Sei qui

Write a comment

Si va in coma

Posso dire, con esattezza, che fino al giorno nove dicembre 2011 le cose andavano molto bene, comunque perché avevo già messo nel mio conto che non sarebbe durato così poco il ricovero e quindi ero ancora  abbastanza sereno. La convinzione che i medici tendono a minimizzare la durata dell'intervento, la durata del ricovero ed anche la durata della convalescenza, mi si era già formata da lunga data, ne ero cosciente e la mia era più una illusione legata alla speranza. Quella mattina mi ero alzato, oramai come al solito, molto presto, appena sorgeva il sole, mi rilassava l'idea di aver trascorso la notte decorosamente, di stare ad osservare il personale che iniziava prestissimo la giornata di lavoro, dalle pulizie, alle misurazioni, alle somministrazioni di farmaci, infondo tutto doveva essere in assoluto ordine prima delle otto, spesso questo valeva più o meno, per l'arrivo dei medici. Io sapevo che avevo dei permessi di visita incondizionati, chiunque volesse venire a farm,i compagnia era lasciato entrare tanto ero convinto che anche per il personale la presenza di qualcuno con me era di aiuto. La giornata era trascorsa in una routine quasi esasperante se non fosse stato che ero molto sereno. Consideravo che l amia serenità dipendeva da tre fattori molto importanti, il primo era, ovviamente, la fiducia che riponevo nel Primario che mi seguiva, il secondo dalla scelta di avere trovato una sede ospedaliera che mettesse a minor disagio possibile i miei familiari in quanto ragiungibile in pochi minuti sia da casa mia sia da casa dei miei fratelli e genitori, il terzo, e potrà sembrare paradossale, era di trovarmi in una camera da solo, potevo scegliere io il mio programma televisivo, avevo un divanetto per "ricevere" gli ospiti, il mio bagno privato e non dovevo assolutamente tentare giorno e notte di parlare con qualcuno. Non avevo la connessione di rete internet e quindi restavo poco tempo a computer, osservavo molto i movimenti delle persone, delle macchine agricole attorno all'ospedale, l'andirivieni di ambulanze, macchine: dalla finestra della mia camera si aveva una visuale magnifica perfino alle montagne. La mattina trascorreva abbastanza veloce sia perché aspettavo la visita, la medicazione ed il conseguente beneficio, dopo la sofferenza, e poi ci portavano da mangiare molto presto, ed anche la mia sacca o le mie sacche di intruglio da siringare nel mio sondino era una gradevole sensazione di sazietà, soprattutto se lo riuscivo a fare  lentamente, in modo da assimilarlo delicatamente. Dopo mezzogiorno, le stanze si svuotavano e restava un animato movimento solamente nei corridoi, ma io mi appisolavo direi dolcemente e gradevolmente, cercavo la mia posizione e riuscivo a rimanere molto tranquillo. Il pomeriggio, in orario di visita, arrivava sempre qualcuno a trovarmi, a farmi compagnia ed era sempre gradito salvo la mia difficoltà a comunicare; ero felice se veniva qualcuno che comprendeva il mio labiale, come mia nipote Barbara, che riusciva a leggerne anche l'espressività mentre era un problema, per esempio, con mio fratello che proprio non solo non ci riusciva, ma addirittura desisteva ragion per cui ogni singola parola doveva essere scritta su una lavagnetta cosa che io trovavo molto faticosa. Ma quel giorno, il 9 dicembre non sapevo cosa mi aspettava. Milli era venuta, ascoltando anche il mio desiderio, solo alla sera, dalle diciannove alle venti: sapevo che la mattina lavorava, poi si doveva occupare delle figlie, sempre qualche spesa e stava trascurando anche le sua attività sportive e rilassanti come piscina e yoga. Ma puntualissima era arrivata. Ovviamente non sapeva che quella sera sarebbe stata molto ma molto  lunga. Appena arrivata, la salutai e