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FINE DELLA PRIMA PARTE DEL LAVORO

Con una progressione per la quale eravamo noi stessi sorpresi, arrivammo alla fine del lavoro definito “impegnativo” per l’utenza che tradotto significava che gli “operai” avevano scaricato le pietre e il cemento e che adesso potevano mettersi al lavoro i veri fautori del tutto ed iniziare la loro importante opera di personalizzazione dei programmi. Ci tengo molto a precisare che Internet non esisteva ancora e tantomeno Google o Yahoo, per noi umanoidi, il computer era quell’entità con l’etichetta Nixdorf alla quale si collegavano 4 o 5 terminali. Noi eravamo uomini della preistoria, ma non eravamo del tutto stupidi e soprattutto eravamo mille volte più modesti dei programmatori. Dopo aver controllato e ricontrollato il lavoro , pretendevamo di avere un tabulato ( alcuni termini li cominciavamo ad assumere anche noi nel linguaggio comune ) che riassumesse globalmente tutti i dati di tutti gli elementi inserirti, onde poter eseguire un controllo incrociato tra schede manuali e schede virtuali perché per noi, man mano che progredivamo il lavoro fatto spariva e non c’era modo di rivedere. Avevo già predisposto la motivazione per cui questa richiesta poteva avere un senso ed era legata alla poca esperienza di noi umanoidi e la fatica  costante di restare a terminale anche 4 ore consecutive per cui poteva essere successo che gli occhi si fossero incrociati talvolta.

La risposta fu un deciso “  No, non si può fare “ ed alla domanda di spiegazioni una risposta mirante a scardinare l’autostima dell’operatore: “ Perché i dati vanno inseriti giusti, e giusti devono essere, l’errore, con i computer, non è ammesso “ Ribadisco che io di informatica non capivo nulla, ma la mia capacità intellettiva non dava ancora segnali di caduta e tentai di insistere, proponendo loro di darmi questo strumento di controllo, che consideravo dovessero essere pochi gli errori ma pur sempre  possibili, specie per noi umanoidi ancora a digiuno per quanto riguarda i computer. Seguì un secondo “ no “, ancora più secco e spietato. Questo tipo di risposte le consideravo realmente un insulto alla mia intelligenza perché benché a digiuno di qualsiasi formazione informatica, comprendevo nel mio intimo che doveva essere possibile estrapolare i dati immessi: non erano dati vaganti nell’etere, da qualche parte si dovevano pur essere registrati e le registrazioni si possono ascoltare ed anche trascrivere. Ero molto combattuto: da una parte mi sentivo una nullità, dall’altra sentivo si avere ragione, ma che fare ? Una mattina venni convocato dal Presidente che per l’appunto, mi chiese come eravamo messi con l’inserimento dei codici prodotto e di tutti gli elementi necessari per partire. Io risposi la pura verità: “I dati sono inseriti tutti ma ho chiesto a Rigoni di farmi una stampa generale per poter verificare la correttezza del lavoro svolto, e sembra sia impossibile ottenerla quindi, pur garantendo di aver fatto un lavoro con la massima attenzione, ammetto che ci potrebbe essere qualche errore o da trascrizione oppure anche da stanchezza relativa ai tempi fissi a video” Non lo avessi mai detto, vidi  lui diventare paonazzo, le carotidi gli si erano gonfiate ed anche il respiro era diventato più rapido e profondo. Si isolò da me e dal mondo per circa trenta secondi, io ero terrorizzato: è rimasto a guardare nel vuoto per quasi trenta secondi mentre la su segretaria mi guardava e mi faceva segno di restare il assoluto silenzio. D’un tratto sembrò tornare nel presente, si schiarì la voce, si sistemò la cravatta, senza proferire parola, prese il telefono compose un numero ed a colui che rispose chiese di Rigoni, non era seduto al suo posto ed il Presidente disse “Dovunque sia lo voglio qui, nel mio ufficio tra tre minuti” e buttò giù la cornetta. Avevo finalmente capito che non era con me che ce l’aveva e tirai quello che si definisce “un respiro di sollievo”. Dopo praticamente tempo zero, il Sig. Rigoni entrò nella stanza, si guardò attorno un po’ sorpreso e disse “Buongiorno, Avvocato, mi doveva parlare ? “. L’ Avvocato, o Presidente, lo invitò a sedersi quindi gli disse, con una voce calma ma fermissima che se il tabulato che avevo chiesto io, indicando me, non fosse stato pronto entro le quattordici, ora del rientro dalla pausa pranzo, avrebbe potuto fare a meno di tornare in Azienda, lui  tutta l’equipe proveniente dalla Nixdorf di Padova. Rigoni tentò anche di rispondere ma la veridicità della minaccia era tale che proprio non ammetteva replica. L’Avvocato chiuse il discorso invitandolo ad andare ed a mettersi immediatamente e personalmente al lavoro perché alle 14 voleva quel tabulato sul suo tavolo. Io mandavo giù saliva: ero stato io a provocare questa inimmaginabile reazione ? MI dovevo scusare con Rigoni e magari aiutarlo o era giusto così ? Avevo caricato troppo io la questione o l’ Avvocato aveva compreso a fondo il pericolo insito nella risposta “ non si può e basta “ ? Preferii pensare che aveva capito tutto ed alla perfezione e che avrei fatto malissimo a non segnalarlo perché io ero comunque alle sue dipendenze non a quelle della Nixdorf, io curavo gli interessi della Azienda per la quale lavoravo. Al rientro dal pranzo, un po’ prima delle 14, rientrai in ufficio, sinceramente un po’ preoccupato di ciò che era successo  nella mattinata. Immediatamente Grazia mi avvisò che dovevo andare, appena rientrato, dall’ Avvocato cosa che feci,  ovviamente, immediatamente. Entrai dopo aver bussato e lui mi accolse con un sorriso, sporgendomi un tabulato di parecchie pagine e dicendomi “adesso avete gli strumenti per portare correttamente a termine il vostro lavoro, grazie “. Io restavo solamente con una preoccupazione per quando avrei incontrato il caro Rigoni, col quale comunque mi ero comunque riservato di non essere troppo delicato perché l’aver predisposto la stampa in così breve tempo, dimostrava quanto, con me, voleva far emergere la differenza di competenza. Ovviamente a quel punto cominciava tutto il lavoro di controllo, verifica e correzione anche se di errori ne trovammo veramente pochi. Lo incrociai, nei corridoi, e fu lui a fermarmi per dirmi che non aveva inteso che quanto io avevo chiesto era di così grande importanza . Cominciò a spiegarmi che mentre loro testavano i programmi, io avrei potuto farlo con calma, che non era nulla di definitivo e che ci sarebbe stato tutto il tempo  per fare le correzioni eventuali anche in corso d’opera e cioè quando arrivava il tempo delle relazioni stampate. Io lo ascoltai, anche, ma la mia risposta era sempre la stessa: “bastava spiegare e non rispondere che non si poteva e stop e che ero in grado di intendere e di volere …” 

