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Prima del ricovero

Certo non mi aspettavo che si muovessero ambulanze o l'elisoccorso, ma quando mi sono presentato dal medico, mi ha  guardato con tono interrogatorio e poi apertamente mi ha chiesto " allora, come procediamo ? ", io sinceramente non ci vedevo molte alternative, o una visita oncologica, o una otorinolaringoiatrica: avevo i miei esami, ecografia e soprattutto ago aspirato che non lasciava dubbi sulla patologia. Abbiamo optato per la visita oncologica. Molto deontologicamente mi ha messo la prescrizione urgente e cos' lo stesso pomeriggio del giorno dopo il rientro ero al centro unico di prenotazioni. Neanche li si poteva parlare di agitazione o di frenesia: mi hanno spiegato che non essendomi rivolto alla mia ULSS, qualsiasi indicazione di urgenza veniva declassata e che il mio appuntamento avrebbe avuto la priorità ordinaria. Posso dire che troppe volte, in passato, avevo costretto i miei parenti più cari a lunghi e stressanti viaggi per assistermi: Schio, con centotrenta chilometri andare ed altrettanti a tornare, ed il ricovero era durato quasi due mesi, Dolo, a quaranta chilometri, sempre andata e ritorno, ma tutti di strada normale, non un metro di autostrada, Mirano, molto più vicina ma comunque pur sempre impegnativa per cui ero determinato ad andare in quell' ospedale, grande, funzionale e vicino ai miei parenti. Non mi restava che l'alternativa di accettare di essere declassato come urgenza. Il mio appuntamento, declassato, era circa venti giorni dopo. Sono rimasto abbastanza sconcertato e, tutto sommato gratificato, dalla scarsa urgenza che davano alla mia analisi tumorale, tutto sommato avevo fatto bene ad andarmene in viaggio di nozze ed a mia volta declassare l'urgenza delle visite mediche rispetto al mio momento di gioia e gloria. Alla fine è arrivato anche il giorno della tanto attesa visita oncologica, niente di speciale ne particolare: pressione, battito, una auscultata ai polmoni, peso, altezza ed una occhiatina in gola, mi domandavo a cosa potesse servire una visita così. Poi l'oncologo ha cominciato a scrivere,  e man mano che scriveva mi leggeva e mi spiegava; gastroscopia per verificare se il tumore si è esteso anche allo stomaco, broncoscopia, perché sono un accanito fumatore ed il tumore ai polmoni poteva essere latente, colonscopia, per la presenza di sangue occulto nelle feci, visita cardiologica, esame completo sangue ed urine, ecografia capo collo, ed altri esami ma non ancora la visita otorinolaringoiatrica. Mi domandavo il perché, considerata la mia patologia regressa d tumore alla gola. Ero impegnato con me stesso a farmi accompagnare, nel corso di queste indagini, il minor numero di volte possibile, ad evitare disagio e a affermare la mia autonomia e serenità nell'affrontare questo periodo particolarmente difficile. D'altra parte, di esperienza come paziente, ne avevo da vendere e tutto sommato ritenevo che anche essere accompagnati non alleviava di molto il mio calvario o forse lo appesantiva per l'impegno che avrebbe dovuto dedicarmi qualcun altro. Così ho deciso di presentarmi i vari esami senza accompagnatore, ed in molti casi direi che è stata una scelta vincente perché io partivo da casa relativamente sereno e sapevo già, a prioni, che il mio ruolo all'ULSS era quello di aspettare, pazientare, sedermi in un angolo o in prima fila ed aspettare, fino allo stremo delle forze, aspettare. Non ero mai riuscito a capire perché venivano fissati appuntamenti con frazioni di orario assurde, tipo alle 9,10  quando fino alle 9,30 non si vedeva anima viva del personale medico o infermieristico. Alle domande la risposta era sempre " si, ma entrano dall'altra parte ". Ma quale parte ? Poi sono venuto a sapere che il "computer", non certo chi aveva architettato il programma, aveva previsto un appuntamento ogni 10 minuti iniziando esattamente alle 9, quindi 9, 9.10, 9.20 ecc. anche se poi per fare materialmente l'esame ci volevano venti minuti e quindi la coda si allungava sempre di più ed i tempi di attesa diventavano esponenziali. Era quindi da augurarsi di essere il primo o al massimo il secondo, altrimenti bisognava presentarsi in orario ma già sapendo che si era clamorosamente in anticipo rispetto all'orario effettivo della visita.