sentivo di avere troppe cose da "dirle" e che ci avrei messo un sacco di tempo, troppo, forse l'emozione, forse la fretta, mi si è intasata la cannula per cui ho acceso l'aspiratore per ripulirmela come facevo solitamente. Ad un tratto ho avuto la sensazione che il mondo si spegnesse, che tutto si offuscasse, ho chiaramente sentito che le gambe mi stavano abbandonando e che la testa era già fuori uso, il pensiero aveva rallentato improvvisamente, per cui, non posso dire volontariamente, sono crollato sul letto e poi più nulla. Milli, ovviamente mi ha riferito dopo, ha chiamato immediatamente soccorso perché si era resa conto che avevo interrotto troppo bruscamente la mia attività e che mi ero accasciato troppo pesantemente sul letto. I medici sono arrivati subito, in uno stato di allarme ed hanno cominciato a tentare una rianimazione ma contemporaneamente hanno chiamato gli specialisti di terapia intensiva. Ero in arresto cardiaco, ho saputo ovviamente sempre dopo. Io, di mio, ho solo uno sprazzo di ricordo e cioè che mi ritrovavo sotto la tortura di diverse persone che cercavano di soffocarmi e quindi tentavo di reagire in modo estremo, percepivo voci, persone che urlavano, ed io a combattere contro tutti finché non sono arrivato, questo me lo ricordo bene, a comprendere che stavano cercando di aiutarmi, solo allora ho nuovamente abbandonato mente e corpo. Poi più niente per un po' di giorni, mi ha riferito Milli che stava fuori dalla rianimazione ad aspettare notizie. Loro, fuori, erano preoccupati, in ansia, io non mi sono più reso conto di nulla fino a che non ho riaperto gli occhi, ma solo quelli, tutto il resto del corpo era assolutamente immobile e inamovibile, ma aveva ripreso in qualche modo a funzionare il cervello perché capivo che esistevo, da qualche parte del mondo, non saprei dove, non sapevo a ce ora di che giorno, ma quello non era ne il Paradiso ne l' Inferno ma neanche il Purgatorio: c'era qualcosa di umano nelle luci, nell'ambiente, nella mia percezione. Provavo a muovere qualcosa di me, a verificare se il mio corpo era ancora parte integrante della mia mente ma non mi rispondeva. Le luci erano forti, fortissime, fastidiose per cui stavo meglio con gli occhi chiusi. Io non capivo come si erano accorti ma ero rientrato tra i vivi, quindi mi si era avvicinata una dottoressa che con voce molto dolce sentivo dire "si è svegliato, adesso lo lasciamo riposare", come se fino ad allora avessi trasportato sacchi di cemento, però l'idea che mi lasciassero riposare mi piaceva. Il ritorno dal passato avveniva lentamente e lentamente mi ponevano delle domande, sottovoce, io rispondevo solamente con piccoli movimenti degli occhio perché, a parte che ero già incannulato in reparto, li ero proprio in respirazione forzata, non governavo io l'ingresso dell'aria e la relativa uscita, la regolava ritmicamente una macchina e questo, appena me ne sono reso conto, mi ha messo in panico, ma credo mi abbiano sedato perché poco dopo ero nuovamente sereno. Credo che abbiano applicato molta professionalità nel riportarmi ad una situazione di coscienza perché non ho percepito difficoltà a riprendere gradualmente contatto con il resto del corpo, magari mi ci saranno volute diverse ore, o forse un paio di giorni, questo non lo so, il tempo aveva perso qualunque senso, non esisteva giorno o notte, esistevano solo stimoli e riposo. Solo dopo un po' ho percepito di essere immerso in una marea di cavi, tubi, sensori, sonde, aspiratori, drenaggi, non avevo dolori ma solo il fastidio di non potermi muovere, non ero assolutamente legato ma la percezione era quella di avere gli arti bloccati. Le sponde del letto mi irritavano ma capivo che erano necessarie anche se non avrei mai potuto neanche fare un mezzo giro su me stesso.

