Sei qui

Write a comment

MOBBING E STUDIO

Seduto al mio posto e guardandomi intorno, passai qualche giorno a riflettere. Era evidente che la mia presenza in azienda era diventata d’ingombro ed anzi, sgradita ma io avevo 46 anni, non avevo maturato certamente il diritto alla pensione, non intendevo chiudere così la mia carriera o la mia vita professionale; ero stato rappresentante sindacale, impiegato, quadro; avevo “vinto” per l’azienda due premi internazionali per il miglio tessuto dell’anno, un tempo non c’era mostra, fiera o manifestazione ch si potesse svolgere senza il mio supporto, avevo lavorato con scuole, stagisti, studenti italiani ed esteri, avevo una esperienza che avrei potuto vendere. Ecco, vendere .. un’idea folle e geniale nello stesso tempo. IO sapevo bene di essere soggetto alla riservatezza ui dati aziendali e come ex progettista non avrei potuto progettare nulla per altre aziende ma avrei certamente potuto collaborare come consulente per una azienda che produceva programmi per la progettazione. Iniziai così a studiare, a crearmi delle stringhe di dati utili alla progettazione, sottraendoli, certo, alla mia azienda, ma talmente vaghi che solo la mia memoria ed esperienza poteva creare degli insiemi che dessero dei risultati. E fu il momento in cui cominciai a valutare l’uso di Excel ( un foglio di calcolo ) molto ben strutturato. Trascorsi circa sei mesi ad analizzare tutti i dati (in maniera puramente mnemonica, ovviamente, non avendo accesso agli archivi aziendali) e quindi mi sentivo pronto per fare una offerta di collaborazione con una Azienda olandese di progettazione CAD ( Computer Aided Designer ) cha avevo avuto modo di conoscere in varie occasioni. Ero conscio che con il mio buon francese ma misero inglese, avrei avuto delle difficoltà, ma certamente tute superabili. Presi contatto e fissammo un appuntamento a Milano. Le prospettive erano buone ed apparentemente l’accordo sembrava fattibile. Io, al rientro e per correttezza, ne parlai con il Presidente e gli esposi le mie intenzioni augurandomi che non ponesse veti e soprattutto che non mi facesse ostruzionismo. Lui mi rassicurò, ma mi disse anche che avrebbe fatto di tutto per “non perdermi” e così mi trovai “conteso” tra due aziende, una a Venezia ed una in Olanda. Ma fu un sogno perché dopo qualche giorno fui convocato proprio dal Presidente che aveva fatto venire il titolare olandese a discutere la mia assunzione con lui. Gli ribadì che non intendeva mollarmi facilmente, che le prospettive in azienda per me erano ampie e che mi avrebbe offerto più di quanto avesse potuto  offrire lui ma soprattutto gli fece intendere che se avesse insistito nella sua proposta, avrebbe perso un grosso cliente. Chiaro che l’olandese si trovava di fronte alla scelta tra me ed il suo cliente italiano più importante, proprio l’azienda per la quale lavoravo io. Fu una presa in giro perché terminato l’incontro delle grandi promesse, non cambiò proprio nulla, me ne tornai nella mia stanza da recluso e li restai.

