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IL SOGNO INTERROTTO

Il momento di gloria che attraversavo fu ovviamente interrotto da un banalissimo “mal di gola”. Rientravo dalle ferie del  2000 e, fermatomi sotto un cavalcavia dell’autostrada adriatica per consentire una soste tecnica ai bambini, mi accesi la sigaretta che in auto non potevo fumare. Nonostante quattro ore di non fumo, la sensazione che ebbi fu di reazione avversa, di disturbo, di mal di gola. La voce rauca, bassa, il volume ridotto, il rigetto per il fumo, venne attribuito al condizionatore che d’altronde era necessario sotto quella caldana. Al rientro, però, non ero del tutto convinto per cui me ne andai da medico di base che fortunatamente era ancora in servizio e lui mi dispose degli antibiotici e sciroppo. Trascorso il mese di Agosto, però, i disturbi alla gola non erano passati e quindi mi prescrisse una visita in otorinolaringoiatria “di controllo”. E così mi venne diagnosticato il cancro alla gola. Io – da incosciente – avevo già deciso di affrontare tutto il più velocemente possibile, fidandomi tra l’altro del luminare che avevo di fronte che mi disse che in quindici giorni sarei stato come prima ma al rientro in azienda avvisai che probabilmente a giro di breve tempo, sarei mancato per un paio di settimane per l’ intervento.

Il Presidente non ebbe il tempo di ricevermi perché doveva recarsi fuori dall’Italia, in uno dei suoi viaggi periodici negli Stati Uniti ed io andai tranquillo a fissare la data e l’ora per il ricovero e quindi l’intervento. Considerata l’urgenza, il tutto mi venne fissato a brevissimo termine ma quando rientrai in ufficio, trovai un appunto del mi grande capo sulla scrivania: “Prof. Xxxxx” ore 16 di domani, Clinica privata Xxxxx, tutto già regolato”. Si trattava di un ordine. IL giorno seguente mi recai in chirurgia a disdire l’intervento e nel pomeriggio dal Luminare che mi aveva indicato il Presidente. Breve visita e quindi mi disse di mettermi d’accordo con l’ospedale di Schio che sarebbe venuto lui, personalmente, ad operarmi. Aveva uno stile molto fascista, ma dalle mie informazioni era veramente un Professore di altissimo livello. Tornando a casa, in auto, mi chiedevo più quanto potesse costare il discorso di quanto avrei sofferto io ma tant’era, non pagavo mica io, mi dicevo, e se il Presidente vuole spendere così tanto per me, vuol dire che ci tiene che io rientri presto.

Inutile scendere nei dettagli delle vicende che seguirono perché già oggetto di altro promemoria, quello che mi interessa in questa sede,  fu il rientro al lavoro, drammatico e dopo oltre un anno di assenza.

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