Poi più niente fino a quando ho percepito attorno a me tante persone che mi picchiavano, urlavano, ce l'avevano a morte con me, allora ho iniziato a divincolarmi, a cercare di sfuggire a quella persecuzione. Lentamente, ma con una angoscia profonda, ho capito che non erano i miei nemici quelli, ma persone che cercavano - anche se non capivo ne come ne perché - di aiutarmi. Solo allora mi sono rilassato o meglio, calmato, poi nuovamente più niente. Ero finito in rianimazione, ma non me ne rendevo conto, logicamente.

Inutile descrivere il periodo in rianimazione perché li erano tutto molto professionali e distaccati, la persona era affidata ad un severo controllo di sofisticati macchinari che testavano istante per istante il corretto funzionamento delle funzioni vitali. Loro, davanti ad un monitor, a cinque metri di distanza, sapevano esattamente come stavo io, fisicamente, è ovvio, il mio stato emotivo non era un loro problema. Solo di tanto in tanto scendeva un medico di otorinolaringoiatria a visitarmi, nel senso di medicarmi, non certo a rendermi visita o a sentire come stavo ! Ciò nonostante, mi sembrava di riconoscere un volto amico, una persona che veniva dal mondo dei vivi, di quelli che vedono la luce, di quelli da cui prima o poi avrei dovuto tornare. Ero stato in coma per qualche giorno e quindi avevo anche perso il senso del tempo, le stanze illuminate solo da luce artificiale non facevano percepire la differenza tra giorno e notte, credo di essermi chiuso in una rassegnazione lucida, un credo in un futuro, e prima o poi deve arrivare, ed io aspetto …

Ricordo bene che il venerdì antecedente alla dimissione dal reparto di rianimazione, che mi avrebbe riportato in otorinolaringoiatria, è sceso il primario di otorinolaringoiatria, a parlare con il primario di terapia intensiva, chiedendogli di trattenermi li almeno fino al lunedì mattino, perché lui non sarebbe stato presente in reparto. Al momento la cosa mi aveva molto irritato perché il fatto che lui non fosse disponibile, obbligava me a restare ancora due giorni e due notti in quell'ambiente molto tetro ed al quale mi sentivo pronto all'abbandono con gioia. Solo in seguito ho capito che il primario di otorino non si fidava di farmi salire senza la sua presenza perché non si fidava dei suoi collaboratori, medici compresi !

Ed il giorno del rientro in corsia era arrivato. Ero alle stelle perché rientravo in un posto dove potermi incontrare con qualcuno, distinguere giorno e notte, pensare che la vera fine del tunnel non era arrivata ma mancava solo ancora un po', e che il peggio era passato. Niente vero.

Dalla barella della rianimazione mi hanno trasferito al letto della mia stanza, il divano era ancora li, come tutte le mie cose, dalla finestra si vedeva la campagna come prima che io entrassi in coma, la luce era quasi fastidiosa anche se gradevole il mio letto era più comodo, anche se molto meno tecnologico di quello che avevo occupato fino a quel momento. Ma mi aspettavo di essere ricevuto e di diventare subito oggetto di attenzioni: avevo una gamba grossa come una mortadella di Bologna, dolore alle costole rotte, ancora i drenaggi ad entrambe le gambe che mi dolevano maledettamente e nessuna sembrava sapere cosa si dovesse fare, mi giravano attorno un po' attoniti ed un po' sconcertati dal mio stato, forse si aspettavano un reso in migliori condizione dalla terapia intensiva, un paziente meno problematico. Nessuno ha preso alcuna iniziativa finché non è arrivato il primario a visitarmi. Un lenzuolo ed una coperta sopra e "paziente da rivedere".

Ma come, mi chiedevo io, adesso che si potrebbe fare qualcosa di meno tecnologico, mi abbandonano qui ? Nessuno sa come comportarsi ? Nessuno prende una iniziativa se non controllare il livello della bottiglia di flebo che mi ero portato da rianimazione ? Proprio adesso che avevo bisogno di aiuto, di essere un po' consolato, tranquillizzato ?

Per fortuna il primario è arrivato dopo poche ore, ed era venuto a verificare il mio stato di salute, solo allora e perché mi sono scoperto ed ho protestato a mugugni, gesti, espressioni, si è reso conto in quale stato ero ! Allora è andato in escandescenze, nessuno ( a suo dire ) lo aveva avvisato della trombosi venosa profonda in atto, del rischio di un aggravamento letale a livello cardiaco, polmonare o ancor peggio cerebrale, che avrei dovuto essere messo immediatamente in terapia anticoagulante, che i drenaggi andavano controllati ed eventualmente rimossi. Nessuno lo aveva avvisato o lui lo aveva sottovalutato ? Questo non lo so e non lo saprò certamente mai fatto sta che ha chiamato d'urgenza la chirurgia vascolare per una visita, cardiologia, neurologia e si è messo in contatto con rianimazione. Adesso che ho le copie delle cartelle cliniche posso dire con certezza che non ha avuto tempo o voglia di leggere il rapporto di rientro in corsia stilato in modo comprensibile anche ad un profano dal reparto di rianimazione.