Da quel giorno però, spesso avevo la sensazione che tra l’ Avvocato e l’intera Nixdorf i rapporti stavano cambiando perché diede ordine a tutti di far presente direttamente a lui tutte le situazioni che rappresentavano difficoltà di dialogo tra il mondo degli informatici e noi, persone terrene. Devo dire che in effetti si trovava un lieve miglioramento nei rapporti con questi luminari ma questo probabilmente, lo vivevo io perché fatto il famoso controllo di quello che noi chiamavamo “anagrafica articoli” e loro definivano tecnicamente “database” o con loro ebbi ben poco a che fare. Non potevo però ignorare una “mossa strategica” che l’ Avvocato mise in atto in quel periodo e cioè scelse una persona già dipendente dell’ Azienda e lo invitò a seguire dei corsi di formazione e di approfondimento informatico accelerato. La scelta, con mio grande dispiacere, ricadde su Walter, qualche anno più giovane di me ma con una formazione scolastica da contabile mentre io avevo una formazione più umanistica da liceo, scientifico, ma pur sempre liceo e quindi fui ritenuto meno adatto. Walter, con il quale eravamo in ottimi rapporti perché lui frequentava l’Azienda da sempre, come figlio del responsabile del magazzino centrale, era un ragazzino molto alla mano, un po’ì timido, se vogliamo ma riflessivo e di poche parole. E poi era sicuramente più adatto perché a lui non era ancora stato assegnato un suo preciso spazio di crescita in azienda mentre a me si e lui era decisamente più controllabile di me perché io, quando ero convinto di una cosa, difficilmente cambiavo idea, forse ero già meno flessibile mentre l’Avvocato voleva un “infiltrato” un personaggio che lavorasse “sotto copertura” e riferisse a lui per le competenze che egli stesso non aveva. Insomma, un uomo di scuderia.

