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Il matrimonio

Ma adesso era diverso, venire a sapere che hai un tumore al collo quindici giorni prima del giorno dl tuo secondo matrimonio non è un boccone facile da deglutire, che fare ? Rinviare il matrimonio ed il viaggio di nozze, mandare tutto all'aria proprio adesso che avevo trovato con la mia compagna, futura moglie.

 

Sono andato dal mio medico di base e gli ho spiegato la situazione, molto imbarazzato, mi ha ascoltato, talvolta guardandomi come si guarda un pazzo: aspettare oltre un mese per iniziare a fare le indagini preventive sul tipo e la profondità del tumore ed avere la voglia di festeggiare e partire per il viaggio di nozze in Spagna.

 

Neanche io ero veramente e profondamente convinto: temevo sia di riuscire a tenere il segreto, sia di non reggere alla fatica che un viaggio, seppur di turismo, avrebbe richiesto; a qualunque sintomo di stanchezza davo a responsabilità alla somatizzazione del mio tormentoso pensiero. Ero perfino contentissimo quando mia moglie lamentava stanchezza e desiderio di rientrare in albergo a prendere una doccia, riposare ed uscire poi con calma per la cena.

 

In alcuni momenti mi prendeva lo sconforto nel pensare che al rientro da quel viaggio avrei dovuto affrontare l'ospedale, gli esami, le indagini più o meno invasive, un intervento, una convalescenza ed inoltre dover giustificare una decisione così assurda come quella che avevo preso. In altri momenti mi sentivo orgoglioso nel non aver turbato una festa così grande, di riuscire a non parlarne, di reggere la fatica della guida e delle visite, delle lunghissime passeggiate e delle snervanti visite museali.

 

Durante il viaggio di rientro da Madrid a Venezia, passando per Saragozza, continuavo ad interrogarmi sul "domani" : la finzione stava per finire ed avrei dovuto tornare alla realtà, una realtà che non mi piaceva per nulla e pensare che non sapevo veramente, per mia fortuna, quello che mi aspettava e che avrebbe turbato la mia vita sin dal profondo.

 

Ci siamo fermati ad Andorra, era un freddo glaciale e sotto l'albergo c'ra un concessionario di automobili Porche, uno spettacolo da gioielleria. Con la scusa di fumare una sigaretta, sono sceso ed ho guardato la vetrina, con calma, una calma che mi metteva agitazione, così di sigarette ne ho fumate quattro o cinque camminando mentre iniziava a nevicare senza sentire il benché minimo senso di freddo. Sapevo che il giorno seguente sarebbe stato impegnativo perché il rientro a Venezia richiedeva un minimo di dodici ore di macchina.

 

Il mattino seguente non nevicava più, ma eravamo oltre i mille metri sul livello del mare e faceva un freddo e spirava un vento da lupi; nonostante questo abbiamo deciso di non fare l'autostrada ed il relativo tunnel ma di fare il valico, circondati dalla natura e dal pochissimo traffico oltre che da mandrie e la poca neve caduta durante la notte.

 

Siamo poi scesi ovviamente a valle e da li preso l'autostrada, il mezzo più veloce per viaggiare in auto. Iniziava così, mano a mano che mi "avvicinavo" a Venezia, a prendermi il desiderio di chiedere a mia moglie di telefonare al medico di base per un appuntamento per il giorno seguente in modo da non perdere neanche un'ora na volta assolto il mio compito di restare sereno.

 

Ho "resistito" fino a Cannes poi ho chiesto a Milli di telefonare ed ovviamente ho risposto alle sue domande che mi dimostravano che lei aveva già intuito tutto tanto che le domande non sono state poi più di tante.

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