Mi rendo conto anche che proprio nessuno era preparato ad una evenienza di questo tipo, in realtà nessuno sapeva bene come affrontare la situazione. Il cardiologo ha sentenziato la diagnosi di trombosi venosa profonda e quando ho segnalato che avevo anche un forte tremore alla mano destra e che ci vedevo male con l'occhio, sempre di destra, mi hanno risposto che erano disturbi che sarebbero passati a breve termine, bastava esercizio.

Una volta passato il panico iniziale ( perché di panico si è trattato ) hanno cominciato a tenermi sotto controllo molto stretto e rigoroso, ma senza la cognizione di causa di quello che seviva la terapia che mi veniva praticata. Una infermiera era "addetta" al cambio settimanale del cerotto, una alle due iniezioni quotidiane di eparina ed una al prelievo del sangue per la verifica del tempo di coagulazione. Il primario pretendeva - ma senza una precisa strategia - che i miei valori sanguigni rientrassero nella norma della situazione. Alla fine sono stato dimesso con valori ancora alterati e solo grazie al lavoro quotidiano e costante.

Certo che non potevo alzarmi dal letto - teoricamente - me al bagno io ci andavo, accompagnato, e raccoglievo il necessario ad analizzare la mia funzionalità renale, in modo che nessuno si accorgesse che mi ero alzato.

Avevo perso il "gusto" di mangiare perché in rianimazione mi alimentavano si tramite il sondino naso gastrico, ma mi veniva somministrata una quantità di "energie vitali", perché di cibo non si poteva certamente parlare, tramite una macchina che mi nutriva automaticamente durante l'arco dell'intera giornata. Ora però la "fame" o meglio il bisogno di riempire lo stomaco, di sentirci dentro qualcosa, di far finta di mangiare, si faceva sentire e a seguito di un mio reclamo, mi è stato servito il mio primo pranzo: si trattava di una sacca di nutrizione enterale, una specie di quadrato di plastica a doppio strato, riempito  di una sostanza simile ad un minestrone omogeneizzato e freddo, non da frigorifero, diciamo a temperatura ambiente. In compenso mi sono state offerte due alternative: una farmela ingerire tramite l'ausilio di una macchinetta dosatrice, due, ingerirla da solo, sempre attraverso il sondino naso gastrico utilizzando uina siringa molto grande. Ho optato immediatamente per la seconda soluzione, l'idea di restare attaccato ad un'altra sacca mi spaventava non poco e poi .. se l'alimentazione era dosata automaticamente, mica potevo avere la sensazione di sazietà! La mia scelta si è dimostrata vincente perché poco dopo ho deciso di ingurgitare anche dell'acqua, al posto della zuppa, del succo di frutta .. non sentivo assolutamente i sapori perché il sondino faceva transitare direttamente nello stomaco quello che iniettavo dentro al tubicino, ma mi dava la sensazione di diversificare un po' e soprattutto di idratarmi, cosa della quale avevo veramente bisogno. La sete non passava perché bevevo, ma perché assumevo sufficienti liquidi. Ciò nonostante il mio peso continuava a scendere vorticosamente.

In compenso ero medicato e ripulito tutte le mattine, ed allora è iniziata una sequenza di ipotesi le più assurde, sulle cause dell' arresto cardiocircolatorio, sull'intervento violento dei medici di rianimazione che per intubarmi mi avevano rotto punti di sutura per cui i ritrovavo con una fistola apèerta che mi impediva di deglutire regolarmente, che se tenevo duro sarebbe stato possibile . in futuro . rimuovere anche la cannula tracheostomica e perfino che avrei riacquistato parzialmente la voce, Il tutto mentre venivo medicato con compressioni abbastanza dolorose al collo in modo da recuperar e la chiusura della fistola provocata da altri ... Ma perché tutte queste "prese ingiro", quando andando a rivedere il consenso informato che io stesso avevo firmato, ma assieme ad altri cento documenti, era chiaramente indicato che c'erano tutte queste complicanze :

Possibili complicanze post operatorie

Ematoma (raccolta localizzata di sangue) in regione cervicale (del collo);

Fistole che necessitano di accorgimenti locali per favorirne la guarigione quali:

fasciature  a  compressione,  terapia  antibiotica,  fino  ad  un  eventuale plasticachirurgica se tali presidi conservativi non dovessero giovare;

Polmonite ab ingestis ,infezione polmonare dovuta alla penetrazione di materiale alimentare nei polmoni; si pu  verificare soprattutto nell immediato post-operatorio poichØ questo intervento  comporta la necessit  di un compenso funzionale della deglutizione che, generalmente, avviene in tempi brevi;

Recupero  funzionale della deglutizione, più difficoltoso nei casi in cui sia necessario allargare i limiti della resezione chirurgica per estensione del tumore a strutture limitrofe e/o associare uno svuotamento latero-cervicale (vedi il relativo  consenso  da  allegare);  in  genere  è  comunque  possibile,  anche  se  è prevedibile un allungamento dei relativi tempi di recupero;

Cicatrizzazione esuberante della cute (cheloide), evento generalmente legato ad una caratteristica congenita del paziente, oppure reazione abnorme a seguito di esposizione a raggi solari in qualsiasi stagione dell' anno, maggiormente in estate;

Stenosi (restringimento) ipofaringee (della  porzione  inferiore  della  faringe), con conseguente difficoltà  alla deglutizione; Stenosi tracheale (restringimento della trachea), con difficoltà  respiratorie che potrebbe rendere necessari ulteriori trattamenti medici e/o chirurgici per poter chiudere il tracheostoma; l eventualità  che quest' ultimo si debba mantenere a permanenza è molto rara;

Tappi di muco rappreso che possono ostruire la cannula tracheale determinando una insufficiente penetrazione d aria; la loro formazione avviene soprattutto  nei  primi  giorni  del  decorso  postoperatorio  poiché  è  favorita  dal ristagno dell  abbondante secrezione catarrale, dalla respirazione non fisiologica con scarsa umidificazione dell aria inspirata e dall' insufficiente espettorazione dovuta anche alla dolenzia locale ed alla scarsa attività  fisica; L sufficiente, per liberare  le  vie  aeree,  togliere  la  cannula  tracheale  e,  qualora  il  tappo  si  sia fermato al di sotto di questa in trachea, aspirarlo; talvolta lo stesso aspiratore,

stimolando il riflesso della tosse ne favorisce l espulsione; il decesso per soffocamento dovuto alla formazione di un tappo di muco che non si riesce a rimuovere in tempo utile: é un evento rarissimo;

Fissit di  una  o  di  entrambe  le  corde  vocali  vere  in  seguito  ad  una  fibrosi cicatriziale dell articolazione crico-aritenoidea quale esito occasionale dell intervento; in tal caso può  essere utile la terapia fono-logopedica; di norma invece, secondo la  maggioranza  degli  Autori, L inutile  il  trattamento fono-riabilitativo postoperatorio, poiché l unica alterazione vocale è dovuta ad una sfumatura del timbro per la perdita della minuscola quota di risonanza data dai ventricoli laringei di Morgagni;

Deglutizione inappropriata con conseguente inalazione di solidi o di liquidi,

dovuta  ad  alterazione  della  sensibilità    faringo-laringea  o  ad  ipomobilità    o fissità  delle strutture superstiti ( aritenoidi, base lingua e muscoli sopraioidei);

questa evenienza  può  causare delle infezioni importanti , soprattutto in pazienti decannulati , a carico dell albero tracheobronchiale ( broncopolmoniti ab ingestis ); va comunque sottolineato che le aritenoidi svolgono un ruolo fondamentale nel recupero della deglutizione, poiché favoriscono la progressione   del  cibo  verso l' esofago  funzionando,  anche  in caso siano ipomobili o fisse, da   scivolo ;