Di fatto io tornai al mio lavoro di routine e, chiusa quella parentesi, seguivo le questioni “informatiche” solo attraverso ciò che mi raccontava Vittorina che era l’operatrice ufficiale che doveva testare sistematicamente le funzionalità dei nuovi  programmi. Lei spesso si lamentava, con noi, durante l’ora destinata alla pausa per il pranzo, di dover svolgere due volte lo stesso lavoro di entrata ed uscita delle merci, sia con il “vecchio” Nixdorf a bande magnetiche che, di tanto in tanto, col nuovo sistema che non si decideva mai ad entrare in funzione definitivamente in modo da eliminare il discorso schede che, all’improvviso, sembrava essere diventato preistoria. Trattando molto più di frequenta con gli operatori delle Nixdorf, notammo un po’ tutti che lei aveva cambiato terminologia anche nel dialogo on noi, quello che a volte si svolge anche in dialetto: aveva introdotto dei termini inglesi che richiamava di tanto in tanto quasi a sottolineare il suo progresso nel settore. Entrarono quindi nell’uso comune flag, exit, ready, confirm, next eccetera, tutte le “parole” che, valutato oggi, i programmatori non avevano voglia di perdere tempo per metterle in italiano. Di fatto, per circa un anno, restai escluso da tutti gli sviluppi ma comprendevo da me che c’era qualcosa che non andava proprio:

perché nel giro di un anno non si era passati al nuovo sistema ?

perché gli operatori della Nixdorf erano ancora li tutti i santi giorni ?

perché si percepiva nell’aria un’enorme tensione dovuta a mancate promesse, aspettative deluse?

Io, con la mia formazione liceale, però, continuavo a fornire alle Direzione ( leggi all’ Avvocato) i miei sudi sul venduto, sui consumi, sui lotti di riordino e poi oramai un po’ per tutto, sui miei “fogli di calcolo manuali ”, caratterizzati da serie di dati posti su assi cartesiane dove i dati in “X” potevano essere le date e quelli in “Y” il venduto, ma sempre con uno schema che oggi si definirebbe un banale foglio di calcolo di Excel, ma che piacevano tantissimo perché avevo introdotto anche l’impiego del colore nei miei fogli ed ovviamente i totali. Credo che mancasse poco allo sviluppo di grafici. IO, era verissimo, ero tosto, duro a far cambiare di idea, ma ero anche molto modesto e disposto a studiare, e a fondo, prima di espormi su nuove proposte: per questo tipo di sviluppo chiamiamolo “pre-informatico”, difatti, mi ero rivolto a mio cognato che era uno dei primi professori di informatica a livello di scuola media superiore, materia nella quale bastavano veramente poche nozioni di base per qualificarsi  come “esperto”: non era una scienza diffusa a tappeto come adesso, si compravano dei dischi da 8”, un quadrato di circa 20 cm di lato, ovviamente dischi di sola lettura e venivano chiamati “memory disk”, inizialmente potevano registrare dati fino a 80Kb, nel 1971, poi man mano inventarono anche i doppia faccia, con una capacità di memorizzare persino 1 Mb di dati. Giusto per avere un termine di confronto, per poterci scaricare oggi una fotografia ad alta risoluzione, ne servirebbero almeno 6, per un film in bassa risoluzione ce ne vorrebbero 900, e per un blue-ray, non basterebbero 7/8000 ! Per un periodo abbastanza breve, dal 1976 al 1984, furono  prodotti dischi in grado di avere le stesse caratteristiche dei precedenti ma con dimensioni nettamente ridotte come 5 ¼ ,cioè circa 11 cm ai quali seguirono i floppy disk da 3 ½ nel 1984 che potevano incamerare dati fino a 1,44 Mb. Pr dare ancora una idea, il pacchetto programmi della Microsoft “Office” destinato alla grande distribuzione, dapprima con il “Multiplan”, nel 1982 per poi arrivare alla suite completa dei programmi nel 1987, con Microsoft Word e Microsoft Excel, Power Point del 1980, ma era necessario avere un computer di “grandi dimensioni, almeno 200 Mb di memoria d’archivio (R.O.M.) e una memoria scrivibile (R.A.M) di almeno 256 Kb per poterlo scaricare dai 32 floppy disk su cui erano memorizzati i programmi. Col pacchetto di floppy disk si doveva iniziare col disco numero 1 e poi, man mano col 2, il 3 ma senza errori e senza interruzioni e senza che mancasse la corrente perché altrimenti era da ricominciare tutto da capo. Oggi, con un a “FLASH MEMORY” da 1 Gb se ne potrebbero portare in giro una trentina di copie.

