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L’ INTRODUZIONE DEI TERMINALI SULLE SCRIVANIE

Ero intento, nella mattinata, al mio lavoro sulla telescrivente con i miei impegni all’estero quando venne da me Vittorina per convocarmi in “sala moquette”  ( il nome in gergo della stanza destinata alla vendita) perché avremmo dovuto palare con alcuni programmatori.  ”Io ?”  Cosa mai centravo io con i due programmatori della NIxdorf, con il Presidente e con Vittorina in riunione in sala moquette ? Perché io, cosa si aspettavano da me ? Vittorina, mentre percorrevamo il corridoio, mi spiegò che eravamo io e lei i due “esperti” di computer; ma io mi rendevo perfettamente conto che per me non era così, certo mettere schede in una fessura, eseguire una operazione con una causale ed estrarre e riporre tutto al suo posto, non la poteva farmi considerare un esperto di informatica. In ogni modo, ero stato convocato e quindi non avevo scelta. Capotavola il Presidente, a destra  Massimo, il programmatore ed, la sua assistente a sinistra, vicina al G.C. Vittorina e poi io. Cercavo solamente di darmi un tono di persona più adulta di uno di soli 24 anni. Per me era la prima riunione “al vertice” della mia vita ! Era evidente che loro avevano già parlato parecchio del progetto perché stentavo fortemente a restare al passo con la concentrazione, ma utilizzavano tanti termini, anche inglesi, che io proprio non conoscevo e capivo. Ero molto imbarazzato. Parlavano di terminali da mettere sulla scrivanie e del numero di terminali necessari ad ogni punto di accesso, di rete cablata, di Hard disk, di sofware, di hardware di Megabite di Herz, di orari di turnazione ai terminali e del numero di articoli che dovevano essere trattati e quali restavano a gestione manuale. Io me ne stavo zitto perché proprio non sapevo di cosa stessero parlando e, ad evitare figuracce, preferivo tenermi in disparte. Teniamo presente che erano gli anni ’80, il massimo che si trovava in commercio, che non fosse un gioco ( era frequente che si comprasse il processore ma poi si facessero collegamenti arditi con la televisione) e li chiamavano "the friendly computer", il computer amico e con questa preistorica dimensione, sono andati sulla luna nel 1969 mentre negli anni 80 iniziava a circolare il "VIC 20 PET style", progenitore dell’attuale computer con tanto di tastiera e schermo destinato. Oggi costituiscono elementi importanti per i solo collezionisti. Ovviamente non esisteva assolutamente internet per cui era difficile anche convincere qualcuno a comprarsi un computer solamente per giocare a casa, da soli o al massimo in due, ed i giochi si dovevano comprare su floppy disk. La capacità dell’ Hard disk era di 64 kilobytes (65,536 bytes) di RAM. Grosso modo quello che oggi è la dimensione di una delle suonerie del nostro smartphone. Più avanti, nel corso della conversazione, ho capito quale sarebbe stato, almeno per il momento, il mio compito.

Detto con parole moderne, dovevo creare il database dei tessuti che avremmo deciso di continuare a fornire. Sembrava che fosse il motivo per il quale l’intero programma di migrazione dalle schede pressoché manuali, ad un vero e proprio archivio informatico. Cercai di comprendere quanto più possibile in cosa corrispondeva il lavoro che avrei dovuto fare io e mi fu chiarito, praticamente, alla fine di questa riunione fiume di quasi quattro ore. In buona sostanza, dovevo trasferire dentro al computer, previa approfondita analisi mirata ad evitare numeri doppi, tutti “codici tesuto” con i dati allegati come peso al mtl, altezza della stoffa, composizione, fabbricante, descrizione utilizzata dal fabbricante  e mi viene da dire eccetera perché si trattava di una serie di dati che nessuno aveva mai pensato di mettere insieme. Ed era questo il mio lavoro: mettere insieme ed in ordine, tutti questi elementi. Alla domanda sul ”perché si era pensato a me”, mi rispose direttamente il Presidente, perché avevo una mente proiettata verso il futuro. Lo presi come un grosso complimento. Prima di poter cominciare a mettere anche solo un dito sulla tastiera, a mio avviso era necessario …. Ma preferii non espormi con proposte di modalità per l’impostazione del lavoro e prendermi il tempo necessario a riflettere bene. Non si lavorava certamente come adesso con le maschere di schermata, si partiva direttamente dal sistema operativo e su quello si cominciava a lavorare. Per rendere comprensibile quanto ardito fosse il progetto, faccio un esempio di “menu di avvio”:

