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RAGIONARE COME GLI INFORMATICI

Mi resi conto che il mio concetto e metodo di studio era completamente da rivoluzionare: non si trattava di creare un programma e solamente dopo, cercare di comprendere a chi poteva essere utile ma di cercare quali erano i punti di debolezza aziendali per tentare di risolverli attraverso l’informatica. Esattamente quello che feci.

In fabbrica, a Firenze, erano totalmente sommersi dai disegni, ma non disegni su carta o cartoncini. su schede perforate, su supporti adatti ad essere posizionati a telaio per tessere, i famosi “cartoni Jacquard” che erano però in versione moderna e quindi su supporto Verdol.

In sostanza si trattava di schede perforate dove lo “0” significava nulla e “1” alzare. Una informazione binaria dove iul valore può essere solamente o “1” oppure “0”, un po’ come l’alfabeto Morse, dove “…” significa “S” e “---“ significa “O” e quindi una sequenza “…---…” significa S.O.S. ma decisamente molto più complessi.

Cercai di capire se qualcuno aveva già affrontato il problema ed ovviamente arrivai a trovarlo: una azienda tedesca, fabbricante di carta per disegni che, ovviamente, aveva anticipato i tempi. Per ottenere informazioni sul preventivo di spesa per acquistare la macchina, un lettore ottico, mi spacciai per un Amministratore delegato dell’ azienda, non senza qualche perplessità, ma in ogni modo, ero ben cosciente che non avrei mai potuto concludere alcun acquisto in quanto non in grado di effettuare pagamenti e certo non l’avrei pagata con i miei soldi.

Quando ebbi tutti gli elementi, considerato che ci sarebbe voluto oltre un anno per portare a termine il lavoro e che poi sarebbe stato necessario eseguire, al bisogno, l’operazione contraria, predisposi un preventivo per l’assunzione di una persona adibita alla mansione e l’acquisto della macchina e lo presentai direttamente al Presidente perché ero certo che se l’avessi presentato al mio dirigente di riferimento, o lo avrebbe bloccato o lo avrebbe fatto suo.

Ovviamente il grande capo mi convocò in presenza del dirigente ed io manifestai in modo abbastanza chiaro il mio disappunto ma tagliai corto sull’argomento: a me interessava arrivare alla proposta. Spiegai quindi che, secondo la mia esperienza, il deposito dei cartoni di disegno in fabbrica, oltre che causare dei tempi di ricerca molto alti, provocava dei residui di polvere molto importanti e tali da compromettere, alla caduta, problemi di qualità, di presenza di difetti sui tessuti e poi feci presente che ogni giorno un operaio passava con un aspiratore proprio per rimuovere questa polvere. Mi venne chiesto un preventivo anche per la macchina per poter tornare dall’archivio informatizzato alle schede perforate ed ovviamente lo avevo già con me. Il progetto, così, prese corpo quasi immediatamente.

Il capofabbrica non era per nulla convinto nel vedere sparire piano piano tutto l’archivio cartaceo benché la decisone fosse stata presa con la sua approvazione e quindi fece arrivare un enorme contenitore dalla Azienda Asporto di rifiuti, per stiparli all’interno .. in attesa e di scorta, come si dice, ad ogni buon conto. Non era facile per nessuno, all’epoca, abbandonare gli antichi supporti per passare ai supporti informatici, dagli impiegati che non volevano abbandonare i loro “schedari”, alla fabbrica che si vedeva mancare l’archivio antico, ma anche l’evoluzione delle macchine per tessere si stava rapidamente avviando verso la computerizzazione.

Già da allora, ricordo che i meccanici della tessitura, detti assistenti, stavano passando dalla tuta blu alla camicia e pantalone e sarebbero a breve arrivati al camice bianco, le mani sempre meno sporche di olio e grasso e sempre più leggere sulle tastiere che prendevano il posto degli ingranaggi, le schede elettronica al posto di quelle di cartone.

Cercai un supporto per i dati perché l’assistente di fabbrica salvava i disegni su dischetti da tre pollici, a volte su più dischetti e mi rendevo perfettamente conto che si trattava di un archivio infinitamente pericoloso perché non esistevano copie. Decidemmo quindi che man mano che i disegni venivano archiviati sul sistema elettronico, copia dell’archivio veniva inviato in sede per essere duplicato ma in breve tempo ci trovammo con un archivio doppio e non omogeneo tra la tessitura e la sede. Era necessario avere un archivio comune, unico e soprattutto sicuro. Cominciamo con dei dischi ottici ma si trattava di archivi estremamente statici, non dinamici, non si poteva cioè, che fare una fotografia del momento ma non aggiornarlo e tenerlo aggiornato quotidianamente. Stava maturando la decisione di gestire questo archivio in rete ma il problema da risolvere, e grave, era la velocità di trasmissione dei dati, basata ancora su linee telefoniche. Bisognava arrivare al 2002 per avere le prime connessioni di rete accettabili benché, se viste oggi, lentissime, ma almeno erano reti abbastanza continue. In azienda, spesso, si sentiva parlare di “linee destinate”, ma non si pensava certo alla fibra ottica.

La questione, adesso, passava alla direzione perché si parlava di mettere in rete l’intera azienda, con reti dedicate ed aggiornamenti on-line, ma non solo per la questione disegni, ovviamente. Io ovviamente me ne rientrai in buon ordine senza più essere nemmeno chiamato in causa.

La mia posizione professionale non era molto cambiata dopo questa breve comparsa quindi ripresi a studiare.

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