Realizzazione di una gastrostomia endoscopica percutanea (PEG),( che ho rifiutato) che consiste nella costruzione chirurgica, eseguita in anestesia locale, di un passaggio nello stomaco mediante una metodica che utilizza uno strumento a fibre ottiche durante l inserimento della sonda attraverso la cute e serve per la somministrazione di alimenti e farmaci nei casi eccezionali in cui siano prevedibili tempi lunghi per la riabilitazione alla funzione della deglutizione, evitando cos il passaggio del materiale deglutito nell' albero

tracheo-bronchiale con conseguenti broncopolmoniti;

Qualora Lei rifiuti la PEG o sia assolutamente impossibile, nonostante ogni trattamento riabilitativo attuato, il recupero della funzione della deglutizione con conseguente  inalazione di cibi solidi e di liquidi può  portare ad importanti complicanze settiche (broncopolmoniti ab ingestis) si renderebbe necessario il ricorso ad una laringectomia totale (vedi il relativo consenso);

Recidiva della lesione, molto rara ma non impossibile, quindi sono necessari controlli  periodici  secondo  le  indicazioni  che  successivamente    Le  verranno fornite;

Complicanze  anestesiologiche:  legate  ai  rischi  dell  anestesia  generale,  con possibili complicanze anche molto gravi come lo shock anafilattico.

In sostanza non c'era niente di strano o di imprevedibile, nemmeno lo shock anafilattico, senza andare in cerca della stimolazione del nervo vago !

Comunque il peggio era passato, l'esperienza in terapia intensiva mi aveva molto provato ma non depresso, desideravo fortemente venire fuori da quell'insieme di problematiche che mi travolgevano.

Una volta definito con il cardiologo che avrei dovuto portare una calza elastica compressiva per evitare problemi derivanti dalla trombosi arteriosa profonda, ho chiesto a Milli di andarmene a comperare una alla sanitaria al piano terra dell'ospedale, prese le misure, dopo pochi minuti è rientrata in stanza e l'ha consegnata all'infermiera. Decisamente non pratica in materia, tentava di infilarmela spingendo e tirando un po' a caso, di qui e dilà provocandomi anche un notevole dolore. Alla fine Milli, che nel frattempo si era letta le semplici istruzioni per la vestizione, ha chiesto il posto all'infermiera, che volentieri gliel'ha ceduto ed in pochi attimi, inserendo l'apposito calzettino in poliammide, scivoloso e morbido, mi ha infilato la calza: io non ero certamente in condizione di collaborare in quanto al massimo riuscivo a stare seduto.

In condizioni di trombosi venosa profonda recente, è necessario assolutamente in primis  abbassare la densità del sangue ed al più presto entrare in terapia anticoagulante, ad evitare che piccoli frammenti del trombo vadano ad ostruire centri vitali come il cuore, i polmoni o, e credo peggio di tutto, il cervello. Il concetto mi sembrava piuttosto semplice, si trattava di trovare il dosaggio giusto per portare i valori ad uno stato di "fuori rischio trombotico". Ma questa evidentemente era una procedura che in otorini non era molto conosciuta, perlomeno non così urgente. Ogni mattina, quindi, mi veniva prelevato un campione di sangue per la verifica dell' INR cioè i valori istantanei di densità ed anticoagulante del sangue. Il primario insisteva a dire che finché non fossi stato regolarizzato non avrebbe potuto dimettermi ed aveva quindi una fretta infinita di arrivare a questi valori normali, forse non sapendo che ci sarebbero volute 4/5 settimane, a casa e con la collaborazione del medico di base, per trovare l'esatto dosaggio di farmaco.

Nel frattempo, restavo li, in reparto, ogni mattina medicato con fasciature compresse al collo, quasi da farmi soffocare, per tentare di chiudere la fistola che era rimasta aperta. Era una sofferenza ogni mattina perché la fasciatura del collo era estremamente stretta ed alla fine mi veniva imposta la cannula cuffiata, una cannula con un palloncino che si gonfia all'interno della trachea per non far passare liquidi o altro nei polmoni, ma era diventata insopportabile perché andrebbe portata al massimo per tre, quattro giorni dopo l'intervento, non per quindici, venti e poi fino a fine ricovero e poi ancora.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta