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NUOVAMENTE DISOCCUPATO

La strategia di farmi decidere ad andare via, licenziarmi, togliermi di mezzo non stava funzionando perché io mi appassionavo sempre più all’informatica, avevo praticamente cambiato i miei interessi o, come asseriva qualcuno, fatto di necessità virtù.

Vivevo solo in un appartamento in una zona periferica di un piccolissimo paese, quasi ai confini con la campagna ma ancora vissuta da capannoni di aziende di nessuna importanza. Il mio migliore passatempo era suonare perché non amavo affatto ne cucinare ne tantomeno mangiare. Era entrata Milli nella mia vita, un nuovo amore ma molto difficile: non avevo più l’età per l’innamoramento da vent’enne e avevo una paura enorme ad impegnarmi mentre lei lo desiderava moltissimo.

Una sera feci l’ennesima stupidaggine di quel periodo presi una bottiglia di whisky ed iniziai a bermela e poi si presi sopra una quantità abbondante di tranquillanti: ero convinto che sarebbe stato facile dare un addio alla vita, che sarebbe stato sufficiente aspettare ed il gioco sarebbe stato fatto. Ma non è così facile. Risultato: diedi l’allarme, fui trasportato in ospedale e dopo una poderosa lavanda gastrica fui ricoverato coercitivamente in reparto psichiatria.

Era in Settembre del 2003. Il ricovero in quel reparto si concluse nel giro di una sola settimana perché fui trasferito in otorinolaringoiatria per una dispnea respiratoria per la quale fui seguito da un medico di grande umanità. Ricordo bene che per trasferirmi da un reparto all’altro, un centinaio di metri nel parco dell’ospedale, venne impiegata una ambulanza e fui accompagnato e letteralmente consegnato al primario del mio nuovo reparto. Il 6 Ottobre venni nuovamente operato alla gola per rimuovere la stenosi che nel frattempo si era creata e che mi impediva la respirazione regolare e mi fu posizionata una lamina di dilatazione che dovetti portare fino a Gennaio del 2004. Quando mi venne rimossa, il problema non era assolutamente risolto e quindi il Medico mi avvisò che da quel momento avrei dovuto vivere e respirare attraverso la cannula tracheostomica e che la condizione non era più reversibile. Una notizia che molti presero, per me, come una condanna e che io, al contrario, vissi come una liberazione, provato com’ero da quattro lunghissimi anni di sofferenza dopo il primo intervento. Ovviamente fui inviato al SERT, il servizio per le tossicodipendenze in quanto ritenuto un alcolista ma nel giro di poco tempo, riuscii ad ottenere la fiducia della dottoressa che mi aveva in carico e, grazie certo anche all’aiuto di Milli, abbandonai definitivamente la strada e l’idea di suicidarmi. Non era facile perché avrei dovuto ricominciare un’altra volta e riprendere la mia personale battaglia col lavoro.

Un altro devastante evento, però, stava per impossessarsi delle mia esistenza. L’avere ripreso un  po’ di autostima, infatti, mi portò ad effettuare tutta una serie di approfondimenti neurologici e la diagnosi non fu certo incoraggiante perché in un modo o nell’altro, si trattava di una forma di Sclerosi Multipla, diagnosticata prima in siringomielia e poi, solo nel 2009 in Primaria Progressiva.

Almeno avevo trovato una risposta ai tanti disturbi, dolori, neuropatie che mi affliggevano ormai da anni. Ovviamente tornai al lavoro, sempre grato per avermi nuovamente mantenuto il posto.

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