C:/ ………anagrafica

C:/anagrafica/ …… inserisci i dati del tessuto ( articolo)

C:/anagrafica/articolo/

E così si avviava il menu principale e compariva una schermata che chiedeva il nuovo codice, il vecchio ed i dati, per esempio, della parte acquisto

C:/anagrafica/articolo/acquisto/        NUOVO TESSUTO__________________

                                                                   Altezza

                                                                   Peso

                                                                                Fabbricante

Il tutto su uno schermo a sfondo nero con le scritte in un bianco molto grigetto. I signori informaci al mio presentare qualche obiezione o domanda, tenevano a farmi passare come uno stupido sistematico, il mio lavoro era stupido, ripetitivo e banale mentre il loro era il futuro, detenevano un potere che oggi non hanno nemmeno i medici o forse nessuno più: erano loro i portatori del sapere, tutto il resto era complementare. Massimo, il capo della Nixdof, era proprio arrogante e antipatico mente Annalisa era molto più plasmabile e delicata forse perché era molto giovane anche lei e doveva ancora mettere il pelo sullo stomaco per trattare tutto il mondo ad ignorante.

Il lavoro mi sembrava immenso ma fattibile e mi rendevo ben conto, questo si, che c’era un importantissimo innovamento in ciò che stavamo per fare. Mentre La storia dei telefoni cellulari sarebbe iniziata il 3 aprile 1973 quando l’ingegnere senior che lavorava per Motorola Martin Cooper ha usato un cellulare per chiamare un potenziale concorrente nel mercato della telefonia mobile. Il telefono pesava 1,1 kg, le dimensioni del telefono con cui Cooper ha effettuato la chiamata erano di 228,6 millimetri, 127 millimetri per 44,4 millimetri. È stato un prototipo che impiegava circa dieci ore per caricarsi con cui eri in grado di parlare per 30 minuti e la batteria si portava in una sacca a spalla. Concordai da subito, di poter vere un  terminale per due  tre giorni e potermi studiare la migliore procedura per arrivare al risultato. Ni giorni successivi, infatti, ho avuto accesso come richiesto d ho faticato non poco per comprendere l’impaginazione a terminale: sembrava, sinceramente, studiata da un incompetente assoluto in fatto di tessuti  : campi di informazione tecnica e di vendita erano tutti mescolati tra loro e diversi dati erano ripetuti più volte, come se l’ altea di un tessuto o la sua composizione dipendessero  se il materiale era in entrata in uscita di magazzino mentre mancavano diversi elementi dell’ articolo ai fini della vendita come solo per fare un esempio, il nome del tessuto che noi normalmente “battezzavamo sin dal primo ordine e che doveva risultare in fattura e non sui documenti del fabbricante.

Quando feci notare ad Annalisa queste incongruenze, mi assicurò che ne avrebbe parlato con Massimo e la risposta che mi venne data fu di inserire intanto i dati che ho e che al resto ci avremmo pensato in un secondo momento. Al mio commento che questa procedura era folle, mi venne risposto direttamente da massimo che, stizzito e “bestemmiando” mi ordinò di procedere come detto. Io credo di non essere stato una “cima” sulle questioni informatiche ma non ero stupido, io ero il cliente e non lui, lui forniva un servizio all’azienda della qule facevo parte.  Pure io, però, andai dal Presidente direttamente per segnalargli il contrattempo e la risposa che mi era stata data. Lui prese subito il telefono ed aggredì il carissimo Signor Massimo al quale ordinò non solamente di aggiungere gli spazi che mancavano ma anche di sistemare le varie schermate come dicevo io. Personalmente non avevo nulla contro Massimo, ma alla sua arroganza dovevo dare una risposta altrimenti mi avrebbe per sempre tappetino da bagno.- Purtroppo questa “avventura” era cominciata male, almeno sul piano umano anche perché tra loro, parlavano un linguaggio “informatico”, abbondantemente condito con parole inglesi e spesso davano l’impressione di parlare volutamente criptato e non perché avessero cose segrete da scambiarsi ma solo per costringere me a porre domande e potermi rispondere e trattare, da ignorante.  Constatato ciò che già sapevo e cioè che l’attribuzione di un codice prodotto da acquistare era sempre stato trattato a prescindere da quale serie di tessuti e quindi non sempre sequenziali.

“Una volta” per tenere il registro degli articoli si doveva prendere la penna stilografica e trasferire in “bella forma” tutti i dati ben ordinati in colonna, oggi si prendeva una penna a sfera qualsiasi e ci si prenotava il numero, con il proposito di completare la registrazione in un secondo momento ma questo restava un proposito mancato, e  tutti sapevamo

Ora, riordinare anni ed anni di storia del tessuto che raccoglie oltre 6.000 documenti tessili databili dalla seconda metà del ‘400 ad oggi, non era proprio intuitivo o di facile soluzione. Ci pensai su e, fiducioso che il varo Massimo avrebbe apportato le modifiche al programma che avevo richiesto, creai una “scheda” peer ogni singolo prodotto attivo riportando il codice vecchio aolamente come allegato. La distribuzione grafica della scheda, riportava esattamente coò che compariva al terminale. Considerato però xhe le stampanti di allora funzionavano ancora con natro nero i seta e la testina di stampa a punti, stampai le schede su dei fogli A4 autoadesivi su un lato per poterli poi incollare su di un supporto di cartone. Ovvio che oggi ci sono stampanti di tutti i tipi e che stampare su un peso di 200gr/mq sarebbe una sciocchezza, ma io così avrei ottenuto un archivio tutto nuovo e ricontrollato con tutti i dati che sapevo mi sarebbero stati chiesti e quindi,  qualora fossi stato stanco anch’io di stare al terminale, avrebbe potuto subentrare chiunque a dare una mano. Ne parlai con il Presidente perché mi rendevo conto che era un lavoro che richiedeva moltissimo tempo e soprattutto la massima attenzione: un prezzo di acquisto sbagliato avrebbe potuto determinare una vendita in passivo. Ugualmente per il  colore o il suo codice colore così che si aspettava il rosso ed arrivava il blu…

Per un buon periodo trascurai il mio lavoro di routine per dedicarmi anima e corpo a questo progetto perché ne avevo ben compreso la portata, sopperivo sempre con qualche oretta di straordinario cioè entravo al lavoro alle 7 di mattina ed uscivo alle 19 di sera.

Finalmente pronto a a partire, e dopo essermi comprato 5 penne tutte uguali e rigorosamente nere, avevo anche ottenuto una scrivania destinata senza occupare il mio posto lavoro. C’era nell’aria una evidentemente tensione, non certo quotidiana, me la percezione che si stava cambiando il “metodo di lavoro “. Da parte mia, osservavo che alcun persone riportavano parecchi appunti in schedarietti personali, numeri di telefono, indirizzi, articoli in acquisto  da quel fabbricante, numero di fax e di telefax, insomma una corsa a tenere traccia e memoria del passato. La grande paura, ed era un po’ di tutti, era che le cose fossero andate  storte, restasse impossibile ripartire. Il mio lavoro lo feci con una certa applicazione e dedizione ed ovviamente riservando una attenzione estrama a ciò che combinavo. Il pacco delle “schede sintetiche aumentava di giorno in giorno anche perché in fase di lavorazione, avevo cambiato alcuni metodi di procedere. Andavo più in base all’origine del tessuto che del tessuto stesso in modo da tirare fuori una sola volta il listino e la corrispondenza di un determinato articolo, incluso l’ultimo prezzo. Ed ecco un nuovo inghippo non previsto: era essenziale che l’articolo, a fianco del prezzo avesse indicata anche la data di entrata in vigore del nuovo listino. In effetti era necessario, in fase di riordino, sapere se il prezzo presente fosse revisionato di recente  o fosse quasi da sfruttare l’ultimo ordine e quindi aumentarlo in proporzione.  Qesto non lo dissi io a Massimo, lascia l’onore al Presidente che anzi mi chiese di segnalare direttamente a lui ciò che non trovavo soddisfacente. A questo punto non potevo fermarmi ed attendere l’inserimento di questo ulteriore “campo” e quindi andai avanti. Lo annotavo sulla mia “scheda in transito” in modo da poterci tornare spora con agilità.

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