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9 Dicembre 2011

Potrei dire che fino al giorno nove dicembre 2011 le cose andavano molto bene, avevo già messo nel mio conto che non sarebbe durato così poco il ricovero e quindi ero ancora sereno. Se non fosse stato per un altro mancamento, stavolta molto peggiore dei due precedenti, ricordo solamente di essermi sentito girare la testa, rallentare il pensiero, poi più niente fino a quando ho percepito attorno a me tante persone che mi picchiavano, urlavano, ce l'avevano a morte con me, allora ho iniziato a divincolarmi, a cercare di sfuggire a quella persecuzione. Lentamente, ma con una angoscia profonda, ho capito che non erano i miei nemici quelli, ma persone che cercavano - anche se non capivo ne come ne perché - di aiutarmi. Solo allora mi sono rilassato o meglio, calmato, poi nuovamente più niente. Ero finito in rianimazione, ma non me ne rendevo conto, logicamente.

Inutile descrivere il periodo in rianimazione perché li erano tutto molto professionali e distaccati, la persona era affidata ad un severo controllo di sofisticati macchinari che testavano istante per istante il corretto funzionamento delle funzioni vitali. Loro, davanti ad un monitor, a cinque metri di distanza, sapevano esattamente come stavo io, fisicamente, è ovvio, il mio stato emotivo non era un loro problema. Solo di tanto in tanto scendeva un medico di otorinolaringoiatria a visitarmi, nel senso di medicarmi, non certo a rendermi visita o a sentire come stavo ! Ciò nonostante, mi sembrava di riconoscere un volto amico, una persona che veniva dal mondo dei vivi, di quelli che vedono la luce, di quelli da cui prima o poi avrei dovuto tornare. Ero stato in coma per qualche giorno e quindi avevo anche perso il senso del tempo, le stanze illuminate solo da luce artificiale non facevano percepire la differenza tra giorno e notte, credo di essermi chiuso in una rassegnazione lucida, un credo in un futuro, e prima o poi deve arrivare, ed io aspetto ...

Ricordo bene che il venerdì antecedente alla dimissione dal reparto di rianimazione, che mi avrebbe riportato in otorinolaringoiatria, è sceso il primario di otorinolaringoiatria, a parlare con il primario di terapia intensiva, chiedendogli di trattenermi li almeno fino al lunedì mattino, perché lui non sarebbe stato presente in reparto. Al momento la cosa mi aveva molto irritato perché il fatto che lui non fosse disponibile, obbligava me a restare ancora due giorni e due notti in quell'ambiente molto tetro ed al quale mi sentivo pronto all'abbandono con gioia. SOlo in seguito ho capito che il primario di otorino non si fidava di farmi salire senza la sua presenza perché non si fidava dei suoi collaboratori, medici compresi !

Ed il giorno del rientro in corsia era arrivato. Ero alle stella perché rientravo in un posto dove potermi incontrare con qualcuno, distinguere giorno e notte, pensare che la vera fine del tunnel non era arrivata ma mancava solo ancora un po', e che il peggio era passato. Niente vero.

Dalla barella della rianimazione mi hanno trasferito al letto della mia stanza, il divano era ancora li, come tutte le mie cose, dalla finestra si vedeva la campagna come prima che io entrassi in coma, la luce era quasi fastidiosa anche se gradevole il mio letto era più comodo, anche se molto meno tecnologico di quello che avevo occupato fino a quel momento. Ma mi aspettavo di essere ricevuto e di diventare subito oggetto di attenzioni: avevo una gamba grossa come una mortadella di Bologna, dolore alle costole rotte, ancora i drenaggi ad entrambe le gambe che mi dolevano maledettamente e nessuna sembrava sapere cosa si dovesse fare, mi giravano attorno un po' attoniti ed un po' sconcertati dal mio stato, forse si aspettavano un reso in migliori condizione dalla terapia intensiva, un paziente meno problematico. Nessuno ha preso alcuna iniziativa finché non è arrivato il primario a visitarmi. Un lenzuolo ed una coperta sopra e "paziente da rivedere".

Ma come, mi chiedevo io, adesso che si potrebbe fare qualcosa di meno tecnologico, mi abbandonano qui ? Nessuno sa come comportarsi ? Nessuno prende una iniziativa se non controllare il livello della bottiglia di flebo che mi ero portato da rianimazione ? Proprio adesso che avevo bisogno di aiuto, di essere un po' consolato, tranquillizzato ?

Per fortuna il primario è arrivato dopo poche ore, ed era venuto a verificare il mio stato di salute, solo allora e perché mi sono scoperto ed ho protestato a mugugni, gesti, espressioni, si è reso conto in quale stato ero ! Allora è andato in escandescenze, nessuno ( a suo dire ) lo aveva avvisato della trombosi venosa profonda in atto, del rischio di un aggravamento letale a livello cardiaco, polmonare o ancor peggio cerebrale, che avrei dovuto essere messo immediatamente in terapia anticoagulante, che i drenaggi andavano controllati ed eventualmente rimossi. Nessuno lo aveva avvisato o lui lo aveva sottovalutato ? Questo non lo so e non lo saprò certamente mai fatto sta che ha chiamato d'urgenza la chirurgia vascolare per una visita, cardiologia, neurologia e si è messo in contatto con rianimazione. Adesso che ho le copie delle cartelle cliniche posso dire con certezza che non ha avuto tempo o voglia di leggere il rapporto di rientro in corsia stilato in modo comprensibile anche ad un profano dal reparto di rianimazione.

Mi rendo conto anche che proprio nessuno era preparato ad una evenienza di questo tipo, in realtà nessuno sapeva bene come affrontare la situazione. Il cardiologo ha sentenziato la diagnosi di trombosi venosa profonda e quando ho segnalato che avevo anche un forte tremore alla mano destra e che ci vedevo male con l'occhio, sempre di destra, mi hanno risposto che erano disturbi che sarebbero passati a breve termine, bastava esercizio.

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