Un'altra cosa che non ho mai capito è perché negli ospedali si lavora quasi esclusivamente di mattina. Voi provate ad entrare in ospedale, uno qualsiasi, alle sette, è già popolato dei pazienti che devono effettuare prelievi ed analisi, più tardi, si popolano abbondantemente i punti di prenotazione, le casse e .. ovviamente, le sale di attesa, tutte le sale di attesa ! Qui si vedono i pazienti, tutti, con in mano un numerino e che guardano uno schermo che come audio ha solamente un "bip" quando in un "certo ambulatorio" viene chiamato un "certo paziente". Solo uno esprime il suo gradimento, si alza e sa di avere concluso la sua attesa, tutti gli altri ricontrollano il loro numeretto ( spesso preceduto da una lettera ) e ricontrollano il tabellone. Ciascuno sa di avere un suo "posto all'ULSS" ma non sa mai quando e come gli verrà assegnato. Nel corso della mattinata, lentamente, direi molto lentamente, i pazienti diminuiscono, le code agli sportelli delle segreterie si accorciano e quelle agli ambulatori si smaltiscono; resta il fatto che qualcuno che se ne viene via, esausto, alle tredici, era li, davanti al suo tabellone luminoso dalle nove e, ovviamente, senza mai essere informato sui suoi "tempi di attesa" e quindi impossibilitato anche ad andarsi a bere un caffè, che se ti muovi ti chiamano ! L'attendere, per me, era diventato ed è tuttora, un modus vivendi dell'ammalato, e per attendere non intendo  assolutamente che il Medico debba attendere il malato, intendo ore di attesa .. tutti i pazienti vengono convocati per le otto e trenta, ma vengono ricevuti nel corso dell'intera mattinata; diciamo che in questo caso proprio non vale " beati gli ultimi ". Il colmo, per me, è stato il ricovero: raccomandazione telefonica datami assieme all'avviso che avrei dovuto presentarmi il giorno seguente alle sette per il pre-ricovero: "mi raccomando, a digiuno dalla mezzanotte". Ovviamente mi sono presentato alle sette fuori dal reparto, li ho appoggiato le mie misere carte e mi sono messo ad aspettare; francamente indispettito dall'attesa, verso le dieci ho chiesto notizie e mi è stato risposto che avrei dovuto aspettare che finissero i ricoveri, poi si sarebbero occupati dei pre-ricoveri. Il pre-ricovero consisteva nel prelievo del sangue e la radiografia toracica, e per questo dovevo essere a digiuno dalla mezzanotte, ma a digiuno sono rimasto fino alle  quattordici perché fatto il prelievo del sangue, mi hanno indirizzato al reparto radiografico dove mi sono messo nuovamente in attesa. Verso le quindici, e sempre a digiuno, sono uscito anche dal reparto radiologico, sfinito, esausto tanto che non avevo neanche la voglia di prenderlo più un caffè: desideravo solamente andare a casa e riposare. Poi uno dice "ma come mai così sfinito per un prelievo ed una radiografia ? ". Un diverbio l'ho avuto on il personale infermieristico, subito dopo la broncoscopia; è necessario premettere che la broncoscopia si può effettuare in sedazione leggera oppure senza sedazione, insomma, con un po' di tranquillante o senza. Io avevo deciso che avrei affrontato tutti gli esami senza sedazione perché mi sentivo molto determinato: collaborare con il medico fa soffrire meno e rende la vita più facile ad entrambi; è sufficiente assecondare in tutto e per tutto il medico che sta effettuando l'esame. Se si viene sedati, è necessario che un parente, un amico o comunque qualcuno si assuma la responsabilità di accompagnare il paziente fuori dalla sede ospedaliera. Quando sono uscito dopo l'indagine, ho avvisato l'infermiera che non ero stato sedato e che quindi me ne potevo andare tranquillamente da solo. Mi ha risposto che queste istruzioni le poteva ricevere solo dal medico e non dal paziente .. ma il medico nel frattempo se ne era andato !Inutile ribadire che ero stato informato e che avevo rifiutato la sedazione proprio per non dover coinvolgere terze parti. Alla fine ha vinto la sua testardaggine: ho dovuto chiamare mio fratello, uscire con lui dal reparto e quindi salutarlo, ringraziarlo e salire sulla mia macchina per rientrare a casa, si perché in ospedale ci ero andato con l amia macchina!  Il giochino mi era "costato solo un paio di ore" e questo per una mancanza di comunicazione tra medico e infermiera. Ovviamente, vista l'esperienza, quando mi sono presentato per la gastroscopia, mi sono fatto rilasciare un certificato dal quale risultava che non ero stato sedato, carta canta e villan dorme .. però ho lasciato la sede ospedaliera senza problemi. Ovviamente non è che ho evitato l' attesa prima dell'analisi. Per assurdo mi era stato fissato l'appuntamento alle nove e dieci, un orario che sembrava indicare una precisione svizzera, nove e dieci, non verso le nove, poco dopo le nove, proprio nove e dieci! Sono entrato alle undici ed un quarto, ho considerato che l'orologio svizzero si era trasformato in una antica clessidra scassata. Ero ovviamente molto preoccupato per tutte queste indagini, ma degli esiti non si parlava mai, venivano tutti raccolti nella mia "cartella clinica" perché