Ma se qualcuno aveva pensato di tagliarmi le gambe, non era certo riuscito nel suo intento. Dalla mia esperienza di sindacalista, maturata tra il 1985 ed 1990, prima di diventare capo ufficio, trassi ispirazione per farmi predisporre una certificazione medica secondo la quale il mio ambiente di lavoro avrebbe dovuto essere assolutamente privo di polveri, asciutto, pulito e condizionato. Presentai la documentazione ed ottenni che nel giro di pochi giorni, giusto il tempo di organizzare, la mia stanza divenne linda, pulita e priva di oggettistica da fondo di magazzino. Mi venne anche offerto il rientro in collettività, in alternativa al riordino ma ovviamente ne feci una questione di principio perché avrei preteso lo stesso trattamento anche in qualsiasi altra stanza. Alla fine, queste le mie considerazioni, ero una persona tracheostomizzata, che respirava attraverso lo stoma alla gola, ex quadro intermedio che aveva deciso di andarsene ma che era stato trattenuto in virtù della sua professionalità ed allora mi meritavo tutti i trattamenti del caso. Ovviamente quando si dichiara una guerra, le battaglie sono molte per cui a relativo stretto giro di tempo mi venne chiesta di ritorno l’auto aziendale in quanto non più in grado di muovermi per ordine e conto dell’azienda e mi vennero sospese tutte le autorizzazioni ad esserne rappresentante anche telefonicamente. La vissi come ritorsione logica ed insindacabile, anche se a me comportava un danno economico non indifferente considerato che all’epoca l’uso dell’auto aziendale era stato riconosciuto come quota retributiva, un fringe benefit, come si direbbe in termini moderni.

Presi allora a studiare, veramente a fondo, l’intero pacchetto programmi della Microsoft “Office” che, grazie ad un contratto aziendale, era a disposizione di tutti i dipendenti. Mi comprai i manuali di Execel ed il suo Visual Basic, di Access, di Picture Manager, di Access e mi ci misi di buona lena: non avevo nulla altro da fare e nessuno mi affidava lavoro. Cominciai con i “classici” fogli di calcolo per tenere i conti di casa, i database di clienti o fornitori, le immagini da ridimensionare e correggere e le presentazioni di diapositive informatiche di Power Point. Il mio problema era trovare delle applicazioni realmente utili per uscire dal teorico: sviluppare qualcosa di serio, finalizzato non più teorico e tutto sommato inutile se non allo studio ed all’approfondimento.

Strinsi anche della amicizie virtuali con altri programmatori che si consultavano in rete su come risolvere determinati problemi, pubblicavano il loro lavoro, davano e ricevevano suggerimenti sul come sviluppare un determinato argomento. Ricordo in particolare un tizio il cui soprannome (nick name) era Ennius che pure un giorno mi riprese perché avevo studiato poco e mi disse che lui la soluzione l’aveva trovata, ma non me la passava per stimolarmi allo studio.

Non potevo stare, però, otto ore concentrato su numeri e calcoli o su stringhe di dati e fotografie, avevo assoluta necessità di socializzare in qualche maniera.E nel 2003, un tizio dinome Mark Zuckerberg, si pensò di creare un social dal nome Facemash che poi diventò in breve tempo Facebook, il social network più diffuso tra il 2004 ed il 2010. Nel 2011 gli Italiani che hanno un loro profilo sono oltre ventuno milioni. Qui si trovava di tutto, veramente dall’incontro amoroso allo studio di psicologia, dalla denigrazione alla fede, dal buono al cattivo e si rendeva necessario comprenderlo, interpretarlo e difendersi ma era affascinante.

Senza realmente rendermene conto, stavo entrando in un mondo del tutto nuovo, quello dell’informatica, della programmazione, dei linguaggi particolari che permettevano, da dietro le quinte,lo svolgersi degli eventi che l’utente vedeva sul suo schermo.

Fu da allora che iniziai ad eliminare dal mio lessico “il computer ha sbagliato” per modificarlo con “chi ha scritto il codice ha sbagliato”. I computer non avevano un deus ex machina che li muoveva ma delle persone, fisiche, che dedicavano il loro tempo, le loro menti a preparare il lavoro per altre persone. Sembrano concetti scontati, oggi, ma non lo erano allora perché l’informatico era considerato una specie di stregone, in possesso di chiavi segrete e scoprire che queste chiavi erano accessibili a chiunque avesse un po’ di buona volontà, rivoluzionava il concetto dell’ èlite sociale dei programmatori informatici. Non erano più dei guru in possesso di doti miracolose ma uomini al servizio di altri uomini o aziende o interessi. Non era più vero che affermare di averlo scaricato dal computer significava che era vero ma che si era scaricata solamente una idea personale.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta