchina, dalla passeggiata fino all'albergo, non ci eravamo resi conto di quanto vento freddo ci fosse. Milli, molto più prudentemente di me, aveva portato con se una giacca e se l'è infilata immediatamente, io, invece, più forte e sicuro, affrontavo le raffiche di vento in maniche di camicia, inizialmente mostrando sicurezza e sprezzo del freddo ma poi, piano piano mi sono dovuto ammorbidire. Tornare alla macchina avrebbe voluto dire tornare in albergo, pregare il portiere di riaccompagnarci, prendere la giacca e tornare nuovamente in hotel. Troppo complicato, ci sarebbe voluta minimo una mezz'ora. Lungo la strada abbiamo trovato un negozio che per l'appunto vendeva giacche di pile  e ciniglia, senza un attimo di ripensamento siamo entrati per un meraviglioso caldo acquisto. La cittadina era molto bella, caratterizzata dall'enorme piazza principale sede del Comune e della Basilica, tutta ricoperta di tegole di maiolica coloratissima e a disegno. Anche qui mercato al coperto, lungo fiume, vie caratteristiche. Verso sera, all'imbrunire, abbiamo sentito un forte rumore venirci sempre più vicino, tamburi, strilla, altoparlanti ... era una  manifestazione piuttosto imponente ma quello che ci ha sorpreso maggiormente è stato che dietro ai manifestanti fosse schierato un esercito di netturbini che, man mano ripulivano la strada. Un freddo "cane", pensare che eravamo al caldo afoso di Madrid, uno sbalzo di temperatura e di clima incredibile. Questo non ci ha fermato e siamo andati a gironzolare per la città facendo finta che il freddo ed il vento non ci riguardasse, ma la mia giacca nuova la tenevo sempre addosso. Il giorno seguente siamo ripartiti, come previsto d'altronde, per Andorra, ultima tappa in Spagna prima del rientro. La strada si inerpicava su per la montagna, il paesaggio era comunque irreale: sembrava che avessero costruito una struttura di cemento enorme, nel centro della valle, per raggiungere un piccolo paese, anche se Stato autonomo, viadotti e gallerie impressionanti. Si poteva capire che Andorra rappresenta il paradiso fiscale sia dei francesi che degli spagnoli, ma una strada talmente importante, il denaro si può trasferire anche senza spostarsi con macchine di lusso. E' un piccolo stato, di appena 78.000 abitanti, e con una unica strada importante, quella che porta dalla Spagna alla Francia. Problemi per trovare l'albergo, nessuno perché ad Andorra La Vela, la capitale, tutto si svolge lungo la strada principale, gli alberghi di lusso non mancano, ma è sufficiente percorrere la strada per trovare il proprio. Raggiunta la stanza e lasciati giù i bagagli, siamo scesi nella hall e da li si passava, per uscire, di fronte alla vetrina di un concessionario Porche, l'auto più economica era al di sopra da qualunque nostra tentazione. In paese era tutto un susseguirsi di negozi che vendevano tabacchi, alcolici e quant'altro liberi da tasse, ma in realtà i prezzi non erano poi tanto convenienti. Evidentemente qualche vecchio valligiano, aveva tentato di mantenere viva la tradizione con qualche cartello a ricordo di antiche attività, di strutture oramai inesistenti, spiccavano terme, fontane di acque termali e delle statue simili a quelle di Botero, a nostro avviso chiaramente delle copie e per giunta mal riuscite. Qualche scatto fotografico, giusto per testimoniare che eravamo stati anche li, ma il freddo e la neve che cominciava a scendere ci ha invogliato a rientrare in albergo e consumare una fugace cena pronti per ripartire il giorno seguente alla volta di Marsiglia. Era inconcepibile essere stati a trentacinque gradi a Madrid e ritrovarci sotto zero a soli mille metri di quota, uno sbalzo termico che avrebbe preso in contropiede chiunque. Fortunatamente avevamo con noi anche le giacche a vento per cui eravamo ben protetti. La strada verso Marsiglia scollinava in un paesaggio stupendo, ricco di panorami e di storia. Il cielo era terso e sgombro di nuvole, ma il vento era teso e fortissimo: si tornava a livello del mare, costeggiando prati e boschi innevati dalla notte precedente. La temperatura, per contro, non si era alzata di molto ed il vento era realmente demotivante. La mattina siamo andati a Notre Dame de la Garde, un santuario posto in cima ad una collina a dominate la città, il vento era talmente forte che invitava a desistere, in coda per l'ingresso, sembrava di essere bersaglio delle raffiche, esposti senza pietà ad un freddo che penetrava anche l'anima. Eravamo saliti con il trenino e con il trenino siamo scesi ma nonostante il conducente avesse abbassato tutte le tende del piccolo vagone, il vento spifferava dovunque. Fortunatamente nella zona del porto e nella Marsiglia vecchia, il vento era moderato leggermente dalla case per cui siamo riusciti a girare un po' per la città e visitarla. Le nostre menti erano oramai proiettate al rientro ed a quello che ci aspettava, dico le nostre perché percepivo perfettamente che i miei pensieri sul tumore, sul ricovero, su quello che mi aspettava, si rifletteva e mi si rifletteva dagli occhi di Milli. Dove era finito il "leone" che riusciva a fare una sola tirata da Venezia a Barcellona, l'entusiasmo e la forza sembravano spegnersi nella tristezza della fine di quel magnifico sogno. Da Marsiglia a Venezia sono settecentocinquanta chilometri e non me la sentivo più di guidare tanto a lungo per cui abbiamo deciso una ulteriore tappa a Cannes, riservandoci poi di passare per il principato di Monaco e poi Venezia. Non era che abbreviassimo di moltissimo la tirata per il rientro, ma ci aveva preso una inspiegabile fretta di rientrare e la sosta a Cannes ed a Monaco, ci sembrava rallentare questa bramosia di ritornare immersi nei nostri pensieri tristi. La visita a Cannes, in effetti, si dimostrava una sota tecnica, ed anche a Monaco, abbiamo percorso, sostanzialmente, il circuito del gran premio, ma il nostro comune pensiero era riferito al reparto di oncologia e chirurgia. Durante il percorso di rientro da Cannes, oramai alla fine del viaggio di nozze, ho chiesto a MIlli di telefonare dalla macchina per chiedere un appuntamento per il giorno seguente al medico di base, lo sapevamo entrambi che questo momento sarebbe arrivato. Milli ha chiamato ed ha fissato ovviamente senza problemi, ma in auto è sceso il silenzio, non proprio fino all'arrivo a Venezia, ma per un lungo lunghissimo momento.

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