non avevo capito che ero in una posizione di ricovero protetto cioè ero ufficialmente ricoverato ma facevo tute le visite e le indagini in regime di day hospital. Finalmente, direi, sono arrivato al reparto di otorinolaringoiatria. L'ambulatorio molto piccolo, a stento ci stava una scrivania, un lettino ed un laringoscopio, sono stato invitato a prendere posto sullo sgabello per la prima laringoscopia. E' una indagine fastidiosa, ma non dolorosa, attraverso una narice viene introdotto un sottile sondino che porta una luce, una piccolissima telecamera e si va ad ispezionare l' intera faringe e laringe. Lo avevo già fatto molte volte e la mia dimestichezza sembrava irritare i medici. Mi sono ritrovato attorno tre medici, ed una infermiera, due uomini e due donne, il primo degli uomini, identificato poi come il primario, ha condotto l'intera indagine laringoscopica. Tra vari commenti ho compreso che le indagini generali erano tutte andate bene, ma che il tumore era infiltrato dai due piccoli linfonodi, fino alla intera gola. Per mia fortuna conoscevo molto bene questa indagine ed ho potuto quindi seguire con attenzione quello che i medici si dicevano, un po' sottovoce, quasi a non farsi sentire. La confidenza, poi, con i termini medici, mi permetteva anche di comprendere la grande preoccupazione che destavano alcune parti lese della mia laringe. Ultimata la visita di controllo, il primario, questa volta in modo diretto ed esplicito, mi ha detto che la situazione non era delle migliori e soprattutto era poco chiara l'estensione dell'area interessata. Era quindi necessaria una micro laringoscopia in sedazione profonda per effettuare tutti i prelievi istologici del caso e poi definire la strategia dell'intervento. Anche la micro laringoscopia era esame conosciuto e questo purtroppo doveva essere fatto in sala operatoria. Con me, nel piccolo ambulatorio, ad un certo punto sono rimaste solamente la dottoressa e l'infermiera. Ho avuto la netta sensazione che avesse aspettato che entrambi i medici lasciassero l'ambulatorio prima di parlare. Ovviamente pendevo dalle sue labbra perché mi aveva fatto segno di restarmene seduto. Allora mi disse " se vuole possiamo accelerare notevolmente i tempi, effettuando già adesso dei piccoli prelievi istologici ". Ovviamente ho annuito, pur sapendo che in questa maniera l'intervento diventava molto più fastidioso e soprattutto doloroso perché fatto a vivo, senza anestesia e senza sedazione e quindi anche tutte le reazioni involontarie come vomito o ipoventilazione erano da mettere in preventivo; ma ero preparato anche a questo. Quasi con frenesia, la dottoressa ha dato disposizioni all'infermiera per prelevare una forbice, una pinza, un divaricatore, insomma, una serie di strumenti atti a questo "piccolo" intervento. La dottoressa ha insistito a lungo nel suo tentativo di prelevare dei pezzetti di carne sufficienti per l'istologico e ad un certo punto, pulendo la forbice da un po' di sangue, molto seccata ha esclamato che era impossibile effettuare prelievi con strumenti poco affilati e inadatti, che da un po' di semplice sangue non sarebbe stato possibile fare l'istologico e che suo malgrado avrebbe dovuto sospendere. Sinceramente, considerato il dolore ed il fatto che questo prelievo mi era sembrato molto improvvisato e poco scientificamente eseguito, ho volentieri accettato di sospendere il tutto. Sembrava che la dottoressa volesse dimostrare qualcosa a qualcuno ed utilizzasse me per farlo. Ma a me non era piaciuta molto la mossa. Dolorante alla gola, sfibrato dall'esame ufficiale e indolenzito dal goffo tentativo di prelievo, me ne sono ritornato a casa, deluso, amareggiato e sconfortato. Ero ovviamente tenuto sotto pressione dai vari reparti per controlli, analisi e tutto il derivante dalla preparazione all'intervento e, quasi a sorpresa, sono stato convocato in otorinolaringoiatria per un ulteriore approfondimento laringoscopico. Stavolta ero da solo con il primario e l'infermiera. Appena ho aperto la bocca il primario, rivolgendosi all'infermiera, ha chiesto cosa fosse successo e perché avevo delle evidenti ferite fresche, e come mai non era stato avvisato. L'infermiera sembrava molto titubante ed allora presi io l'iniziativa: l'esame non era ancora cominciato, e gli dissi dell'esperimento della dottoressa. Credo che se fossimo stati in ambiente portuale avrei sentito una bestemmia considerata la veemenza con la quale si è espresso contro questa iniziativa che - per quello che ho capito - mi avrebbe solamente provocato ulteriori danni.  La questione, almeno di fronte a me, è rimasta chiusa li. A me è rimasto il rammarico di avere sofferto per il desiderio un po' arrivista di questa dottoressa che probabilmente avrebbe voluto anticipare il primario, ma sulla mia pelle ! Quello che contava, di questa ulteriore visita era che aveva riscontrato un ulteriore infiltrazione del tumore per cui modificava il piano operatorio con l'intenzione di effettuare ulteriori prelievi.

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