Io, per il momento ero stato accantonato da tutto il progetto di informatizzazione dell’ Azienda, ma sentivo spesso dei dialoghi tra l’ Avvocato e i Signori della Nixdorf che mi davano l’impressione che ci fossero frequentissimi equivoci o incomprensioni.

L’ Avvocato aveva la brutta mania, quando si arrabbiava, di alzare di molto la voce, vale a dire che urlava, ma talmente forte, che gli si ingrossavano le carotidi e diventava tutto rosso e paonazzo in volto ed era da pregare Dio che non fosse rivolto a te. Era ( e lo è ancora a quel che ne so ) un uomo molto determinato e decisionista, non ammetteva che qualcuno lo contraddicesse tranne qualche persona degli “eletti” consiglieri ai quali permetteva di esprimere la loro opinione ma poi, chiaramente, decideva lui ed allora non era più il caso di insistere. In quel periodo però avvenne anche che proprio l’ Avocato decidesse di assorbire una tessitura a Firenze, oltre a quella di Venezia. Una tessitura pregiatissima, legata ad una fondazione per la formazione dei giovani all’ arte del tessitore e che manteneva ancora in vita, delle tipologie di tessuto lavorate a mano, con tanto di navette lanciate dall’ Operaia che controllava l’andamento del disegno da una pedaliera con un ritmo del battere e levare diffusissima in tutte le case tra Firenze ed il centro di Prato, area d’Italia rinomata per le sue tecniche di tessi mento degli “stracci” cioè dei materiali riciclati, buttati nelle immondizie e raccolti da straccivendoli che vivevano con questo lavoro. Iniziò allora uno strano turn-over di Giuseppe, ex capofabbrica fiorentino che trascorreva alcuni giorni della settimana in sede a Venezia. Ovviamente l’Avvocato lo impegnava nella formazione di persone in grado di verificare la qualità dei prodotti che entravano a magazzino. Ricordo bene che mi affascinò quando, di fronte ad un reclamo da presentare ad un nostro fornitore che seguivo io, mi diede istruzioni tecniche sul tipo di contestazione si doveva fare; per me era arabo:mi disse che in un determinato velluto fatto a mano, c’era il “12° ferro rotto” e che l’operaio/a avrebbe dovuto certamente accorgersi prima di andare avanti con la produzione; fermare il telaio a far sostituire quel ferro ….. Incuriosito, gli chiesi innanzi tutto di che “ferro” si trattava, se di una serie di “ferri del mestiere”. Lui con moltissima cala, pazienza, devozione e rispetto, cominciò a spiegarmi cone veniva prodotto quel tipo di tessuto, quali erano le peculiarità e come era arrivto a dedurre che si trattava del 12° piuttosto che del 7° ma si rese anche conto che a me proprio mancavano le basi di conoscenza del tessuto quindi che avrebbe dovuto prendere il discorso molto, ma molto più da lontano, dagli albori dell’arte di tessere fino ai nostri giorni. Mi propose di seguirlo, nell’imminente futuro, nello studio dei difetti per comprendere la produzione. Se un tessuto aveva una “gabbietta”, significava che c’era un “filo molle” maper spiegare cos’era un filo molle, doveva ripartire dagli antichi licci che pur avendo subito trasformazioni enormi, restavano tra gli elementi fondamentali del tessere. Ed allora la distinzione tra telai a Ratiera e tela a macchina “Jacquard” e non mi ci dilungo sopra per evitare di trasformare questo scritto in un manuale di tessitura. Il mio interesse per l’approfondimento della materia ed il suo per divulgarla, creò una sinergia enorme per cui nel giro di poco tempo diventai il secondo consulente ( il “capo restava sempre lui ) per l’analisi e la valorizzazione della qualità dei prodotti in ingresso a magazzino. Valutavo difetti, cause e soluzioni, fuori tinta, corrispondenza della composizioni e tutto l’insieme del controllo qualità. Così per un paio di anni il mio interesse per l’ informatica restava al chiodo a favore dello studio della tessitura, ma stava per accadere qualcosa che rivoluzionò completamente e rilanciava sui mercati internazionali l’ Azienda, finora solamente converter e poi produttore diretto dei tessuti che commercializzava.

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